Introduzione

Il continente dello Spellum si estende sotto un cielo immenso, articolandosi in tutta la sua multiforme varietà di paesaggi, ma è nella parte centrale del settentrione che si apre nella sua maggiore ampiezza, rivelando la complessa geografia del Mediolandum. Questa vasta regione centro-settentrionale si mostra come un mosaico di contrasti naturali: a est lo sguardo spazia sulle sterminate Pianure Nebbiose, lande soventemente avvolte da banchi di vapori che ad oriente si affacciano direttamente sulle acque dell’Oceano. Il panorama muta radicalmente spostandosi verso la parte centro-occidentale: qui la terra si solleva in imponenti rughe rocciose, dominate dal mastodontico profilo del Massiccio Centrale. Questa imponente barriera di pietra funge da perno per due grandi catene montuose: a nord i profili innevati dei Monti Cordigliera sbarrano il passaggio verso le estreme propaggini della Palustria, mentre a sud le vette aspre e spoglie delle Montagne Brulle chiudono l’orizzonte con le loro pareti scoscese.

In questo vasto scenario geografico si stabiliscono i confini politici della Lega del Nord: la possente federazione che stringe in un unico patto sette storici Protettorati, i quali si spartiscono l’intera sezione settentrionale del continente dello Spellum. Mappando il territorio da occidente a oriente, si distinguono le prime potenze: la Limnonia occupa le foreste ed i laghi del nord-ovest, mentre subito sotto si estendono le boscose e collinari Terre Romanze; muovendosi verso il cuore della Lega, la geografia politica mostra la Petronia, con le sue intricate miniere, e la ricca Opulandia dominare i territori del nord, mentre la fertile Litorania si estende stabilmente lungo la fascia meridionale; infine, l’estremo oriente federale è presidiato dalle aspre terre della Grasidia a settentrione e dalle Terre Zigane a meridione. Ognuno di questi sette stati gode di una totale autonomia amministrativa: i rispettivi Governatori gestiscono le leggi locali e le risorse interne risiedendo nei grandi capoluoghi delle loro provincie; tuttavia, l’intera Lega è cementata da un solido codice giuridico comune e da un trattato commerciale che garantisce il libero scambio. Nel caso in cui una qualsiasi minaccia prema sui confini della federazione, poi, le barriere interne cadono: il patto sancisce l’obbligo di mutuo soccorso militare, trasformando i sette eserciti in un’unica invalicabile forza difensiva.

Stringendo il fuoco dell’osservazione sul quadrante meridionale, l’attenzione si fissa sulla Litorania che, tra tutti i membri della Lega, è il territorio che vanta lo sviluppo costiero più imponente e strategico: la regione gode di un clima temperato caldo, dove gli inverni scorrono miti e le estati regalano lunghi mesi di luce e sole splendente. I confini della Litorania sono chiaramente tracciati dagli elementi naturali: a nord scorre il gigantesco e profondo fiume Potamos, una vera arteria fluviale che attraversa tutto il Mediolandum, dividendo in due le Pianure Nebbiose e separando il Protettorato della Litorania dalle vicine Limnonia, Petronia e Opulandia; ad est, le acque del fiume Brevirio segnano la linea di demarcazione con le Terre Zigane, mentre ad ovest la pianura si interrompe per lasciare spazio ai primi contrafforti rocciosi del Massiccio Centrale, i quali decretano il confine con le Terre Romanze. Nel cuore geometrico di questa terra sorge Pyrgopoli, il maestoso capoluogo fortificato: la grande città svetta sulle colline centro-settentrionali, vigilando da una posizione quasi perfettamente equidistante sui quattro grandi poli economici del paese: la roccaforte di Borgoforte a nord-ovest, il centro agricolo di Borgoquadro a sud-ovest, la cittadella di Borgomaniero a sud e lo snodo commerciale di Borgostrada a sud-est. Più a sud, invece, le coste si aprono nello spettacolare golfo naturale della Costa Blu, le cui acque calme sono punteggiate da porti trafficati e borghi marittimi in costante fermento economico.

Abbandonando le rotte costiere per risalire verso l’entroterra nord-orientale della Litorania, non lontano dalle sponde meridionali del Potamos ed immerso in una quiete rurale, sorge il piccolo paesino di Parvavilla: un insediamento che si presenta privo di mura difensive o torri di guardia, ma che espone le sue case di pietra, legno e paglia direttamente alla campagna circostante. Gli abitanti affrontano la quotidianità in una condizione di dignitosa povertà, compensata da una laboriosità instancabile. La sussistenza del paese infatti poggia sulla gestione delle risorse locali: i pascoli circostanti alimentano una solida attività di allevamento, i campi ben coltivati garantiscono costanti raccolti agricoli, e le piccole botteghe artigianali producono una variegata manifattura di tessuti, attrezzi e conserve molto apprezzati nei mercati relativamente vicini. Eppure, dietro questa facciata di tranquilla normalità, Parvavilla nasconde un’importanza cruciale. Il villaggio sorge in una posizione strategica che molti ritengono non casuale: i suoi sentieri si collegano rapidamente a misteriosi ed arcaici siti d’interesse e a recenti anomalie territoriali; rovine dimenticate, ingressi di catacombe e boschi dalla variegata fauna circondano il piccolo centro abitato, rendendo questo pacifico insediamento l’ultimo avamposto civilizzato prima di territori abitati da forze tanto indomite quanto letali.

Ed è proprio lungo una di queste strade sterrate che vascolarizzano il commercio dell’ameno paesino di umili case che la routine quotidiana dei suoi abitanti sta per incrociare il cammino dell’avventura…