L’epilogo di una Campagna

Una volta concluse tutte le investigazioni ed esposti tutti gli eventi al Conte De’Firmis, costui convoca una riunione straordinaria del Consiglio Cittadino e sottopone ai suoi membri tutto il materiale d’inchiesta accumulato dal Cadetto e dal Diacono, gli incaricati originali ed ufficiali delle indagini.

Vista la gravità delle incriminazioni e l’esteso coinvolgimento di tante e tali personalità di Civitella, le riunioni del Consiglio Cittadino si protraggono per vari giorni, ed all’interno di queste viene conseguentemente imbastito un processo a porte chiuse, a cui riescono ad assistere però tutti i componenti del gruppo di avventurieri, in parte a causa del loro coinvolgimento nell’inquisitoria, ed in parte perché alcuni di loro, come la Madamigella e la Cercatrice, hanno avuto un ruolo di particolare rilevanza in alcuni eventi chiave esaminati in fase d’istruttoria; ma ultimamente perché tutti loro, in un modo o nell’altro, hanno partecipato o sono stati testimoni degli accadimenti, e perciò vengono chiamati ad intervenire durante il procedimento.

Alla fine, comunque, il processo si conclude e le sentenze vengono emesse: l’Alchimista, il Prefetto ed il Vicario vengono incriminati di tutte le accuse, ma mentre per i primi due viene decretata l’estinzione del reato con una menzione di grave disonore, poiché entrambi già defunti, per il terzo viene spiccato un mandato di cattura, con relativa munifica taglia, a tutto vantaggio di chi riuscirà a rintracciarlo, catturarlo e riportarlo, vivo o morto, davanti ai magistrati de La Cittadella.

Il Cadetto ed il Diacono, vengono insigniti del titolo onorifico di “Custodi del Selciato”, per i meriti guadagnati portando a termine con successo le indagini assegnate loro, ma soprattutto per aver salvato il governo, la città ed i suoi abitanti dalla doppia minaccia della Strega e del colpo di stato architettato dal Prefetto. I loro collaboratori vengono tutti ricompensati per il prezioso contributo apportato durante le investigazioni, chi con una remunerazione economica, chi con una promozione di ruolo, chi con la cittadinanza onoraria e l’adozione civica a “Figlio della Pigonia”.

Alla Baronessa vengono ascritte le colpe di simulazione di reato e procurato allarme, ma con tante e tali attenuanti che la pena comminatale risulta ridicola ed il Conte Valerius, con l’autorità propria di Signore del Feudo, ha gioco facile a concederle con effetto immediato la Grazia.

Riguardo al Figlio del Conte, invece, in sede di dibattimento processuale il Visconte Cassianus se ne arroga l’avvocatura e si spertica con tale passione ed eloquenza nella sua difesa che ottiene per lui un’assoluzione con formula piena, in quanto sostiene a ragione che egli sia stato vittima di un plagio magico da parte della Strega e pertanto non sia imputabile di delitti che è stato costretto a compiere contro la sua volontà. Cosicché il nobile Valente viene non solo totalmente prosciolto da tutte le accuse e ristabilito nella sua piena innocenza, ma persino encomiato ufficialmente per il suo determinante contributo alla neutralizzazione della sua dominatrice, ed il suo nobile patrocinatore si assicura così l’imperitura gratitudine del Conte Valerius e della sua famiglia.

Inoltre Cassianus si spende alacremente per rendere giustizia al defunto Barone De’Legati, vittima di un duplice delitto: alla vita ed all’onore, chiedendo ed ottenendo che venga insignito del titolo postumo di “Cavaliere del Feudo” per renderne giustizia al valore ed alla memoria. E per rimarcare il devoto ricordo all’eroismo del nobile trapassato annuncia che donerà alla cittadinanza un intero edificio di sua proprietà (quello dell’Arcana), perché venga adibito all’accoglienza dei “figli di nessuno” ed intitolato al Barone Leandro con la denominazione di “Casa De’Legati per i SenzaStripe”. In tal modo, l’istrionico aristocratico, suscita per sé anche la commossa riconoscenza della Baronessa Domitilla, legandosi a doppio filo alle famiglie più potenti del feudo da un lato, e dall’altro epurando proattivamente la sua  reputazione da eventuali future accuse.

Tutti contenti e soddisfatti, dunque, tanto che il Conte Valerius De’Firmis organizza nella sua residenza cittadina un nuovo ballo per festeggiare la chiusura del Consiglio Straordinario Cittadino e rendere onore a tutti coloro che vi hanno preso parte concorrendo al buon fine di tutti i casi dibattuti in quella sede. Ma soprattutto per offrire al figlio Valente l’occasione di poter finalmente chiedere formalmente la mano della sua adorabile Aureliana al padre di lei Crisogono, il quale – per l’incontenibile felicità della moglie Amarillia – con somma gioia la concede, dando il via libera, di lì a poco, al fastoso matrimonio della splendida coppia.

Angelica, che grazie alle cospicue ricchezze accumulate dalle avventure vissute con il suoi compagni d’arme ha potuto riscattare finalmente le sorelline dall’orfanotrofio riprendendole definitivamente sotto la propria tutela, viene chiamata a ricoprire il ruolo di damigella d’onore della sposa, mentre Palamede affianca l’erede del feudo come suo testimone e portatore degli anelli: a celebrare le nozze, nemmeno a dirlo, è il chierico Terione.

Il Conte Valente e la Contessa Aureliana

La Madamigella quindi diventa Contessa, ma la vera sorpresa è un’altra: al suo matrimonio con il Figlio del Conte, tra la Baronessa Domitilla ed il Conte Valerius scocca la scintilla dell’amore – d’altronde sono entrambi vedovi, entrambi hanno sofferto a causa delle trame di avversari malvagi, ed entrambi condividono ora la gioia di vedere la città finalmente sicura – così iniziano ad intessere una relazione che si evolve molto presto in un profondo sentimento e che li induce a fidanzarsi di lì a poco, per poi convolare a seconde nozze nel giro di pochi mesi ed in ultimo a decidere di donare una famiglia regolare e benestante alla piccola Calluna, adottandola formalmente con il felice beneplacito del fratello Antinous, in modo che da quel giorno in poi, il destino Secolare del Feudo sia inestricabilmente intrecciato a quello Spirituale della Certosa.

Il Conte Valerius con la Contessa Domitilla e la Contessina Calluna

Il quadro definitivo dell’intera vicenda, pertanto, si chiude con un letterale trionfo dei sette compagni di avventure: con il loro intervento e le loro indagini hanno riportato la pace a La Cittadella, sconfiggendo il Prefetto e la Strega e mettendo in fuga il Vicario. Hanno fatto giustizia alla Baronessa per l’omicidio del marito ed hanno liberato il Figlio del Conte dalla sua schiavitù, inoltre hanno impostato nuove alleanze tra ceti con il matrimonio del Nobile Valente con la Borghese Aureliana, ed irrobustendo il volto politico, economico ed ecclesiale del Feudo con il matrimonio tra il Conte Valerius e la Baronessa Domitilla e la loro adozione della piccola sorella del Priore Calluna.

Brionia che si gode la promessa mantenuta da sua sorella Aureliana

Dalle reminiscenze private di Antorq Logopœus

“Non molto tempo fa i vostri passi si incrociavano per la prima volta lungo i vicoli freddi e diffidenti de La Cittadella. Alcuni di voi sono giunti in questa città come stranieri in cerca di lavoro, di risposte o semplicemente del proprio destino, ma ognuno con il proprio fardello, le proprie ombre ed i propri segreti. Avete camminato sul selciato delle sue strade, mentre nemici sconosciuti tramavano intorno a voi tele di sangue, ambizione e pazzia. Avete visto l’alchimia corrompere la carne e la magia speculare sulla sorte degli innocenti.

Ma oggi La Cittadella è diversa.

Oggi, il sole scalda i marmi bianchi della Cattedrale della Certosa, e per la prima volta dopo anni, l’aria che sale dai bassifondi non puzza di paura, ma profuma di speranza e le chiatte che solcano il Flumenost scaricano merci e non più catene.

Nelle stanze private della Baronessa, una fibbia da mantello viene finalmente riposta in uno scrigno di velluto, non più come un macabro indizio di omicidio, ma come il ricordo di un amore che ha trovato giustizia. Nei giardini del Conte le risate della piccola Contessina risuonano libere, mentre rincorre suo Fratello che cammina ora a testa alta, con lo sguardo pulito e la mano saldamente stretta a quella della sua Madamigella. Tra pochi mesi le campane della Cattedrale suoneranno a festa per il loro matrimonio, un’unione nata tra le menzogne di un vicolo tenebroso, ma fiorita alla luce della verità.

All’interno delle mura silenziose della Certosa, un Priore dai capelli finalmente incanutiti culla una bambina in fasce in attesa di consegnarla ad una famiglia che la cresca nell’amore: non ci sono più ombre di invidia nei suoi occhi, non c’è più malìa nella sua voce, è solo una bambina a cui il Cielo e l’amore fraterno hanno concesso la più rara delle benedizioni, una seconda vita da dedicare al bene.

La gilda degli assassini in città è stata disarcionata del suo condottiero, ma il Vicario  fuggiasco è ancora là fuori, latitante oltre le mura dei bastioni: sta stringendo i nodi della sua vendetta ordendo una rete criminale in cui intrappolare chi lo bracca. Ma qui, oggi, La Cittadella è salva e lo è grazie ad un Diacono che ha cercato la misericordia oltre il dogma, ad un Cadetto che ha seguito la verità oltre la legge, ad una Madamigella che ha scelto l’amore anziché la vendetta, ad una Cercatrice che non ha mai smesso di battersi per gli indifesi e ad un Farmacista che ha saputo lenire le piaghe dell’anima oltre a quelle del corpo.

Quando gli abitanti de La Cittadella vi incrociano per la strada non vedono più dei semplici avventurieri: contemplano i Custodi del Selciato.

Altre imprese vi attendono nel prossimo futuro, però ora riponete le vostre armi: la vostra Campagna è finita, ma la vostra leggenda è appena iniziata…”