Lo scontro con la Strega (Atto II)

Dunque l’assedio al cimitero cittadino è cessato: una distesa di cadaveri ricopre i prati verdi crivellati dalle fosse scoperte dei sepolcri e tutto intorno ai quattro superstiti del gruppo di eroi il silenzio della notte è interrotto soltanto dal ticchettio di una pioggerellina fine e battente.

Non sembra vero che d’ora in poi chi muore resterà morto: come è stato da sempre secondo natura e come sempre avrebbe dovuto essere… Questi i pensieri che attraversano la mente del Diacono, il quale però subito viene riscosso dal suo amico Farmacista, che più pragmaticamente, gli ricorda che tra quei morti vi sono anche i loro sventurati compagni: Terione allora si appresta prontamente a soccorrerli con i suoi poteri taumaturgici e la combriccola di avventurieri viene di nuovo ripristinata al completo.

Tuttavia l’urgenza della situazione non è affatto cessata: la Strega Verna Belladonna è fuggita e possiede nuovamente il suo pericoloso teschio magico, occorre dunque mettersi subito sulle sue tracce prima che possa perpetrare un’altra delle sue nefandezze. Ma prima bisogna tornare in salute: quella giornata ha messo a dura prova la resistenza di tutti e prima di rigettarsi a capofitto in una nuova impresa è necessario ritirarsi un momento alla base per ritemprarsi e rifornirsi.

Per questo tutto il gruppo si affretta a ritornare in città e a rifugiarsi nel suo covo: qui i giovani amici fanno il punto della situazione e mentre si rimettono in forze e ripristinano i rispettivi equipaggiamenti, il Figlio del Conte, ormai liberato dal giogo della sua dominatrice, spiega a tutti cosa è successo in realtà la sera del ballo in casa De’Firmis.

Verna era presente alla serata danzante sotto mentite spoglie e si teneva prudentemente confusa tra gli ospiti in attesa del momento del brindisi, quando avrebbe evocato le Progenie per tenere occupati i tre invitati d’onore e mettere in atto il suo piano con l’aiuto di suo figlio. Certo non aveva idea che la Loggia del Nodo avrebbe tentato di assassinare la Baronessa, ma ciò non l’ha ostacolata, anzi, ha creato ancora più confusione avvantaggiandola: facendosi passare per la Dama Istitutrice della Contessina, al momento giusto si è dileguata con Valente e le bambine verso le stanze private della residenza e qui, aiutata dal suo soggiogato complice ha addormentato sua figlia Verbena con una malìa, in modo che non potesse assistere a ciò che sarebbe successo, quindi ha utilizzato il teschio magico per risucchiare la giovinezza alla piccola Agnese, che è defunta lasciando sul pavimento il suo cadavere invecchiato e rinsecchito, pronto per essere fatto passare per quello della Strega, infine ha assunto lei le sembianze della Damigella di Compagnia della Figlia del Conte ed ha recitato la sua parte nello spettacolo mostrato agli avventori accorsi sul luogo del delitto.

Valente ha gli occhi carichi di lacrime e la voce rotta dall’angoscia nel rievocare gli orribili fatti di quella sera, ma si fa forza e spiega di come sua madre Verna, dopo aver inscenato la sua morte, da tempo cercasse un modo per tornare a vivere nella sua casa, perciò ha colto l’occasione del rapimento fallito per far convincere il Conte ad accogliere l’Orfanella Agnese, in modo da poterne prendere il posto ed agire indisturbata da una posizione incognita e molto vantaggiosa.

Osservando la sincera contrizione dell’erede del feudo mentre confessa gli atti compiuti durante la sua cattività sotto il potere della Strega, tutti gli amici di Aureliana, a cominciare da Palamede e Terione, si convincono della sua innocenza e del profondo trauma vissuto durante la sua schiavitù sotto il controllo dell’orribile madre, ed all’unanimità concordano che quando verrà il momento di portare alla luce le terrificanti nefandezze compiute dalla megera, loro deporranno tutti a favore del povero Figlio del Conte, sostenendo il suo completo proscioglimento.

Anche alla luce di queste nuove rivelazioni, il Diacono ed il Cadetto ritengono che la cosa più saggia da fare, adesso, sia accompagnare Valente da suo padre Valerius e raccontargli tutto ciò che è successo: poi sarà il capo del feudo a decidere come comportarsi una volta conosciuta tutta la verità.

Ogni membro del gruppo è concorde sulla proposta e così fanno, ma non appena giunti alla residenza cittadina del Conte trovano i suoi inquilini in preda all’angoscia: la piccola contessina Verbena è sparita, così come Agnese – ovviamente – e la loro Dama Istitutrice, Donna Camelia, è stata trovata in fin di vita!

La Dama Istitutrice Donna Camelia Didascalidi

Subito il Diacono chiede di essere portato dalla povera istitutrice per poterla curare e Valerius è il primo ad accompagnarlo nella stanza dove l’hanno ricoverata: qui Terione compie l’ennesimo miracolo di guarigione, ristabilendo la giovane donna in piena salute.

Una volta recuperate le forze Donna Camelia si affretta a raccontare l’accaduto al padrone di casa ed ai suoi ospiti, e con le lacrime che scorrono copiose sulle sue guance, spiega di come Agnese si sia presentata davanti a lei e l’abbia aggredita, ferendola mortalmente, quindi ha ripreso le sembianze della defunta Contessa ad ha convinto Verbena, attirata nella stanza, a seguirla: prima di svenire senza più forze, Camelia ricorda di aver sentito la Contessina che supplicava la madre di andare subito a ringraziare l’Unico per il miracolo del suo ritorno.

Ai giovani investigatori risulta ovvio che, se la figlia del Conte è riuscita a convincere la madre, entrambe si siano recate per forza di cose alla Cattedrale, ossia il luogo più pertinente ove rivolgere le proprie orazioni all’Unico e Triplice: di conseguenza tutti concordano che urge recarsi lì, nella speranza di trovare ancora la Strega, la quale, evidentemente, ha rapito Verbena, e che, presumibilmente, intende controllarla in vece del figlio maggiore come sua nuova succube, oppure – e l’Unico non voglia – per usarla come nuova fonte di giovinezza attivando su di lei il recuperato teschio di ossidiana…