Lo scontro con la Strega (Atto III)

La compagnia di avventurieri si trova dunque nella casa del Conte De’Firmis: credeva di riportare il figliol prodigo a suo padre insieme a tutta la verità sulla storia recente de La Cittadella, e invece si è trovata davanti all’ennesimo atto di atrocità da parte della Strega, un tempo ritenuta bambina, ma ora scoperta essere la Contessa Verna Belladonna.

Il sequestro della piccola Verbena, però, ha dell’inquietante: è la seconda volta che la moglie del capo del feudo rapisce la figlia, qual’é il senso di tale accanimento? Riappropriarsi dei propri figli derubandoli al loro padre? Rimpiazzare il figlio maggiore con la sua sorellina? E perché tanto odio nei confronti del marito, che invece ha sempre amato di un sentimento profondo e sincero la finta defunta?

Questi i pensieri che balenano nella mente della Madamigella, mentre i suoi sodali spiegano al Conte Valerius che probabilmente la figlia si trova alla Cattedrale con la Strega. Valente osserva lo sguardo assente e pensieroso di Aureliana e l’abbraccia forte, intuendone le elucubrazioni, quindi reagisce sollecitando il padre ad aiutare la compagine di giovani investigatori per andare a riprendersi la sorella.

Il capo del feudo, ancora basito per il succedersi di quei drammatici avvenimenti ed evidentemente incredulo che la moglie possa essere ritornata in vita dopo che egli stesso ha assistito alle sue esequie, al riscotimento impostogli dal figlio resipisce ed immediatamente si mobilita: richiama la servitù e l’unità di guardie della residenza, ordinando la preparazione di tutte le sue carrozze per raggiungere il più velocemente possibile la Cattedrale, ed in men che non si dica l’intera comitiva si trova in viaggio verso il duomo cittadino.

Anche se il tragitto non è molto lungo, a tutti sembra invero eterno, forse perché trascorso nel più assoluto silenzio; tuttavia, appena arrivati a destinazione, il piccolo esercito balza giù dai cocchi e si avventa contro i portoni decorati della maestosa basilica, trovandoli già disserrati…

I primi ad entrare sono i soldati del Conte, seguiti subito dopo dalla squadra dei personaggi, che ormai comprende anche Valente – inseparabile da Aureliana – e per ultimo il nobile Valerius, il quale chiude la formazione affiancato da due guardie del corpo.

L’irruzione è tale che nessuno, in un primo momento, si accorge della nebulosa cortina di fumo che ricopre il pavimento dell’ingresso, se non quando ormai tutti sono entrati ed avvertono che i loro movimenti rallentano inspiegabilmente, fino a diventare molto difficoltosi e quasi impediti da una strana forma di paralisi corporea che tuttavia non blocca né la vista, né la capacità di parlare. E così l’intero collettivo di avventori si ritrova seminfermo all’ingresso della Cattedrale, costretto a scorgere, quasi impotente, le due figure sedute di spalle sulla prima panca della chiesa, che per il resto è deserta.

Il silenzio permea la grande navata centrale e si sente soltanto la voce della Contessina sussurrare un’orazione di ringraziamento all’Unico per il ritorno di sua madre: tuttavia l’ingresso burrascoso della rumorosa banda non è affatto passato inaudito, tanto che la Strega si alza dalla seduta di legno intarsiato e si volge lentamente verso i nuovi arrivati sfoggiando un sorriso disarmante ed insieme inquietante.

A quella vista è il Conte che esplode in un’esclamazione di stupore riconoscendo la moglie che credeva defunta: “Ma allora è vero!.. Questo è un miracolo!”.

La voce irrompe nel silenzio della basilica ed attira l’attenzione della piccola Verbena, la quale annuncia ai parenti sopraggiunti: “Padre, fratello: la mamma è tornata!”.

Mentre anche le guardie rimangono esterrefatte ed immobili davanti al chiassoso scambio di battute, gli eroi de La Cittadella conoscono la natura malvagia della Strega e cercano di mettere in allerta la fanciulla; anche Valente cerca di avvertire la sorellina che la madre non è buona, ed in quel vociare così dissonante dai sentimenti che sconvolgono il suo cuore, Valerius rimane invece ammutolito, guardandosi intorno confuso, come interdetto sotto l’incipiente stato di shock emotivo che lo pervade immobilizzandolo del tutto.

Verna, da par suo, sa di non avere speranze di convincere nessuno delle sue buone intenzioni, e forse anche un po’ scocciata, adesso, intende farla finita con quei suoi avversari così insistenti nel metterle sempre i bastoni tra le ruote, perciò si pone sulla difensiva, ma traendo comunque vicina a sé la bambina: non ha nessuna intenzione di lasciarla allontanare.

D’un tratto, da una porta laterale della sacrestia, piomba sulla scena il Priore Antinous Speculatores, il quale, attirato dalle grida provenienti dalla sua chiesa, intende capire cosa stia succedendo. Però, appena entrato, si ferma sorpreso davanti allo schieramento che vede i personaggi in fondo alla navata centrale e la coppia di femmine vicino all’altare, per cui s’arresta d’acchito, tenendosi in disparte, come se avesse immediatamente intuito la drammaticità della situazione e, pentito della sua irruenza, volesse quasi rimanere nascosto, per soppesare bene come intervenire.

La Strega pare non accorgersi del nuovo arrivato, poiché rivolta verso la compagnia ancora bloccata in fondo alla chiesa, sorride compiaciuta osservando come il suo sistema anti-intrusione abbia egregiamente funzionato contro di essa. Incurante dei tentativi verbali degli astanti di mettere in guardia la sua protetta, lancia uno sguardo di deridente compassione verso l’unità di gendarmi che con lentezza davvero penosa sta cercando di apprissomarsi alle ultime panche della chiesa nell’intento di raggiungerla per ingaggiare con lei uno scontro in corpo a corpo: illusi, sembra irriverire Verna con la sua occhiata, quotando ad un tempo come, di quel passo, occorrerà loro tutto il resto della nottata soltanto per avvicinarsi alla sua postazione.

Intanto, Palamede ed Angelica, comprendendo l’inutilità di schiamazzare contro la loro avversaria, quasi all’unisono tentano di munirsi, il più velocemente che possono, delle loro rispettive armi da tiro, con l’intenzione di scoccare i propri dardi in direzione della pericolosa fattucchiera e nella speranza che almeno essi non siano afflitti dalla loro stessa lentezza.

Verna però, che rispetto alla compagine schierata all’estremità opposta della Cattedrale, è come se si muovesse a velocità multipla, torna a volgere il suo sguardo verso i membri che considera più pericolosi del gruppo, ossia il druido ed il chierico, ed appena in tempo per accorgersi che entrambi stanno per lanciare contro di lei i propri arcani. Tuttavia, mentre Dryas per compiere i suoi sortilegi deve gesticolare con le mani e non riuscendo a sincronizzare le formule con i movimenti rallentati dei suoi arti, frustrato si arrende, a Terione basta verbalizzare un’orazione per dar luogo agli effetti portentosi dei suoi miracoli, ed infatti tenta di paralizzare la sua avversaria con la precipua preghiera atta all’uopo.

Anche la Contessa però, ha ancora numerosi colpi disponibili nel proprio arsenale magico, e prontamente neutralizza l’intervento del Diacono vanificandolo con una malìa. Dopodiché, inseverita dall’ostinazione dei suoi oppositori, si china leggermente verso la piccola Contessina e le sussurra qualcosa di inudibile all’orecchio: gli occhi della fanciulla si fanno improvvisamente opachi ed ella annuisce docile alla madre, quindi si volta ed inizia a dirigersi lentamente verso l’altare di granito della chiesa. Valente ed Aureliana assistono alla scena e comprendono immediatamente cosa stia succedendo, tuttavia il figlio del conte è combattuto tra il salvare la sorella e proteggere la sua amata, perciò rimane muto ed inerte.

Il Priore assiste dal suo nascondiglio all’evoluzione degli eventi e, intuendo anch’egli cosa stia per accadere, inizia ad avvicinarsi di soppiatto all’altare per intercettare la bambina.

Il Conte Valerius è paralizzato dal terrore e dallo sconcerto, proprio come durante lo scontro armato nella sala della sua dimora alla serata del ballo, mentre le sue guardie  del corpo hanno impugnato le armi e si parano lentamente davanti a lui per proteggerlo da eventuali attacchi alla distanza.

Artus ha afferrato la sua enorme ascia bipenne, ma il suo slancio di carica, purtroppo, risulta anch’esso ridicolmente buffo per l’implacabile anchilosi con cui si sta svolgendo; pure Dromon, che si trova al fianco del corpulento barbaro, ha iniziato ad approvvigionarsi del suo arco, ma è ancora ben lungi dall’incoccare.

Davanti a quella scena di avversione, la Strega focalizza la sua attenzione sulla Madamigella, ed effettuando una malìa d’attacco, le scaglia contro ancora una volta una poderosa scarica elettrica: è in quel frangente che il Figlio del Conte, con una mossa che, per la situazione di rallentamento in cui tutti loro si trovano, risulta incredibilmente rapida, si getta davanti alla sua innamorata, frapponendosi con il suo corpo tra lei e la saetta che lo prende in pieno ferendolo molto gravemente.

Alla vista di ciò che è appena accaduto Aureliana è sconvolta e lancia un grido acuto che rimbomba tra le navate della chiesa mentre si accascia al suolo per soccorrere il suo spasimante alla massima velocità di cui è capace, lo raccoglie tra le sue braccia e mostrando un sorriso che vorrebbe essere rassicurante tra le lacrime che le iniziano a sgorgare dagli occhi, sussurra al suo amato: “Vedi bene di non lasciarmi amore mio, ché mi devi ancora una proposta di fidanzamento…”.

Nel frattempo il Priore, apparentemente non visto dalla Strega, raggiunge l’altare sul quale Verbena intanto si è già distesa, ed il Cadetto e la Cercatrice, unitamente al Diacono e al Farmacista, hanno capito l’intento dell’Abate, così si concentrano nel mantenere impegnata la Strega: i primi due scoccando i loro proiettili ed i secondi intonando le loro formule. Tuttavia, se la malevola nobildonna è più veloce dei suoi avversari nel dissipare ancora una volta i loro attacchi miracolosi, non lo è a sufficienza per evitare le frecce dei tiratori, le quali, una volta mollate le rispettive corde degli archi, si muovono alla normale velocità scagliandosi contro il loro obbiettivo e colpendolo.

Purtroppo però, forse a causa dei lenti movimenti di scocco, i dardi, pur coprendo rapidamente la distanza fino al bersaglio, lungo il tragitto perdono gran parte della loro forza d’inerzia, e pur conficcandosi nelle vesti della Strega, non riescono a ferirla che molto lievemente, tanto che con un gesto irritato della mano, questa li divelle entrambi dal tessuto e li getta con stizza sul pavimento decorato della Cattedrale.

L’aggressione alla Contessa ha tuttavia sortito il suo reale intento, concedendo ad Antiouns l’occasione di raggiungere la piccola Verbena sdraiata sulla tavola dell’altare, ma quando il religioso cerca di farla scendere per portarla al sicuro, la fanciulla inizia a dimenarsi violentemente, gridando che non vuole disobbedire a sua madre: il Priore allora cerca di farle capire che è in pericolo e tenta di imbracciarla di peso, ma lei non vuole sentire ragioni e si alza di scatto per correre dalla mamma cercando gettarle le braccia al collo; la donna tuttavia è impegnata nel combattimento e con un gesto inconsulto respinge la bambina, la quale però, per non cadere, si aggrappa al voluminoso medaglione ch’ella porta appeso al collo, strappandoglielo via con violenza.

Senza più il suo talismano, allora, la Strega riprende d’improvviso le sue fattezze naturali, apparendo davanti agli occhi stupefatti di tutti gli astanti nella basilica con le reali spoglie di chi è veramente: ossia Calluna Speculatores!

La Strega Calluna Speculatores nel suo reale aspetto.

Lo spettacolo dell’inaspettata trasformazione dilata il protrarsi di quell’attimo, paralizzando per lo sconcerto tutti i presenti, i quali assistono basiti alla scena con il respiro rotto in gola: in quel momento che pare protrarsi indefinitamente, ogni azione si ferma come se il tempo fosse rimasto cristallizzato nell’istantanea di uno scatto…

Il primo a rompere il gelo del silenzio calato nella Cattedrale è il Priore, il quale esplode: “Calluna?!? Per tutti gli Iperioni dell’Empireo… No: non può essere… Sorella mia sei tu?… Sei stata davvero tu per tutto questo tempo?!? Ma come è possibile…”.

Lo sguardo della donna si volge disarmato verso l’uomo ancora in piedi nei pressi dell’altare, e la sua voce fattasi roca alterca: “Di cosa sei stupito fratello? Che io sia ancora viva?… Ma certo, perché solo tu puoi vivere per sempre vero? A nessun altro tranne che al grande Antinous è concessa l’eterna giovinezza…!”.

Dall’altra parte interviene Valente, che l’ira della scoperta ha fatto balzare in piedi nonostante le gravi ferite, facendo apparire come se il fulmine che lo ha colpito avesse fatto svanire la lentezza magica che ancora invece pervade le membra degli altri presenti, quindi, puntando il dito verso la Strega come se potesse anch’egli scagliare saette dalle mani, inveisce gridando: “Tu…! Tu non sei mia Madre…! Tu l’hai uccisa! E hai usato Me per tutte le tue nefandezze…! Maledetta… Sei una maledetta strega!!!”.

Calluna allora si volta di scatto con le fiamme negli occhi e per tutta risposta zittisce il Figlio del Conte: “Taci bamboccio! Osi reclamare la tua libertà?!? Ebbene prenditela! Non mi servi più sciocco pupazzo: vai pure a gettarti tra le braccia della tua sgualdrinella plebea!”.

La scena è pietrificata: tutti i personaggi sono in stasi, come se una specie di cappa d’angoscia e rancore bloccasse tutti i presenti nella Cattedrale. Solo lo sguardo di Aureliana sembra rispondere all’insulto della Strega nei suoi confronti con una muta e sprezzante ingiuria: “Ti rode, eh? Miserabile maliarda!”.

Tuttavia l’intervento del suo antico succube riaccende l’ira di Calluna, forse appena prima un po’ mitigata dallo sguardo ancora amorevole, nonostante tutto, del perduto e ritrovato fratello, ma ora, come nuovamente in preda ad una trance emotiva di d’astio e livore, ella estrae il teschio di ossidiana e lo protende verso la piccola Verbena, ancora riversa e piangente ai suoi piedi…

Una nuova ondata di scioccante stupore coagula nella paralisi tutti gli astanti e soltanto Antinous, intuendo ciò che sta per succedere, interviene con un ultimo disperato appello: “Sorella fermati, te ne prego! Non riversare l’odio che provi per me su questa creatura innocente! Ancora non è troppo tardi per te! Ti supplico, sorella mia…”.

Calluna ha un attimo di tentennamento: il confronto con il fratello gemello la sta mettendo in crisi, e a voce bassa, quasi stesse parlando a se stessa dice: “Antinous, fratello mio… Ho cercato di starti accanto quanto più ho potuto, ma io invecchiavo e tu rimanevi sempre un ragazzo… Che futuro c’era per me? Avrei davvero dovuto sacrificare la mia intera vita per attendere che tu crescessi? Quello che per te è stato un dono per me è stata una maledizione…”. Però il ricordo degli anni passati a rodere nell’invidia riaffiora nella mente della Strega ed il suo sguardo si indurisce mentre la sua postura si irrigidisce, quindi sentenzia: “È davvero TROPPO tardi fratello… Al contrario della tua, la mia sabbia sta per finire… Ma questa bambina ha ancora molti anni da regalarmi e la mia clessidra si riempirà nuovamente…”. Dopodiché punta il mortale artefatto su Verbena ed intona la formula che lo attiva, iniziando così il nefasto rituale: un fascio di luce intensa sta per investire la Contessina per rubarle la sua giovinezza fino ad ucciderla.

A quel punto il Priore fa uno scatto repentino e si mette davanti alla fanciulla per schermarla dal raggio letale dell’oscuro manufatto e venendo investito dalla sua magia nera, tuttavia, nel compiere questo estremo gesto di sacrificio, grida a gran voce: UTINAM MALEDICTIO IN NOS AMBOS CADAT, NON IN HANC INNOCENTEM PUELLAM: UT HOC MALUM IN AETERNUM DELEATUR!*.

Quindi una deflagrazione di luce ed onde si propaga in tutta la Cattedrale, mentre il teschio e la sua gemma esplodono in mille frammenti di polvere scintillante, stendendo a terra rintontiti tutti i presenti e ricoprendoli di una sottile coltre di finissimo pulviscolo nero e brillantini, ma altresì cancellando anche tutte le magie pendenti su ognuno e rimarginando all’istante le ferite di tutti.

Quando finalmente i personaggi si riprendono dall’accaduto la scena li vede spettatori di un panorama incredibile: la Certosa è invasa dal particolato luccicante in cui è esploso il teschio di ossidiana, ma sono tutti sani e salvi e Calluna è svanita.

I giovani compagni di avventure, insieme a Valente e a suo padre – finalmente ritornato in sé – si radunano con rapidità intorno all’altare di granito del duomo per osservare se ci sono stati superstiti: la figura riversa del Priore copre la Contessina, che lentamente riprende i sensi, ma quando Antinous viene aiutato ad alzarsi quella che si volta a ringraziare è la figura di un vecchio.

Il Priore dell’Acrocoro Antonous Speculatores nel suo nuovo aspetto

Lo stupore di tutti per la visione di quella versione anziana e logorata del benevolo religioso viene rotto soltanto da un vagito soffocato che proviene da poco distante: sotto la massa delle svuotate vesti di Calluna, infatti, ora geme flebilmente una neonata indifesa…

Antinous si accosta alla bimba e con delicatezza la raccoglie tra le sue braccia, poi si rivolge al suo affezionato Diacono e facendogli l’occhiolino gli sorride: “Hai visto figliolo? Alla fine ho fatto anch’io il mio piccolo miracolo…”.

Il gesto sacrificale del Priore e l’interazione tra la magia del teschio e le sue parole ha distrutto il nefasto artefatto trasferendo però parte degli anni dell’uomo alla sua gemella, la quale è ringiovanita fino a tornare una bimba appena nata, con la mente svuotata da ogni ricordo e l’anima nuovamente ristabilita nell’originaria innocenza.

Il vegliardo monaco fissa gli occhi su tutti i presenti a turno, per finire poi ad incrociare il suo sguardo con quello del Conte Valerius e, parlando a tutti, ma continuando a guardare il nobiluomo, arringa quietamente: “Ora la Strega non esiste più, al suo posto è rimasta questa innocente neonata. Nessun crimine è accaduto oggi tra queste sacre mura, bensì l’Unico ha concesso un’occasione di riscatto a due anime nate un tempo gemelle, ma perdutesi lungo il cammino e solo ora ritrovatesi: quella di un vecchio e quella di una bimba…”.

Poi, rivolgendosi direttamente al Conte, conclude: “Sono certo che il potere di questo mondo avrà clemenza di queste due povere anime: ché laddove Dio perdona il male e ridona l’innocenza lo fa per insegnare ai suoi figli a fare altrettanto tra di loro…”.

Il capo del feudo è visibilmente commosso e dona immediatamente il suo silenzioso assenso al vecchio e saggio uomo scuotendo vigorosamente il capo, quindi, dopo essersi schiarito la gola, prorompe in un perentorio annuncio: “Io sono il Conte Valerius De’Firmis, legittimo signore per diritto di nascita del Feudo di Civitella e per il potere di cui sono investito dichiaro solennemente perdonati tutti i reati di questa bambina, Calluna Speculatores, affidandola a suo fratello Antinous Speculatores perché ne curi la crescita sulla via dell’Unico e Triplice!”.

E così, mentre ancora l’eco di queste parole rimbomba tra le ampie navate della Cattedrale che già inizia a risplendere più magnifica che mai alle prime luci di quel nuovo giorno che ammicca attraverso le vetrate iridescenti, l’eterogenea comitiva accenna a dividersi: l’ormai anziano Priore porta sua sorellina dai suoi monaci, l’esausto Conte prende suo Figlio circondandogli la spalla con il braccio ed insieme scortano la Madamigella a casa sua, mentre il Diacono, il Cadetto ed il resto della valorosa combriccola tornano sereni e soddisfatti alla loro base…

*“Su entrambi noi cada la maledizione, non su questa fanciulla innocente: sicché questo male sia distrutto per sempre!”