Il patto col Visconte

Concluso l’evento catartico nella Cattedrale e risolta definitivamente la “questione” della Strega bambina, il Diacono si congeda dagli amici, adducendo che lui è, in effetti, già a casa, ed ha proprio bisogno di una bella dormita. A lui si accoda il Farmacista, che ha il suo rifugio proprio lì: sopra la bottega che dà sulla piazza della Certosa. Anche la Cercatrice saluta i compagni, ed approfittando di un passaggio in carrozza a spese del Conte, si fa ricondurre a casa; così come il Collaboratore, che si unisce a lei per farsi portare in caserma, dove il suo giaciglio provvisorio lo attende. Da par loro, dunque, il Cadetto ed il Molosso condividono la strada in silenzio verso la nuova base operativa, ormai divenuta una seconda casa per entrambi.

Tuttavia, nelle menti di ciascuno dei componenti dell’eterogeneo gruppo, si affollano pensieri, sentimenti, ricordi ed emozioni incongrue e contrastanti: gli eventi susseguitisi in quelle interminabili, estenuanti, ultime venti ore hanno marcato profondamente l’animo di ognuno di loro, e ci vorrà tempo e pazienza per metabolizzare tutte quelle esperienze e rimettere ordine in quella matassa di stati d’animo.

Ciononostante, nel primo pomeriggio, incredibilmente si ritrovano ancora tutti insieme – Madamigella compresa – davanti alla porta della loro base operativa, trascinati lì come da una sorta di pensiero comune, una specie di trance condivisa che li ha sbalzati dai rispettivi giacigli per concludere quella che sentono in cuor loro come una pendenza lasciata ancora in sospeso. Non si sono messi d’accordo, infatti, ma ciascuno di loro ha concupito la medesima riflessione, e guidati tutti da tali elucubrazioni, come piccole e laboriose api, all’unisono si sono mossi verso il loro alveare.

Nemmeno a dirlo, Palamede è già sveglio da un pezzo e, accortosi del drappello che si accalca alla soglia della sua residenza, prontamente apre, giusto per ritrovarsi di fronte gli amici salutati non più tardi di otto ore prima. Solo Artus ancora dorme, quieto come un fanciullo, ma il rumore della combriccola radunata in salotto, alla fine, ridesta anche lui.

È il Diacono a fare subito il punto della situazione: il caso della Strega è dunque finalmente chiuso, ma a rimanere più che aperta è la posizione del Figlio del Conte, il quale, cosciente o meno, ha pur sempre vestito i panni e commesso reati nelle vesti dell’Assassino. In aggiunta a questa, inoltre, rimangono aperte ben altre questioni, che vanno, in un modo o nell’altro, risolte: il Vicario è nascosto chissà dove oltre le mura de La Cittadella, e per ora la sua caccia dovrà essere messa da parte, tuttavia la priorità sul tavolo è la presentazione al Consiglio Cittadino dell’incriminazione del defunto Prefetto Schiafano e di tutto il corollario di personalità coinvolte nei suoi numerosi crimini, tra cui spicca, ovviamente, la posizione della Baronessa Domitilla ed il reato da lei commesso.

Il Cadetto fa presente che tutta la questione, comprese le prove in loro possesso, sono già state sottoposte all’attenzione del Conte Valerius, il quale, in veste del suo ruolo di padrone del feudo, dovrà convocare il Consiglio Cittadino e presiedere il processo che questo indirà.

La Madamigella suppone che il nobiluomo certo potrà intercedere pesantemente a favore della Baronessa, ma a causa del palese conflitto d’interessi avrà giocoforza le mani legate riguardo a suo figlio Valente: la sua sorte dovrà essere decisa dal Consiglio Cittadino alla presenza del Priore dell’Acrocoro, e nonostante tutte le buone parole che essi potranno spendere in suo favore, Aureliana non può che confessare la sua angosciante apprensione circa il destino del suo amato.

Infine la Cercatrice mette sul banco un’ultima questione, che pare rimasta recondita alla mente dei suoi amici: quella del Visconte Cassianus Dei Torvi. Questi, nonostante l’abbia passata fino ad allora liscia e non sia stato direttamente coinvolto né nel falso attentato della Baronessa, né nell’oscuro complotto del Prefetto, è comunque colpevole di aver avuto al soldo un conclamato delinquente come Dolus Lantanus, ed inoltre è ancora il proprietario di una casa d’aste illegale che è stata lo scenario di reati legati sia ai maneggi della Loggia del Nodo che ai commerci clandestini dell’Alchimista e della Strega: che fare con lui? Accusarlo o coprirlo?

E a proposito del nobiluomo, Angelica estrae dalla sua bisaccia l’agenda del Vicario ritrovata all’Arcana e la sottopone all’attenzione del gruppetto riunito al tavolo, che subito la sfoglia curioso.

Sono diverse le annotazioni interessanti vergate a mano dal criminale latitante e riguardano una svariata gamma di argomenti, fatti e persone, ma le più degne di attenzione, se considerate unitamente, compongono un affresco originale degli eventi accaduti nell’ultimo periodo a La Cittadella, anche se visti dalla prospettiva del fuggiasco farabutto.

Gli stralci del diario più pregnanti recitano testualmente: «Nota sui registri dell’Arcana: Il programma di falsificazione degli introiti illegittimi derivanti dall’attività della casa d’aste procede alacremente, il Visconte non si occupa nemmeno di verificare le somme che gli notifico mensilmente, ha piena fiducia in me oppure è solo disprezzo per la mano plebea che gli dà da mangiare? In entrambi i casi si dovrà presto ricredere: non manca molto per mandarlo in rovina…

Nota sui debiti del Visconte: Come tutti i suoi pari anche Cassianus ha più vizi che cervello, con quello che si gioca nelle case del Sodalizio dei Ludisti presto non avrà più una moneta nelle sue casse, in compenso acquistando dalla gilda dei biscazzieri i suoi debiti lo terrò presto in pugno: non potrà che vendermi il suo titolo per non finire nelle segrete del feudo o peggio, morto ammazzato in qualche vicolo buio dei bassifondi…

Nota sulle attività delle Gilde: Finalmente sono a capo della Loggia, da questa posizione avrò accesso al traffico di informazioni che mi serve per controllare il Visconte ed i suoi compari d’alto rango come burattini. Non v’è ne uno che non abbia qualche segreto da nascondere e presto li scoprirò tutti: quando sarò diventato Visconte al posto di Cassianus non avranno altra scelta che accettarmi tra di loro…

Nota sul Barone: La gelosia di Schiafano verso il Barone De’Legati mi era nota già da tempo, ma solo adesso sono riuscito ad ottenere dalla Gilda dei Mandriani le prove del suo coinvolgimento nell’“incidente” che ne ha causato la morte. Eccellente: ho il Prefetto in pugno per omicidio…

Nota sul Prefetto e l’Alchimista: Schiafano si è proprio montato la testa, il suo progetto “Milite Supremo” è un fallimento biologico: Bellisarius consuma troppo oro del Fondo Riservato e troppi schiavi dei Mandriani. Sono riuscito ad infiltrare uno dei miei nel laboratorio dell’Alchimista e lascerò che il Prefetto continui ad illudersi: se si intestardirà nel suo intento tenterà un colpo di stato con i suoi mostri da fiera, il Consiglio cadrà ed io mi presenterò come salvatore della Cittadella…

Nota sul furto all’Arcana: L’assassinio dell’alchimista ci ha costretto a chiudere temporaneamente ed il furto ai magazzini della casa d’aste è stato solo un inciampo momentaneo: ho già dei sospetti su chi possa essere stato e presto ne avrò la certezza…

Nota sulla Baronessa: Domitilla sospetta del Prefetto e sta ricucendo i rapporti con lui per trovare le prove del suo assassinio. Ingenua: ha pagato la mia Loggia per inscenare un falso attentato e spingere la sua legge anticrimine. Ma non sa che la Loggia accetta incarichi solo per uccidere? Comunque conservo la sua lettera firmata: mi servirà per ricattarla se dovesse scamparla e la sua legge dovesse intralciare i miei dazi all’Arcana…

Nota sulla Strega: Le notizie giunte sui recenti colpi messi a segno da questa fantomatica “bambina strega” mi danno da pensare… Forse il manufatto rubato dai magazzini dell’Arcana aveva davvero dei poteri. In ogni caso devo accelerare il mio piano di scalata al titolo prima che la strega possa intralciarli in qualche modo… Che la Contessa De’Firmis non sia morta veramente come tutti credono?

Nota sui Personaggi: La combriccola del Diacono e del Cadetto sta scavando troppo a fondo. Forse lasciare che prendessero la casa dell’Alchimista non è stata una buona idea: tuttavia se hanno trovato ciò che penso nei sotterranei punteranno i loro occhi lontano da me… Credono di essere degli investigatori, ma sono solo pedine. Li userò per spingere Schiafano al suicidio politico, poi svuoterò la tesoreria dell’Arcana e lascerò il Visconte Cassianus con un titolo nobiliare che non potrà più permettersi di mantenere…»

Alla luce di queste nuove informazioni si vede come Dolus Lantanus avesse una rete di informazioni su chiunque e si tenesse costantemente aggiornato su tutti i fatti dalla città. Certo, nulla che il gruppo di investigatori non sappia già, tranne forse una cosa: le mire del Vicario puntavano a far cadere in rovina il Visconte per costringerlo a vendergli il titolo e quindi sostituirlo nella ristretta cerchia degli aristocratici del feudo; per essere un plebeo venuto dal nulla, Dolus aveva certo ambizioni spropositate…

Un silenzio meditabondo cala sulla tavolata di compagni di avventure, quando è infine il Collaboratore a rompere il filo dei pensieri di tutti: e se il Visconte fosse proprio l’escamotàge per volgere al meglio tutte le questioni pendenti?

Il nobile potrebbe essere infatti manovrato facendo leva proprio sui suoi scheletri nell’armadio: ad esempio gli si potrebbe mostrare tutte le prove che lo invischiano coi malaffari del suo ex-Vicario, ricordandogli che se appoggerà l’accusa per la condanna della Baronessa o del Figlio del Conte, anche i documenti che lo legano alla scellerata figura di Lantanus – e che oltretutto lo denunciano come proprietario dell’Arcana – potrebbero saltare fuori durante il processo… E poi lasciare che sia lui a decidere se collaborare o meno.

Se infatti il Visconte parlasse salverebbe sì la sua reputazione, ma ammetterebbe pubblicamente di essere il proprietario della casa d’aste clandestina, ossia un luogo illegale in cui avvenivano i traffici criminali del GranMastro della Loggia del Nodo; plausibilmente il Consiglio sequestrerà l’edificio e manderà in rovina il nobiluomo – già defraudato dal suo Vicario – con insostenibili sanzioni. D’altro canto, però, se Cassianus tacesse coprirebbe sì lo scandalo dell’Arcana, ma non potrebbe attivare le guardie del regno per dare la caccia a Lantanus e recuperare l’oro che gli ha rubato, dovendo comunque accettare la sua devastante caduta economica. Tuttavia la gratitudine degli altri due nobili del feudo potrebbero aiutarlo a non cadere nella più completa indigenza…

L’idea dell’Agente del Flumenost fa lentamente presa sugli altri presenti alla riunione e così i sette compari decidono di intraprendere la strada da lui proposta, perciò si mobilitano rapidamente ed inviano una missiva al Visconte chiedendogli udienza privata.

Inaspettatamente la risposta giunge immediata e fissa un incontro per quella sera stessa: evidentemente Cassianus ha la medesima fretta dei personaggi. Ed in effetti, quando poi la compagnia si presenta alla residenza cittadina del Visconte, questi la riceve con affabile cortesia, facendola accomodare in un salottino tranquillo e cautamente isolato rispetto al resto della casa, quasi come se presentisse la necessità di una certa discrezione, se non proprio di segretezza…

È Palamede a condurre il colloquio con il nobiluomo, e comincia ricordandogli del loro accordo fatto seduta stante proprio la sera del ballo e da entrambi mantenuto, ed adottando questa strategia comunicativa riesce a ben disporre il nobiluomo nei confronti suoi e del suo gruppo. Dopodiché legge alcuni stralci del diario del suo ex-Vicario, in particolare quelli relativi al suo piano di mandare sul lastrico il suo aristocratico padrone per poi costringerlo a cedergli il titolo in cambio della mera sopravvivenza economica: in questo modo ha aumentato il valore delle loro gesta agli occhi del Visconte, visto che essi hanno sconfitto il suo ex-braccio destro costringendolo alla latitanza. Infine mostra ed illustra verbalmente il contenuto dei documenti che incriminano Dolus Lantanus come GranMastro della Loggia del Nodo, ed oltretutto invischiato nei loschi traffici del defunto Prefetto, il quale è stato assassino e traditore del feudo, e così carica di gravità la posizione di Cassianus stesso, il quale era strettamente legato a Lantanus, ma soprattutto, risulta tutt’ora proprietario dell’attività illegale di cui esso era direttore e che portava nelle casse del nobile un discreto flusso di denaro.

Quando il Cadetto cessa di esporre le sue argomentazioni il volto del Visconte è pallido come un cencio, ma la sua espressione tradisce i suoi pensieri: Cassianus è un nobile orgoglioso, il lignaggio ed il nome della famiglia per lui valgono più della vita stessa, tuttavia odia sentirsi messo con le spalle al muro e trattiene a stento il suo contegno nonostante la rabbia che gli monta dentro.

Alla fine di una lunga pausa il padrone di casa riprende il totale controllo su di sé, indossa un sorriso tirato, ma cortese, e dichiara ai suoi ospiti che decide per il silenzio pubblico, anzi: non solo non denuncerà né Valente né Domitilla, ma farà valere il peso del suo nome per favorire l’indulgenza verso entrambi, in tal modo la sua reputazione non soltanto manterrà la sua immacolatezza, ma guadagnerà maggior lustro agli occhi delle altre due famiglie aristocratiche del feudo.

Ciò nonostante mette una condizione al suo appoggio alla causa dei giovani interlocutori che ha davanti: il suo ex-Vicario lo ha defraudato di molte sostanze, ricchezze che però provenivano da una fonte irregolare e perciò egli non può richiedere una guardia regolare in sede di Consiglio Cittadino per dare la caccia a colui che lo ha derubato, come d’altro canto, le sue attuali difficoltà finanziarie gli impediscono di assoldare una guardia privata per ottemperare al medesimo scopo, perciò, in cambio della sua collaborazione, chiede al Cadetto ed ai suoi compagni la loro disponibilità a mettersi loro stessi sulle tracce di Lantanus, impegnandosi a trovarlo, catturarlo vivo o morto, ma soprattutto a recuperare il suo oro, e tutto nella più assoluta discrezione.

Se accetteranno questo patto, e porteranno a termine questa delicata quanto pericolosa missione, Cassianus promette che saranno adeguatamente ricompensati e fin dalla prima riunione del Consiglio Cittadino egli promuoverà il pieno proscioglimento del Figlio del Conte e della Baronessa.

A Palamede basta incrociare lo sguardo con i suoi compari per poter finalizzare l’accordo col Visconte da parte di tutti con la propria stretta di mano, quindi, onde non infastidire ulteriormente il nobiluomo, si congeda con rispetto ed insieme ai suoi amici si licenzia.

Tuttavia la compagine di avventurieri ha ottenuto anche questa volta una grande vittoria: non solo la probabile assoluzione per la vedova De’Legati ed il giovane De’Firmis, ma anche l’opportunità di un lavoro esterno alle mura cittadine che si prospetta piuttosto remunerativo, oltreché propizio per le carriere di tutti loro.