Lo scontro con la Strega (Atto I)

Mentre la carrozza riporta lei e la sua famiglia a casa, la Madamigella sente risuonare ancora nelle orecchie le ultime parole del suo amato Valerius: l’urgenza della missione che le ha affidato, la drammaticità carica di speranza mista a rassegnazione di quell’addio elargito come un pegno d’amore, la rapidità con cui gli eventi degli ultimi giorni sembrano essere precipitati… Il cuore di Aureliana è a dir poco in subbuglio, sballottato da tutte le emozioni appena vissute.

Lei che pensava di tornare a casa con un anello al dito, ora torna invece con una chiave tra le mani, «la chiave del mio cuore» le aveva detto il suo spasimante all’ultimo incontro: quanto aveva frainteso quelle parole…

La mente della giovane donna, tuttavia, non si lascia intorpidire dalla deriva dei suoi sentimenti, ma è già al lavoro per riordinare le idee, stabilire le priorità, pianificare le azioni da intraprendere, così, non appena giunta a casa, Aureliana prende Brionia per mano e congedandosi velocemente dai genitori se la trascina nella sua camera con evidente fretta.

Appena chiusa dietro di loro la porta la Madamigella interrompe bruscamente i lamentosi borbottii della sorella sulla malacreanza con cui l’ha sequestrata, prendendola decisamente per le braccia e puntandole gli occhi dritti nei suoi. Brionia ammutolisce immediatamente davanti all’espressione seria della sorella maggiore e si mette subito in ascolto delle sue richieste, anche se suonano più come direttive: Aureliana, infatti, chiede in maniera retorica alla sorellina di coprire la sua assenza a tavola per quella sera, poiché, si giustifica, ha una grave urgenza da espletare. La giovane annuisce, un po’ impaurita dal tono perentorio della sua inquisitrice, ma poi, quando la sorella lascia la sua presa su di lei, con un leggero tono di timida malizia le chiede che cosa le offre in cambio di questo favore mezzo estorto: Aureliana socchiude gli occhi e scocca alla sororale ricattatrice uno sguardo appuntito come il suo stiletto, ma poi si rabbonisce e con astuta esperienza di affabulatrice circuisce Brionia  prospettandole la possibilità di avere persino un cavallo tutto suo una volta che il Figlio del Conte sarà diventato suo cognato… Ed è così che, senza promettere di fatto nulla, la Madamigella accende tanto le speranze della sorella minore che questa si lascia abbindolare, e con entusiasmo ragazzino le garantisce copertura totale coi genitori: che esca pure di soppiatto per incontrarsi con il suo spasimante, lei provvederà a giustificare la sua assenza a tavola e nel caso, persino a colazione se sarà necessario, ma non oltre!

Chiusa la pratica dell’alibi notturno, la Madamigella si cambia in fretta d’abito e, calandosi dalla finestra della sua stanza – così come è ormai adusa fare per le sue escursioni in incognito – si dirige decisa verso la ex-casa dell’alchimista, dove spera ardentemente di trovare qualcuno dei suoi amici per aggiornarli sugli sviluppi degli eventi appresi quel pomeriggio stesso.

Per sua fortuna ad accoglierla alla nuova base operativa vi è il gruppo dei suoi compagni al completo, i quali, dopo aver cercato invano di catturare il Vicario, si sono congedati dal Conte De’Firmis e dalla Baronessa De’Legati e si sono riuniti alla base per tirare le somme di tutto ciò che successo in quella giornata densa di avvenimenti. La comitiva accoglie con gioia l’arrivo della Madamigella ed il Cadetto ed il Diacono subito l’aggiornano su tutto ciò che si è persa durante la sua assenza; la giovane donna ascolta con attenzione, ma appena finito il resoconto è lei ad aggiornare la comitiva di tutto ciò che loro si sono persi dopo l’ultimo appuntamento a cui erano presenti, ed ultimamente di come lei sia a conoscenza del luogo dove il Figlio del Conte, che si è rivelato essere il complice sottomesso della Strega, abbia nascosto il teschio magico scomparso la sera del ballo, e di come lei ora abbia le chiavi per accedere al luogo onde recuperarlo.

Inoltre Aureliana racconta agli amici di come Valente sia intrappolato nella rete del controllo della sua dominatrice e di come in realtà sia incolpevole dei crimini commessi nelle vesti dell’Assassino, di come da quando l’ha conosciuta abbia cercato di liberarsi dalla sua sudditanza alla Strega – ed il fatto che le abbia negato il possesso del nefasto artefatto è la prova più lampante della sua buona volontà – e di come ora stia rischiando la sua stessa vita per proteggere lei e tutti loro.

Infine confessa ai fidati compagni di avventure di temere per la vita del suo amato e chiede loro di aiutarla con urgenza a recuperare, quella notte stessa, il pericoloso manufatto dalla tomba della supposta defunta Contessa De’Firmis, prima che la Strega scopra che Valente ha consegnato a lei le chiavi della cripta dove è nascosto il suo tesoro.

Naturalmente il gruppo al completo assicura il proprio aiuto alla Madamigella ed in men che non si dica pianificano l’azione: lasceranno La Cittadella prima del coprifuoco in modo da non insospettire le guardie al cancello, poi raggiungeranno il cimitero del feudo a piedi, per non dover condividere con nessun altro i propri spostamenti, quindi individuare la cripta di famiglia dei De’Firmis non dovrebbe essere un problema, e nel caso trovassero delle guardie al cimitero o all’ingresso della tomba ci penserà Dryas ad addormentarle con un sortilegio; infine Artus rimuoverà il pesante coperchio del sarcofago di pietra ed una volta preso l’oscuro oggetto magico avranno gioco facile a dileguarsi nel buio per far ritorno in città, e con il lasciapassare speciale di Dromon, rientrare tra i sicuri bastioni urbani non costituirà un problema.

Deciso il programma d’azione ed una volta equipaggiatisi, i sette avventurieri mettono in atto la loro trasferta: uscire dalla città e raggiungere l’ingresso del cimitero è presto fatto, ma una volta giunti scoprono che il pesante cancello del sepolcreto è già aperto. Anche individuare la grande cripta cilindrica e dalla volta a cupola del Conte non è difficile: è monumentale e si erge incontrastata proprio al centro del cimitero, e perfino da lontano ed alla sola luce di Luna Chiara è possibile vederla.

Giunti in prossimità del mausoleo, però, Angelica fa subito osservare ai compagni che le due guardie che ne piantonano l’entrata sono accasciate al suolo come addormentate, perciò la combriccola decide di fermarsi per prudenza a distanza e lasciare che siano il Cadetto, la Cercatrice e la Madamigella, più avvezzi a muoversi nell’ombra, ad avvicinarsi per accertarsi della situazione. I tre sgattaiolano nel buio ed aggirano la cripta per raggiungere i guardiani dalle spalle, ed intanto Angelica e Palamede cercano l’eventuale presenza di passaggi segreti o nascosti, ma senza trovarne: l’unico ingresso è quello sul davanti; dunque i tre si avvicinano di soppiatto ai gendarmi apparentemente addormentati, ma una volta nei pressi constatano con amarezza che, dall’evidente squarcio che hanno entrambi alla gola, purtroppo non stanno affatto dormendo. Sospettando di essere stati ancora una volta preceduti, o di essere caduti vittime di un efferato inganno, Angelica e Palamede si assicurano che i cadaveri delle sentinelle non possano risvegliarsi come non-morti, mentre i compagni rimasti nascosti nell’ombra della sera che volge al maltempo si riuniscono al terzetto davanti alle pesanti porte di bronzo che chiudono l’ingresso alla cripta.

Accostando l’orecchio all’uscio bronzeo, la Madamigella non sente alcun rumore provenire dall’interno della catacomba, tuttavia, inserendo la chiave datagli dal suo innamorato, trova che la serratura risulta già aperta. Preparandosi a trovare qualcuno all’interno, la compagnia si mette in formazione, dopodiché apre con cautela un’anta della grave porta sbalzata a cesello.

Il pianerottolo circolare che si mostra alla luce delle loro lanterne appare deserto, tuttavia dalla ripida scalinata che conduce al sotterraneo proviene una debole luminescenza, segno che qualcuno già si trova là sotto. Procedendo con attenzione, spengono dapprima le loro lampade, quindi l’intera comitiva discende le scale in fila indiana, con il Cadetto in testa ed il Diacono in coda.

Mentre percorrono i gradini scoscesi della scaletta a chiocciola in marmo, i sette avventurieri sentono un rumore di pietra che raschia contro la pietra ed una voce infantile che canticchia una nenia inquietante.

Giunti alla soglia dello stanzone circolare sotterraneo tutto il gruppo rimane bloccato ed esterrefatto davanti alla scena che si para davanti ai loro occhi: la piccola Agnese è in fondo alla sala mentre canticchia e gesticola alle spalle di Valente, il quale ha appena rimosso il coperchio della tomba di Verna ed ha preso il teschio di ossidiana. Il Figlio del Conte ha lo sguardo vitreo e risponde meccanicamente agli ordini della sua piccola dominatrice: sta per porgerle l’oscuro manufatto quando Aureliana grida verso il suo amato per cercare di risvegliarlo.

Valente si blocca immediatamente all’udire la voce della Madamigella, ma mentre il suo corpo rimane irrigidito nella posizione presa, faticosamente gira la testa in direzione della sua innamorata e con gli occhi per un attimo non più velati, le rivolge uno sguardo di muta, straziante supplica. Agnese assiste alla scena e la interpreta correttamente, comprendendo come quella giovane donna riesca in qualche modo a scardinare la presa che lei possiede sul suo succube e quando vede che l’erede del feudo sta per ritrarre la mano decide di intervenire per riprendersi la sua marionetta: si tocca il grosso medaglione che porta al collo e muta le sue sembianze, che riprendono la forma della Contessa Verna Belladonna, quindi si avventa sul nefasto artefatto e lo strappa dalle mani del giovane nobiluomo.

La Strega Verna Belladonna

Davanti alla figura della madre, Valente sente la sua sudditanza farsi più forte ed Aureliana lo capisce: oramai è un duello di sguardi tra le due contendenti per il controllo o la liberazione del povero ragazzo. La Strega inquadra la Madamigella e, puntando gli occhi severi sul figlio, gli ordina di ucciderla con un imperativo tanto perentorio che l’Assassino si gira verso Aureliana ed accenna ad incamminarsi nella direzione della sua innamorata. Ma quando i suoi occhi velati incontrano quelli della sua amata, il glaucoma che li ricopre sfuma, il suo corpo vacilla ed infine si ferma, anche se ancora in preda ad un evidente combattimento interiore.

Verna capisce che il suo fantoccio gli sta sfuggendo di mano ed urla esasperata: “Oh, è così allora? Preferisci questa sgualdrina a tua Madre? Non importa: se non la puoi eliminare tu lo farò io stessa!”. Quindi punta il suo dito verso la Madamigella e scaturisce contro di lei un fulmine con cui intende incenerirla, ma Valente, che è ancora troppo distante dalla sua prediletta, urta la Strega facendo deviare il colpo, che esaurisce la sua carica sulla pietra, anziché sulle polite carni della fanciulla, dopodiché si para davanti al bersaglio di sua madre per proteggerla da ulteriori attacchi: è finalmente uscito dalla morsa della sua dominatrice, liberato dal suo amore per Aureliana!

A quel punto però la Strega Verna capisce la malaparata: così evoca quattro  Progenie davanti a lei e si nasconde dietro di esse. Il gruppo parte all’assalto, tranne il Figlio del Conte, il quale corre incontro alla Madamigella e la porta in disparte, onde proteggerla dai pericoli in azione in quella stanza sotterranea. In breve uno scontro furioso si accende, ma mentre i compagni di avventure sono impegnati a distruggere le oscure creature della Strega, questa si rende invisibile e, levitando rasente il soffitto della catacomba, prende silenziosamente la via delle scale e risale verso l’uscita.

Quando il combattimento finalmente si esaurisce con la distruzione degli immondi evocati, il sotterraneo della cripta risulta agli occhi degli sfiniti compari completamente vuoto: la Strega è riuscita ancora una volta a sfuggire ai suoi avversari. Ed inutile è la ricerca di eventuali passaggi segreti, nessuno ne trova, poiché non ce ne sono, perciò, il gruppo procede sveltamente a guadagnare l’uscita: magari sono ancora in tempo per inseguire la fuggiasca…

In fretta la brigata esce unita all’aperto, dove nel frattempo ha iniziato a scrosciare una pioggia battente, ma non appena richiudono le porte di bronzo dietro di loro, voltandosi verso la strada che conduce fuori dal cimitero cittadino, i sette giovani investigatori si trovano davanti all’ultimo regalo che la loro acerrima nemica ha lasciato dietro di sé per fermare i suoi potenziali inseguitori: un’orda di morti viventi è sortita dalle proprie tombe ed ora accerchia il gruppo, ed altri ancora stanno uscendo dai loro sepolcri per aggiungersi a quelli, ed oltre l’orizzonte di cadaveri ambulanti, altre mani scheletriche spuntano dal terreno, con l’intento di andare a rimpolpare la poderosa massa di non-morti che già si accalca contro l’impavida compagine de La Cittadella.

Davanti alla marea montante di corpi deturpati dalla decomposizione che esce in continuazione dai propri avelli sbarrando la strada da ogni lato, i compagni d’arme non si danno per vinti ed ingaggiano un combattimento disperato per respingere l’orda. Ma nonostante i loro eroici sforzi, l’esercito di morti è implacabile nel sopraffarli, né le magie del druido, né i miracoli del chierico riescono ad aprire varchi tra le fila nemiche che continuano ad ammassarsi contro di loro, e così le prime vittime degli immondi aggressori cominciano a cadere a terra: Dromon, sfiancato dai continui assalti, è il capofila, presto seguito da Angelica e Palamede, troppo esposti sulla linea del fronte, quindi il corpulento Artus, che per quanto grande e grosso, non può resistere al soverchiante attacco delle implacabili salme deambulanti, infine rimangono in piedi, ma ormai rassegnati ad una orribile quanto imminente morte, Dryas e Terione, che fiancheggiano Aureliana stretta nell’abbraccio di Valente. I due spasimanti si scambiano un ultimo sguardo d’amore e si sussurrano a vicenda un muto “ti amo”, quando all’improvviso il grido del Diacono interrompe il loro anelito silenzioso imponendo un imperativo: “Guardate!”.

I due innamorati si voltano di scatto e vedono l’amico indicare l’orizzonte con un viso pallido e sbigottito dalla sorpresa: i morti si sono fermati d’un tratto e dopo un istante che pare durare in eterno, si accasciano tutti all’unisono, con uno straziante lamento che lascia per terra i loro corpi definitivamente senza vita, come una moltitudine d’inerti salme esumate dalle loro tombe.

Questo perché, in un altro luogo dello Spellum, per l’eroico sacrificio di una predestinata eroina e sotto gli occhi testimoni del suo invitto cavaliere, la centenaria maledizione che gravava sul continente è stata finalmente infranta: d’ora in poi i morti torneranno a morire…