La compagnia di giovani investigatori ha quindi sconfitto il Prefetto, ed il suo cadavere sfigurato giace riverso ed inanimato sullo scrittorio del suo studio privato: ma ora che fare? Quello che agli occhi di tutti gli occupanti della Torre del Registro doveva essere una semplice udienza privata, si è trasformata in una mezza strage, ed ora come giustificare i cadaveri sparsi per tutto il parlatorio?
Palamede e Terione non hanno nessun dubbio in proposito: occorre lasciare tutto così com’é, prendere l’astuccio con la fibbia del Barone ed il registro contabile, ed andarsene al più presto come se nulla fosse stato, prima che qualche curioso colga tutti loro su quello che, ad occhi esterni, parrebbe senz’altro come il luogo di un delitto.
Tuttavia, una volta usciti senza problemi dalla torre, il Cadetto ed il Diacono concordano anche su di un altro fatto: non si può tornare alla base e lasciare che venga scoperto il massacro negli appartamenti privati di Schiafano – era pur sempre il Prefetto! – è necessario giocare d’anticipo ed andare dal Conte Valerius portando tutte le prove e spiegando per bene tutta la situazione, poi sarà il capo del feudo stesso a decidere cosa fare.
Tutti d’accordo, perciò, i sei compari si recano rapidamente alla residenza De’Firmis e qui chiedono di poter parlare con il Conte personalmente per una questione della massima urgenza. Nonostante l’intempestiva invasione, vengono accolti in casa e ricevuti da Valerius in persona, il quale non può non sentire cos’hanno da dire due degli eroi che hanno salvato sua figlia.
In breve, il Cadetto Particolare ed il Diacono, che come sempre si fanno portavoci per tutto il gruppo, spiegano nel dettaglio tutta l’indagine che hanno condotto per sventare il tradimento del Prefetto e come poi gli eventi siano precipitati durante l’udienza con Schiafano ed i suoi opliti. Valerius ascolta con molta attenzione tutto il racconto ed osserva la concordanza delle prove portate alla sua attenzione per suffragare la narrazione, poi, malcelando un poco di sgomento, prende decisamente in mano la situazione come il suo ruolo di capo del feudo gli impone e dichiara con perentorietà ciò che occorrerà fare nell’immediato.
Visto che sia l’Alchimista che l’Alto Committente sono morti, non resta che un’ultima persona coinvolta nel complotto da fermare, per poterla interrogare ed eventualmente mettere agli arresti: il Vicario del Visconte Dolus Lantanus.
Mentre ancora il Conte sta pronunciando il suo nome, ecco che nel salotto dove si sono radunati tutti entra, chiedendo sommessamente permesso ai presenti, la Baronessa De’Legati. Valerius si affretta a presentare la nobildonna ai giovani investigatori che ancora non la conoscono e a scusarsi con ella per non averla introdotta prima, giustificandosi che il racconto del Cadetto e del Diacono lo ha distolto dai suoi doveri di ospite; infine spiega ai convenuti che la Baronessa era giunta poco prima che la compagine di giovanotti irrompesse per parlare di una questione delicata, ma che poi, una volta interrotto il loro incontro, egli si è dimenticato della sua presenza.
Domitilla, da par suo, con discrezione si accosta al cadetto e gli sussurra ad un orecchio il suo personale ringraziamento per non averla nominata durante la sua esposizione al Conte, ed aggiunge che ella era venuta proprio per confessare al capo del feudo il suo ruolo in tutta questa brutta e complicata faccenda, ma di non essere riuscita nemmeno a cominciare a causa del loro inaspettato arrivo. Palamede rassicura immediatamente la nobildonna: per nessun motivo sarebbe venuto meno alla sua parola.
Il Conte Valerius, compreso che la Baronessa ha sentito tutta la conversazione tenuta con il gruppo di avventurieri, la coinvolge nella pianificazione della prossima mossa: la ricerca e l’arresto del Vicario del Visconte. E Domitilla è ben contenta di mettere a disposizione ogni mezzo in suo possesso per aiutare il gruppo al completamento della missione.
Tuttavia Valerius avverte tutti che Dolus Lantanus potrebbe trovarsi in uno di tre diversi luoghi: nella sua residenza, nella casa d’aste clandestina, oppure nella sede segreta della Loggia del Nodo. Il padrone di casa aggiunge di essere a conoscenza dell’ubicazione del primo sito, mentre Palamede e Terione confermano di sapere l’indirizzo dell’Arcana, tuttavia la sede della gilda criminale di cui Lantanus è il GranMastro rimane a tutti purtroppo sconosciuta.
Il Diacono si propone per fare una divinazione con lo scopo di sapere dove si trova adesso il Vicario, ma il responso che ottiene segnala che Dolus si trova “all’aperto”, e ciò non aiuta granché; dunque non rimane che una cosa da fare: il Conte Valerius invierà immediatamente i Guardiani del Selciato alla residenza del Vicario, mentre la Baronessa metterà a disposizione dei personaggi la sua guardia privata per accompagnarli all’Arcana, sperando che Lantanus non si sia già rifugiato nella sede segreta della Loggia.
Detto-fatto il gruppo si scioglie, dividendosi secondo lo schema strategico dettato dal capo del feudo, ed i nostri personaggi si dirigono rapidamente al Vicolo dei Conciatori con la scorta fornita loro dalla vedova De’Legati. Una volta giunti, il Diacono formula la parola d’ordine per introdursi nell’Arcana, ma esplorandola velocemente la trovano deserta: il Vicario non è qui, e tuttavia vi è passato, poiché ha portato via tutti i valori in denaro, lasciando intonso il resto.
Angelica, in ogni caso, perquisisce con accuratezza tutti i vani che attraversano esplorando la casa d’aste clandestina, e nel doppiofondo di un cassetto di un piccolo scrittoio scopre un piccolo diario personale, vergato a mano e con annotazioni ordinate cronologicamente, probabilmente dallo stesso Dolus Lantanus, così lo cataloga mentalmente come l’Agenda del Vicario e se la ficca nella bisaccia, in attesa di trovare il tempo in seguito per consultarla meglio.
Alla fine, comunque, visto che la ricerca del criminale all’Arcana si è rivelata un insuccesso, il gruppo decide di tornare alla casa del Conte Valerius come stabilito dal suo stesso piano; però, una volta rincasati alla residenza cittadina dei De’Firmis, vi trovano il suo proprietario che subito li accoglie dando loro cattive notizie: i Guardiano del Selciato hanno trovato la residenza del Vicario abbandonata di fretta, piuttosto in disordine, e con i suoi effetti personali mancanti, tracce evidenti, queste, che ne denunciano la sua repentina fuga.
A Terione ora appare chiaro il significato della divinazione interpretata precedentemente: il fatto che Dolus Lantanus si trovasse “all’aperto”, evidentemente significava che era già in fuga, probabilmente perfino già oltre i confini urbani della città.
Una cosa però è stata ritrovata negli appartamenti privati del Vicario: un biglietto scritto a mano ed indirizzato proprio al gruppo capeggiato dal Cadetto e dal Diacono, autografato con le iniziali DL e sigillato con il marchio della Loggia del Nodo. Il Conte lo porge a Palamede, dicendogli che gli è stato consegnato dal capitano dei gendarmi tornato a fare rapporto, mentre lo rassicura che sia la residenza, che la casa d’aste, verranno piantonate per tutta la notte, nel caso l’astuto criminale o qualcuno dei suoi scagnozzi dovesse fare ritorno.
Il Cadetto ed il Diacono tolgono il sigillo al biglietto e ne scorrono velocemente il contenuto, che cita: «Avete giocato bene le vostre carte, piccoli investigatori, ve lo concedo: avete salvato il Consiglio e pulito le strade dal Prefetto, ma ricordatevi che la Loggia del Nodo ha radici profonde, ben oltre le mura di questa Cittadella. Questa mano è finita a vostro favore, ma la prossima volta non ci saranno documenti a salvarvi!».
Dopodiché, guardandosi l’un l’altro, convengono che è vero, non sono riusciti a catturare il fuggitivo, tuttavia per loro ci sono comunque grandi motivi di soddisfazione: pur non avendo potuto arrestare l’astuto criminale lo hanno privato del suo potere, almeno in città, rovinando i suoi piani e costringendolo alla latitanza. D’altronde sono anche consapevoli che Lantanus non è morto: è là fuori, oltre i bastioni de La Cittadella, sempre a capo dei rami esterni della Loggia del Nodo e con dei contatti importanti alla Gilda dei Mandriani e chissà con quali altre gilde criminali.
I giovani compagni d’avventure sanno che ora Dolus cova un odio viscerale e personale contro di loro: e che prima o poi si rifarà vivo…