
Il Divino
Al centro di ogni cosa, come origine pantocrate e fine ultimo di ogni esistenza, vi è la Divinità. Egli non è un’idea astratta né una forza impersonale, ma l’Unico e Triplice, un mistero in cui l’unità della sostanza si fonde con la dinamicità della relazione. Unico nella sostanza divina, in quanto essenza di tutte le cose, sorgente e destino increato di tutto il creato esistente, eterno Onnipotente, Onnisciente ed Onnipresente che sussiste da sé stesso fuori da ogni dimensione finita e tuttavia Triplice nella relazione d’Amore Infinito ontologica al Creatore, il Quale è Persona e non cosa, proprio in virtù di questa. Al principio di questo mistero vi è l’Autarca, Prima Persona e Fonte inesauribile da cui tutto ha scaturigine senza che nulla manchi. Egli è l’Essere Assoluto, quel principio primo che esiste da se stesso e dall’eternità. È l’espressione perfetta dell’Onnipotenza: una volontà pura e generatrice che non conosce ostacoli, il fondamento immobile su cui poggia l’intero edificio dell’essere. Seconda Persona e Manifestazione perfetta della Fonte è il Pleniarca, il quale è l’Essenza della Divinità: della stessa sostanza dell’Autarca ne è l’espressione perfetta per la sua Onniscienza. Infine, Terza Persona e Legame di comunione eterna tra le prime due, è lo Pneumarca, il quale è l’Espansione infinita dell’Amore che procede dalla Fonte e dalla Manifestazione. Unione perfetta che armonizza l’Uno e il Molteplice, indissolubile ed eterno nella divina Onnipresenza che si fa respiro, sigillo infrangibile che dà coesione al Tutto. In questo dinamismo incessante di dono ed accoglienza, la Divinità manifesta la sua potenza: Unità perfetta dove l’Autarca è Fede, il Pleniarca è Speranza e lo Pneumarca è Amore, in un circolo glorioso di Eterna Grazia che, nella sua infinita munificenza, fa sussistere ogni cosa.
Gli Iperioni
In quanto Amore, l’Unico e Triplice è Fecondo e perciò è Creatore. Ed il primo atto della creazione sono stati gli Iperioni: puri spiriti che circondano adoranti la Divinità con l’unico scopo di assecondare la Sua volontà di bene. Questi esseri celestiali popolano l’Empireo e si dividono in sette cori composti da schiere che hanno ruoli e mansioni specifiche: al vertice di questa gerarchia si stagliano gli Ierarchi, i Custodi del Divino Onore. Sono spiriti ineffabili, coscienze purissime della contemplazione. Vivono nel “Cielo Empireo”, a diretto contatto con la luce dell’Unico e Triplice. Il loro compito è adorare la Divinità, agendo come un velo che riveste la Potenza per consentirne la visione beatifica alla creazione meritevole. Subito dopo, nel dinamismo dell’opera divina, incontriamo i Semiarchi, i Formatori del Cosmo. Sono i due spiriti dell’azione creativa, Agon ed Antàgon, che ricevono l’idea divina e la traducono in struttura: materia, spazio, tempo ed energia. Sono i primi collaboratori dell’Unico nella Creazione del Mondo Fisico. Ma se le prime quattro delle cinque dimensioni del cosmo sono affidate ai due Semiarchi, la quinta è affidata ai Logoarchi, i Custodi del Logos. Questi spiriti sono i depositari delle leggi divine, coloro che ricevono la sapienza divina e la traducono in codice: il pensiero in tutte le sue molteplici forme, istinto e astrazione, logica e linguaggio, arte e matematica, scienza e filosofia. A protezione di questo ordine perfetto vegliano gli Esarchi, i Generali della Milizia Celeste. Spiriti dello zelo ardente, custodi dell’ordine divino. Intransigenti difensori della verità ed esecutori implacabili della giustizia, vigilano sul Creato assicurando il rispetto delle sue leggi. Più vicini alla sostanza della vita troviamo i Poliarchi, i Reggenti delle Creature. Questi spiriti laboriosi sono votati alla custodia della Creazione nei suoi aspetti naturali: amministrano la vita biologica e preservano l’armonia degli ecosistemi, assicurandosi che la natura segua i suoi ricorsi preordinati e che il soffio della vita circoli correttamente in ogni essere vivente. Parallelamente, gli Oliarchi agiscono come Ministri delle Civiltà, rivolgendo la loro attenzione al governo del consorzio umano. Promotori del progresso morale e della civiltà, conducono le comunità degli uomini verso la giustizia sociale ed il benessere condiviso. Ogni Oliarca è deputato alla guida di un gruppo etnico nel comune perseguimento dell’armonia universale di tutte le genti. Infine ci sono gli Psicofilaci, i Custodi delle Anime. Costoro sono gli spiriti che governano gli individui nel perseguimento del loro destino di salvezza. Governatori delle anime degli uomini nel rigoroso rispetto della loro libertà individuale, cercano di difenderli dagli attacchi degli spiriti che ne vogliono la perdizione spronandoli alla virtù, alla rettitudine morale ed alla cultura della vita. Ogni Psicofilace è assegnato alla protezione ed alla guida di un’anima individuale, aiutandola a perseguire con determinazione quel destino di bene a cui ogni anima umana è chiamata: la comunione eterna con il Dio d’Amore.
Il Creato
Il disegno dell’Amore Infinito, dopo aver generato le schiere degli Iperioni, non si arrestò alla pura astrazione dello spirito, ma tese verso l’esterno per dare forma a ciò che chiamiamo il Creato. Esso rappresenta tutto ciò che l’Unico ha tratto dal nulla per amore del suo Nome, una manifestazione tangibile della Sua gloria che si articola in due grandi domini: il Mondo Metafisico e il Mondo Fisico. Non appena i primogeniti tra tutte le creature ricevettero il dono dell’esistenza, il Creatore, nella Sua infinita previdenza, volle offrire loro una dimora che riflettesse la loro natura e la loro dignità. Fu così che, con un atto di potenza assoluta, Egli gettò le fondamenta del Creato e suscitò il Mondo Metafisico strutturandolo in cinque stati distinti, ciascuno con una funzione precisa nell’economia dell’universo. Il primo e più elevato di questi stati è l’Empireo. Esso rappresenta la dimensione più vicina all’Unico, potremmo definirlo quasi contiguo alla sostanza divina stessa. È un luogo di luce inaccessibile e pura gioia, la dimora eterna dove risiedono tutti gli Spiriti Benevoli e dove trovano rifugio le Anime Beate che hanno raggiunto la piena comunione con la sorgente della vita. Discendendo in questa gerarchia di realtà spirituali, incontriamo l’Iperuranio, noto anche come Archégeo. Questo è lo stato metafisico intrinsecamente legato agli Elementi; qui non regna la forma materiale, ma l’essenza pura di ciò che sarà la materia. È la dimora degli Spiriti Elementali, o Archetipi, e degli Immortali, esseri che incarnano le costanti fondamentali su cui si reggerà l’equilibrio del cosmo. Esiste poi una dimensione di serena bellezza che funge da ponte tra la gloria divina e la semplicità del creato: l’Eliseo. Questo stato metafisico è quello che più somiglia al mondo fisico nella sua percezione estetica; appare come una sorta di Paradiso campestre, un luogo di pace immutabile. L’Eliseo è il premio eterno destinato a tutte le anime immortali che, pur non avendo conosciuto l’Unico nel corso della loro esistenza, hanno condotto una vita retta secondo la Sua volontà di bene. È la terra delle Anime Giuste e di coloro che vengono definiti i Mancati Immortali, un rifugio di grazia per chi ha cercato la luce nell’ombra del vivere. Tra la solidità del Mondo Fisico e la rarefazione di quello spirituale si stende il Limbo Etereo. Sebbene faccia parte a tutti gli effetti del Mondo Metafisico, esso possiede caratteristiche che lo rendono contiguo alla dimensione materiale, quasi fosse una sottile membrana tra i due mondi. Il Limbo è un luogo di sospensione e di pena, dove si ritrovano gli esseri incorporei intrappolati tra la vita e la morte, o coloro che, pur essendo trapassati, sono ancora indegni di assurgere ad un destino di beatitudine. È la dimora eterna dei Non-Morti e la stazione temporanea delle Anime Purganti: luogo di attesa e di purificazione prima del passaggio finale. Infine, ai confini estremi del creato, si spalanca l’Averno. Questo è lo stato metafisico infero, la sintesi esacerbata di ogni aspetto negativo immaginabile, sia del mondo spirituale che di quello materiale. L’Averno è l’unico luogo da cui l’Unico ha deliberatamente ritirato la Sua presenza attiva. Non si tratta di un atto di crudeltà, ma di un estremo atto di rispetto per la libertà delle creature: la Divinità ha concesso a coloro che scelgono consapevolmente di rifiutarLo un rifugio eterno di odio e dolore in cui isolarsi definitivamente. È la dimora degli Inferioni e delle Anime Reiette, il vuoto colmo di se stessi dove l’Amore è assente. L’Onniscenza Divina, naturalmente, conosceva già gli esiti della creazione e le esigenze future delle sue creature, ecco perché, nella formazione perfetta e completa del Mondo Metafisico, incluse anche quegli stati che, seppur all’inizio rimasero inabitati, sapeva che sarebbero stati necessari alle sue amate creature una volta adempiuto lo svolgimento futuro degli eventi. Tuttavia, mentre il primo atto della Creazione è stato immediato, ossia l’Unico ha donato l’esistenza alle schiere dei suoi Spiriti ed al Mondo Metafisico con un atto personale e volontario della sua potenza, Egli, essendo amore, ha voluto invece che tutti gli atti successivi della Creazione fossero mediati, ossia ha chiamato le sue creature a collaborare con Lui nella formazione del Creato, rispondendo a tale vocazione con la loro volontaria iniziativa. Perciò ha deputato i suoi due spiriti eletti, i Semiarchi Agon ed Antàgon, a dar forma alla materia plasmandone i suoi elementi fondamentali, e, per aiutarli in questo compito, ha insufflato il suo spirito nei quattro elementi della terra, dell’aria, dell’acqua e del fuoco dando vita ai primi Elementali: creature intelligenti di puro spirito attinto da ogni singolo elemento. Nacquero così gli Elementali Maggiori, i primi custodi delle forze naturali, dotati di una potenza e di una saggezza vaste quanto gli oceani e antiche quanto il fuoco. Solo in un secondo momento, quando la materia sotto la guida dei Semiarchi ebbe raggiunto uno stato di formazione adeguato ed una stabilità propria, seguirono gli Elementali Minori, spiriti più vicini alle forme particolari della natura che stavano per sbocciare. In questa sinfonia di cooperazione tra il Creatore e le Sue creature, l’universo fisico iniziava a palpitare, preparandosi a diventare il teatro di una storia ancora tutta da scrivere.
Gli Elementali
Con il consolidarsi delle fondamenta invisibili del cosmo, la volontà dell’Unico chiamò a raccolta quella che potremmo definire la manovalanza divina della creazione: gli Elementali. Queste creature, nate dal respiro della Divinità infuso nelle sostanze primordiali, traggono la loro origine e la loro stessa forza vitale da uno dei quattro pilastri del Mondo Fisico: la Terra, l’Aria, l’Acqua o il Fuoco. Sebbene il loro scopo fosse collaborare con i Semiarchi Agon ed Antàgon per dare forma e sostanza all’universo materiale, la loro vera patria è lo stato metafisico dell’Iperuranio. Da quella dimensione sottile, essi agiscono come artefici e custodi, pronti a manifestarsi nella materia solo quando il disegno divino lo richiede. La loro gerarchia riflette l’ordine dei tempi e della potenza. I primi a vedere la luce furono i Signori Elementali, sovrani assoluti dell’Iperuranio e custodi delle essenze pure. Essi risiedono stabilmente nel Mondo Metafisico, ma in rari e solenni casi possono varcare la soglia del Mondo Fisico, assumendo imponenti forme antropomorfe plasmate dall’elemento che governano. Dotati di un’intelligenza superiore a quella umana, questi sovrani degli elementi possiedono l’autorità suprema di evocare e comandare ogni creatura elementale di rango inferiore appartenente al loro dominio. In questa nobile schiera riconosciamo i Geoni, signori delle profondità telluriche; gli Eoloni, reggenti dei venti; gli Idroni, sovrani delle correnti; ed infine gli Elioni, incarnazioni del fuoco primordiale. Al di sotto di questi monarchi celesti, l’Unico pose gli Spiriti Elementali, noti anche come Elementali Maggiori. Anch’essi originari dell’Iperuranio, questi esseri possiedono un’intelligenza pari a quella umana. Per loro natura sono incorporei, invisibili e impalpabili, e in tale stato possono interagire con il mondo materiale solo attraverso emissari. Tuttavia, hanno la capacità di manifestarsi nel fisico assumendo fattezze umane fatte di materia elementale. Questi spiriti sono guerrieri e sapienti della natura: possono scagliare potenti scariche della loro sostanza d’origine e richiamare a sé schiere di servitori. A questo coro appartengono gli Gnomi elementali della terra, gli Spiritelli dell’aria, le Ondine dell’acqua e le Salamandre del fuoco. Solo quando il mondo fisico, quel pianeta unico destinato alla vita, ebbe preso una forma adeguata e stabile, vennero plasmati gli Elementali Minori. A differenza dei loro predecessori, fatti di puro spirito, questi furono dotati di una forma corporea e materiale, sebbene intrinsecamente legata all’elemento d’origine. Per questa ragione essi non abitano l’Iperuranio, ma sono residenti permanenti del Mondo Fisico. Tra loro, i Folletti Elementali rappresentano il medio rango: creature zoomorfe dall’intelligenza primitiva e tratti vagamente umanoidi. Essi abitano sia luoghi naturali che artificiali e possiedono la capacità di trasformarsi nell’elemento d’origine, emettendo soffi letali di materia elementale. In questa categoria troviamo i Lesij della terra, i Vodjanoj dell’aria, le Rusalke dell’acqua e i Domovoj del fuoco. Scendendo ancora nella trama della vita, incontriamo le Ninfe Elementali, creature diafane e fitomorfe dotate di un’intelligenza puramente istintiva, simile a quella degli animali. Nonostante la loro semplicità, possono assumere l’aspetto di piccoli esseri femminili di grande bellezza, mimetizzandosi con abilità nei boschi o nelle sorgenti. Come tutti gli Elementali Minori, risiedono solo nel mondo fisico e usano il loro fascino per incantare chi incrocia il loro cammino: sono le Driadi della terra, le Silfidi dell’aria, le Nereidi dell’acqua e le Piridi del fuoco. Infine, al livello più basso di questa complessa architettura, si trovano i Geni Elementali. Esseri di forma geomorfica e intelligenza puramente meccanica, essi sono quasi indistinguibili dai fenomeni naturali da cui prendono il nome. Vivono in perfetta simbiosi con i loro omologhi inanimati, possiedono la capacità di mutare forma e sono del tutto immuni agli attacchi basati sulla loro stessa natura. Tuttavia, la loro esistenza può culminare in un atto estremo: possono sacrificarsi per scatenare un piccolo disastro naturale nel luogo in cui si trovano. Sono i Geodi per la Terra, i Refoli per l’Aria, i Geiger per l’Acqua ed i Lapilli per il Fuoco: le scintille minime di un cosmo che, ormai completo di ogni suo ministro, è pronto a vibrare sotto il tocco della vita.
L’Universo
Dopo aver creato il Mondo Metafisico ed averlo popolato di creature spirituali, L’Unico volle che queste contribuissero con la loro opera alla creazione del Mondo Fisico, in vista di quello che sarebbe stato il capolavoro finale dell’intero Creato: la generazione dei Metaumani, i suoi figli prediletti. Tuttavia, anche ai suoi stessi collaboratori eletti, i due Semiarchi, l’Onniscienza Divina svelò i suoi disegni per gradi, affidando loro da principio la formazione dell’universo, poiché potesse esistere il pianeta di Mondocavo. In principio l’Unico creò il Tempo e lo Spazio, l’Energia e la Materia e li affidò ai Semiarchi perché dessero struttura all’universo secondo il Suo Pensiero, che invece affidò ai Logoarchi, perché lo custodissero. Così Agon ed Antàgon, i due Spiriti Eletti, diedero un’architettura al Mondo Fisico secondo il progetto dell’Unico, avvalendosi dell’aiuto dei Signori Elementali nella formazione dell’universo e degli Elementali Maggiori nella formazione di quell’unico pianeta che avrebbe ospitato la vita, la cui amministrazione, poi, sarebbe stata affidata ai Poliarchi. Quando Mondocavo fu pronto, infatti, l’Unico mostrò ai Semiarchi il modo in cui avrebbero dovuto popolarlo di un’innumerevole varietà di brulicanti creature dalle forme legate ai primi tre regni: minerale, vegetale ed animale, prefigurando soltanto successivamente che vi sarebbero stati altri due regni, quello fenomenale e perfino quello trascendentale, ma lasciando che su questi rimase il velo del mistero anche per i suoi due Spiriti Eletti, così da provarne la fedeltà e l’obbedienza ai Suoi piani. Ed all’inizio tutto proseguì armoniosamente: Mondocavo cominciò ad ospitare le più diverse forme di vita, cominciando da quelle più semplici, per poi passare a quelle sempre più complesse, con passaggi evolutivi da una specie all’altra basati tutti su di una delle leggi divine tradotte e rigorosamente custodite dai Logoarchi: la creazione mediata. La nascita di ogni forma di vita materiale, infatti, è stata “mediata” in senso lato dalla collaborazione fattiva delle prime creature spirituali, che hanno intrecciato i tessuti elementali che stanno alla base di ogni forma biologica secondo le leggi divine, ma non solo, l’evoluzione di ogni forma di vita da specie più semplici a specie più complesse, è stata “mediata” in senso stretto dalla creazione ex-novo di un primissimo esemplare appartenente ad una specie successiva “generato” da un esemplare scelto della specie appena precedente in termini evolutivi, così passando, di specie in specie, da forme biologiche primitive verso forme biologiche più evolute. Nelle specie sessuate, poi, la creazione mediata è passata allo stesso modo per un esemplare femmina scelto di una specie precedente, in cui sono stati creati ex-novo prima un esemplare femmina e poi un esemplare maschio di una specie successiva (entrambi generati dall’esemplare scelto), a formare una primissima coppia originale in grado di generare autonomamente tutti gli individui della nuova specie. Questo il metodo con cui tutte le specie che popolano Mondocavo sono state create. Tuttavia, mentre il Semiarca Agon seguiva perfettamente le leggi secondo l’Idea creativa dell’Unico, il Semiarca Antàgon incominciò poco a poco a voler esercitare la libertà creativa con cui entrambi gli Spiriti Eletti erano stati chiamati a collaborare al Divino Progetto assecondando sempre più la propria volontà anziché quella del Creatore. Fu così che nel mondo apparvero le prime anomalie specifiche, che introdussero nell’ecosistema biologico le capacità di avvelenamento, paralisi, pietrificazione ed in genere tutte quelle abilità di alcune creature di affliggere con effetti negativi le altre specie. Per questo motivo, quando giunse il momento propizio, l’Unico chiamo a sé il Semiarca Agon e affidò esclusivamente a lui la creazione di Mondofungo, l’Eden nascosto che avrebbe ospitato la nascita della prima ed unica specie intelligente del Mondo Fisico, la genìa dei Metaumani, il capolavoro dell’Unico destinato a dominare tutto il Creato. E questa missione fu tenuta nascosta ad Antàgon, il quale tuttavia, intuendo parte del misterioso progetto affidato ad Agon, ne provò invidia e, montando in superbia, iniziò a cercare di sviluppare una specie intelligente per conto suo su Mondocavo, discostandosi sempre più dalla Volontà Divina e mettendosi in aperta competizione con quel Semiarca che da amico e compagno iniziò a vedere sempre più come rivale e nemico. Fu così che sulla faccia del pianeta apparvero le prime specie esplicitamente mutanti, frutto dell’ibridazione impropria tra specie simili dovute ad un utilizzo storpiato della creazione mediata, come ad esempio le primitive specie antropomorfi o le più antiche specie di mostri.
Il Mondo
Con la Creazione del Mondo Fisico ebbe così origine l’universo materiale, il cui scopo è l’esistenza di quel pianeta unico e specialissimo destinato ad ospitare non solo tutte le forme di vita esistenti, ma anche l’unica ed originaria forma di vita intelligente, quella dei Metaumani. Questo almeno secondo il Progetto del Creatore: un unico Mondo per un’unica specie di Figli dell’Unico. Ma la disobbedienza del Semiarca Antàgon, che sfigurò la faccia del pianeta con le sue specie devianti, indusse l’Unico a soccorrere la Creazione chiamando l’obbediente Semiarca Agon ad occuparsi da solo di un piano segreto perché la Volontà Divina fosse comunque attuata: la creazione di un mondo nascosto all’interno del primo mondo ormai deturpato. L’Amore Divino, infatti, in quanto tale, rispetta la libertà delle sue creature, anche quando questa si discosta dalla sua volontà di bene con la disobbedienza, e siccome l’Amore non è mai violento, non distrugge ciò che è distorto, ma lo rettifica con misericordia, riconducendo le deviazioni dalla giusta via attraverso la creazione di nuovi sentieri che riconducano con benevolenza alla meta. Perciò il Mondo divenne “Cavo”, poiché se il suo esterno non era più adatto ad ospitare il Capolavoro del Creatore, il suo interno venne svuotato per far posto ad un nuovo mondo in grado di ospitarlo. E così il Mondo fu diviso in due sfere: Mondocavo prima e Mondofungo poi. Il primo è la sfera esterna, il mondo visibile sul cui Oceano si ergono le terre emerse dell’unico continente dello Spellum, la dimora di tutte le creature materiali appartenenti ai cinque regni: Minerale, Vegetale, Animale, Fenomenale e Trascendentale. Questa è la sfera dominata oggi dagli Uomini e sulla quale risiedono i Non-Morti e gli Elementali che conservano una forma corporea. Il secondo, invece, è la sfera interna: il mondo nascosto all’interno del pianeta, retto dalla magia e nel quale perciò la magia non ha effetto, l’Eden in cui sono stati creati i Metaumani e che in origine era destinato a loro dimora imperitura, ma che dopo la caduta del Primogenito è stato prima abbandonato ed infine dimenticato.
La Caduta
Mentre Agon creava Mondofungo all’interno di Mondocavo, sapendo che quell’Eden nascosto avrebbe ospitato la specie al vertice della creazione, Antàgon deturpava sempre più la faccia di Mondocavo maturando al contempo la sua definitiva ribellione alla volontà dell’Unico. I Logoarchi, fin dalla prima deviazione di Antàagon, denunciarono la sua disobbedienza alle Leggi Divine, ma la Misericordia dell’Unico prevalse sulla sua Giustizia e così i Poliarchi vennero chiamati ad amministrare le fallacie degli ecosistemi turbati dal Semiarca riottoso facendole rientrare in modi purtroppo sempre più “fantasiosi” nell’alveo dell’ordine naturale. Quando però l’invidia e la superbia di Antàgon raggiunsero il culmine della sfida alla Divina Pazienza, l’Unico e Triplice convocò a sé tutto il corpo celeste per un ultimo atto di misericordia volto all’estremo ravvedimento di quell’unico Spirito disobbediente: la rivelazione del fine ultimo dell’intera Creazione, l’incarnazione della Seconda Persona. Se infatti la Terza Persona, il Pneumarca, fin dall’inizio era l’Increato rappresentante di tutte le creature spirituali, la Seconda Persona, il Pleniarca, sarebbe stato, a tempo debito, l’Increato rappresentante di tutte le creature materiali, in questo modo tutta la Creazione sarebbe stata compiuta ed assunta nella Divinità Unica e Triplice. Ma davanti a quella rivelazione Antàgon affermò che, se il Pleniarca avesse assunto la forma materiale egli, in quanto spirito, gli sarebbe stato superiore (giacché la materia è per natura inferiore allo spirito) e quindi non solo non lo avrebbe adorato pur essendo la Seconda Persona, ma avrebbe preteso per sé l’adorazione divina. In quel momento in cui il Semiarca definì la sua irredimibile ribellione all’Unico e Triplice, il Creatore ritirò per un’istante la sua Grazia dal Mondo Metafisico perché ciascuna delle sue creature spirituali potesse compiere in totale libertà la sua scelta: aderire alla Volontà Divina ed adorare nel Plenarca Incarnato l’Unico e Triplice, oppure aderire alla volontà pervertita del Semiarca decaduto, fattosi dio al posto di Dio, e diventarne suddito nel suo Regno Infero. Gli Spiriti scelsero e purtroppo un terzo del Mondo Metafisico si pervertì a seguire lo Spirito Ribelle, che da quel momento perse l’identità di Semiarca, si autoproclamò Demiurgo (il Falso Architetto) e divenne per sempre l’Iperone Caduto. All’udire la bestemmia del suo pari, il Semiarca Agon sorse a difendere l’onore dell’Unico, circondato da tutto il coro degli Ierarchi, ed unitamente a tutti gli Spiriti rimasti fedeli alla Triplice Divinità ed animati nuovamente dalla Grazia Celeste, scacciò per sempre Antàgon dall’Empireo con tutte le sue schiere ribelli (Iperioni ed Elementali), che da quel momento divennero gli Inferioni e si rifugiarono nell’unico stato del Mondo Metafisico che il Creatore aveva lasciato privo della sua presenza: l’Averno.
Gli Inferioni
Dal momento della loro ribellione al seguito di Antàgon, quegli spiriti benevoli che hanno aderito alla sua bestemmia, hanno irrimediabilmente pervertito loro stessi facendosi sudditi dell’Iperone Caduto, Sovrano dell’Averno, e formando insieme a lui le sei schiere degli Spiriti Ribelli: gli Inferioni. Il destino di questi spiriti pervertiti è segnato da allora dall’odio nei confronti di tutta la Creazione, che vorrebbero distrutta e cercano in ogni modo di corromperla a questo scopo, ma soprattutto nel tentare con la menzogna alla disobbedienza, alla perversione impenitente ed ultimamente alla perdizione eterna tutte le anime create, verso le quali nutrono un’invidia pervicace, poiché amate e predilette dall’Unico e Triplice, che avversano con tutto loro stessi. Tale il fine ultimo dell’odio infinito ed imperituro del Falso Architetto e di tutti gli Inferioni: offendere mortalmente l’immortale Amore Divino mediante la morte eterna delle anime che tanto ama. Nell’abisso, queste legioni operano in sei gironi con mansioni specifiche, trasformando ogni antico dono celeste in uno strumento di perdizione. Al vertice del dolore siede il Demiurgo, il Falso Architetto: è Antàgon, che in origine era uno dei due Semiarchi e plasmava la materia traducendo l’Idea dell’Unico nella struttura dell’universo; insuperbitosi per invidia si è ribellato all’Unico millantando per sé stesso la divinità e pretendendo adorazione, e perciò si è pervertito all’odio imperituro ed è stato scacciato dall’Empireo. Rifugiatosi nell’Averno, vi regna come un tiranno sulle legioni degli spiriti che si sono uniti alla sua ribellione, decadendo anch’essi; sul Mondo Fisico vanta ancora un certo dominio laddove ne ha deturpato la perfezione originaria con la sua opera deviata e perciò è ancora in grado di tentare alla perversione le anime delle creature che vi risiedono. Sul suo Regno Infero governa con il terrore e la menzogna, architettando piani di malevolenza e perseguendo la distruzione di tutto il Creato. Sotto di lui si ergono gli Arconti, i Principi della Prigionia. In origine Esarchi, dopo la ribellione sono divenuti i luogotenenti diretti del Demiurgo. Con la caduta hanno acquistato potere su quegli Spiriti Elementali che hanno aderito alla ribellione e che ora costituiscono la milizia sotto il loro comando. Governano i gironi dell’Averno come tiranni, tramando gli uni contro gli altri nell’illusione di poter scalare ulteriormente la gerarchia dei caduti. Il loro compito è mantenere il controllo totale sui domini materiali e spirituali sottratti alla luce, muovendo costante battaglia contro gli Esarchi per la signoria sulle anime dei viventi fino alla fine dei tempi. La guerra psicologica è invece affidata agli Scotofanti, i Portatori di Tenebra. In origine Logoarchi, nella caduta hanno tradito la Verità per pervertirsi eternamente alla mensogna, che propalano senza requie, da cui il loro nuovo titolo di “skotos” (oscurità) e “phainein” (mostrare). Dopo la ribellione, perciò, gli Scotofanti sono diventati i Maestri della Menzogna e la loro missione è di oscurare la ragione, creare illusioni e distorcere il linguaggio per far apparire il male come bene. Sono inoltre le spie e i delatori del Demiurgo e fino alla fine del mondo cercano di corrompere le anime attraverso la percezione distorta della realtà. Parallelamente operano i Gerocerici, i Sacerdoti del Culto Corrotto. Un tempo Poliarchi, con la caduta hanno pervertito se stessi cercando di innalzarsi ad un ruolo antitetico a quello degli Ierarchi (unico coro che non ha subìto defezioni), divenendo i custodi ed i promotori dell’idolatria del Demiurgo. Nell’Averno amministrano i riti di sottomissione ed officiano il culto della personalità del Falso Architetto, mentre nella guerra per le anime dei viventi cercano di soffocare ogni minima scintilla di devozione verso l’Unico e Triplice con l’indottrinamento ed il sacrilegio costante, che è sottilmente presente perfino nel titolo che hanno assunto di “hieros” (sacro) e “keryx” (banditore). Nell’attirare gli incauti verso l’oscurità intervengono i Mistagoghi, gli Iniziatori all’Abisso. Oliarchi decaduti, hanno conservato nel loro titolo un accenno alla loro missione di “mystes” (iniziato) e “agogos” (guida), ma pervertendolo alla perdizione delle anime. Questi Inferioni, infatti, si occupano di attirare gli spiriti incauti nel rigetto della retta via: promettono “conoscenza segreta” e “potere proibito” per tentare le creature viventi, guidando sia i singoli che le comunità verso la caduta mediante il desiderio e la curiosità malsana. Infine, al gradino più basso della gerarchia, si trovano gli Psicopompi, i Predatori di Anime. Psicofilaci pervertiti ne sono divenuti la versione distorta, perdendo molto del loro potere e divenendo di fatto gli ultimi tra gli Inferioni. Il loro titolo di “psyche” (anima) e “pompós” (conduttore), li descrive come relegati a meri segugi che cacciano le anime disperate o in odore di perdizione, nel momento della morte o negli istanti subito precedenti ad essa, cercando di rapirle per trascinarle nei domini del Demiurgo. Nell’Averno hanno soprattutto il ruolo di carcerieri, occupandosi anche del trasporto e della sorveglianza delle Anime Reiette, ma sono comunque relegati al gradino più infimo della gerarchia dove ricoprono mansioni di bassa manovalanza. A completare questa architettura di rovina vi sono gli Elementali Caduti. Gli Spiriti Elementali (sia Signori Elementali che Elementali Maggiori) che hanno seguito Antàgon nella sua ribellione infatti, sono stati anch’essi rigettati dall’Iperuranio nell’Averno, ma per via del loro ontologico legame con gli elementi non sono relegati in gironi e non fanno parte delle legioni degli Inferioni; piuttosto si occupano della struttura materiale del Regno Infero, fornendo sostanza elementale in vista della sua consolidazione eterna alla fine dei tempi, quando tutte le anime disincarnate, sia beate che reiette, riprenderanno su di loro la materia (anche se definitivamente trasfigurata per la vita o per la morte). Gli Elementali Caduti sono invidiati e perciò sfruttati senza pietà dagli Inferioni, proprio per il loro potere sugli elementi materiali e per la loro relativa libertà dai gironi e per la mantenuta capacità di poter essere evocati nel Mondo Fisico, anche se solo per essere asserviti all’espletazione degli ordini dei mortali. Nonostante questi residui privilegi, tuttavia, restano difatti dei meri schiavi del padrone che hanno scelto di servire nel Regno Infero: il Demiurgo.
Mondocavo
Agli albori della Creazione su Mondocavo imperavano le specie animali, che popolavano la superficie del pianeta già ricoperto di vegetali e minerali, e questo ecosistema continentale prosperava nonostante la sua perfezione originale fosse già stata rovinata dalle mutazioni inserite da Antàgon. Mentre lavorava all’ecosistema di Mondofungo, Agon selezionò tra le specie di mammiferi più promettenti di Mondocavo, una specie di protoprimati, che custodì in una singola comunità chiusa e preservata dal contatto con altre specie fino alla sua maturazione, quindi ne condusse l’intero clan su Mondofungo, ormai pronto per ospitare la vita di specie più evolute. Antagòn notò la sparizione di questa specie unica e così promettente, per questo intuì parte del progetto nascosto di cui si occupava l’altro Semiarca. Da quel momento iniziò a cercare di sviluppare in autonomia e contro la volontà dell’Unico, una vita intelligente su Mondocavo, non riuscendoci. Ciò gli venne permesso perché si rendesse conto di quanto fosse pernicioso la sua superbia, cosicché il suo fallimento gli facesse fare un bagno di umiltà, egli si rendesse conto di essersi illuso di essere il dio di se stesso e capisse di essere soltanto una creatura, per quanto dotata di doni e grazie dall’Unico, e pentito dei propri errori, ritornasse all’Amore misericordioso del suo Creatore per rimanere unito a lui nella Divina Volontà, come in origine. Ma ciò non accadde, ed anzi il fallimento esacerbò l’orgoglio del Semiarca Ribelle, portando successivamente alla sua caduta definitiva. Su Mondofungo, del piccolo gruppo di protoprimati che vi venne condotto da Agon, morirono tutti gli esemplari lungo la difficile traversata tra i due mondi: ne sopravvisse solo un giovane esemplare femmina, che raggiunse il nuovo habitat nascosto e fu qui, che dal suo ventre, con un atto di creazione mediata, venne tratta la prima coppia di Metapitechi. Questa nuova e definitiva specie di primati evoluti, costituiva l’ultimo tassello nel Progetto Divino per la creazione della specie definitiva, la prima ed unica specie senziente del Creato, l’unica dotata di un’anima libera ed immortale, capace di volontà intelligente e destinata a dominare l’intero Mondo Fisico, il capolavoro evolutivo e vertice della creazione mediata: la specie dei Metaumani. Così, quando la femmina superstite della specie protoprimate morì di vecchiaia, la sua specie si estinse con lei, lasciando che su Mondofungo prosperasse soltanto la prima comunità di Metapitechi, che in quell’Eden nascosto aveva iniziato a prosperare.
Mondofungo
Mentre l’ecosistema continentale di Mondocavo torna a prosperare sotto la guida sapiente dei Poliarchi rimasti fedeli all’Unico e Triplice, su Mondofungo dominano le specie dei miceti, che si contendono il paesaggio con quelle vegetali, creando un ecosistema idilliaco in cui, al compimento del giusto tempo, vengono creati i Metapitechi, in previsione della creazione dei Metaumani. Gli Spiriti Ribelli erano relegati nell’Averno, tuttavia il Demiurgo trovò il modo di insinuarsi nuovamente, anche se abilmente mimetizzato, sulla faccia del pianeta: d’altronde egli, prima della caduta, aveva pur sempre contribuito a strutturare l’intero Mondo Fisico e quindi poteva, come parte del suo retaggio, vantare su di esso una certa influenza, per quanto sottile. Ed egli attese, a lungo, raccogliendo ovunque indizi, per scoprire i disegni dell’Unico a lui tenuti nascosti, e con la pazienza di un predatore, alla fine intuì l’esistenza di un mondo a lui occultato, alla creazione del quale non aveva preso parte e che perciò restava alienato alla sua influenza pervertitrice. Questo lo fece infuriare, ma seppe rimanere ancora in attesa, e più che mai vigile, covando rancore montante e pianificando la sua vendetta futura, rovinare con ogni mezzo e per sempre, il progetto del Creatore nell’ora in cui esso avrebbe iniziato a realizzarsi.