L’accusa al Prefetto

Adesso che hanno tutte le prove per incriminare il Prefetto, il Cadetto ed il Diacono richiamano i loro compagni alla base per pianificare come procedere alla sua incriminazione. Si presentano tutti; tutti tranne la Madamigella, la quale, proprio per quel giorno, ha un altro appuntamento col suo corteggiatore. Una volta riunita tutta al tavolo del salotto, la compagnia si ritrova d’accordo nel non potersi rivolgere al Consiglio Cittadino, almeno non ancora, poiché altrimenti, i documenti che presenterebbero per arrestare Schiafano, metterebbero nei guai anche la Baronessa ed il Visconte, ai quali Palamede ha fatto promessa di non rendere noti i loro reati, almeno per il momento.

Dopo aver brevemente dibattuto, quindi, concordano di avere soltanto tre strade da percorrere: possono rivolgersi in via privata al Conte, lasciando che sia lui a disporre della situazione come ritiene meglio; oppure possono richiedere un mandato di udienza al Prefetto tramite Dromon Riparius, o meglio, tramite il suo superiore Justus Creonte, l’Ispettore della Vigilanza del Flumenost, il Dipartimento Operativo dei Guardiani del Selciato per il quale lavora il Collaboratore; come ultima alternativa potrebbero incontrare il Prefetto autonomamente ed in via privata per cercare di strappargli una confessione al fine di poterlo poi incriminare apertamente.

Valutando le opzioni stabiliscono che, se passeranno attraverso l’intercessione del Conte, Schiafano sarà costretto a concedere udienza al capo del feudo, tuttavia non saranno più loro poi, ma Valerius stesso a condurre l’incontro. D’altronde chiedere un mandato ufficiale al capo del Collaboratore Dromon Riparius richiederà un certo tempo, ed i sei amici hanno una certa urgenza di inchiodare il Prefetto, per non dargli modo di insospettirsi e prepararsi una eventuale difesa, o ancora peggio, un contrattacco. Perciò decidono di provare ad ottenere un’udienza privata con il loro imputato utilizzando i contatti ufficiosi che il Cadetto conserva con i suoi commilitoni alla Caserma, in modo da tagliare fuori il Conte, per ora, ma provando comunque a richiedere nel frattempo un mandato all’Ispettore Creonte, nel caso non dovesse riuscire il loro tentativo.

Palamede dunque, con l’aiuto del suo amico Callioforo, si mette in contatto con l’Agente della Sezione “Velo e Polvere” Ilarius De’Metis, per far giungere un messaggio privato al Prefetto nel quale il nostro scrive le seguenti parole: “Il Cadetto Particolare richiede urgentemente un’udienza privata col Prefetto riguardo al lui noto Carro dei Sarcos alla Villamsonia”. La scelta di queste specifiche parole, è mirata naturalmente ad accendere l’attenzione di Schiafano, alludendo velatamente sia all’assassinio del Barone, che al Protocollo del “Milite Supremo”.

Il messaggio viene inviato immediatamente ai piani alti della Torre del Registro ed evidentemente lo stratagemma del Cadetto ha successo, poiché appena rientrato alla base, questi viene contattato con un dispaccio nel quale si afferma che egli è atteso per quello stesso pomeriggio nel parlatorio del Prefetto per essere da lui “sentito”, come scritto testualmente. Palamede comunica immediatamente ai suoi compagni il successo della missione e puntualmente tutti, tranne la Madamigella, si presentano all’ora convenuta alla porta della Torre del Registro. Il Farmacista, tuttavia, provvede a rendersi invisibile, anche solo per cautela, nel caso servissero “occhi discreti” che avvertano di eventuali tranelli tesi ai propri compagni.

Il gruppo entra senza problemi nella torre mostrando semplicemente il dispaccio di udienza ricevuto ed anzi, dopo esser stata loro indicata la strada per il parlatorio privato del prefetto, nessun incontro viene fatto lungo il tragitto, tanto che la Cercatrice avverte che la torre possa essere stata svuotata di proposito per il loro arrivo, anche se non sa dire con certezza come interpretare questo segno. Giunti all’ultimo piano della torre, adibito per intero agli appartamenti di Schiafano, i sei compari bussano alla porta del parlatorio ed una voce seria e profonda, dall’interno, li invita a farsi avanti. Il primo ad accedere, ovviamente, è il Cadetto, ma subito dietro di lui si accomodano tutti i suoi compagni, compreso quello invisibile.

La stanza si presenta ampia e disadorna, nessuna sedia per eventuali ospiti sta di fronte alla grande scrivania dove Schiafano pare intento a scrivere, mentre tutte le pareti intorno sono coperte da un pesante tendame color ruggine; il Prefetto nemmanco alza la testa per controllare chi è entrato, così il Cadetto finge un colpetto di tosse, al che il capo dei Guardiani del Selciato, continuando imperterrito a scarabocchiare qualcosa su una pergamena, domanda: “Dunque siete qui, Cadetto Particolare, cosa avete da dirmi?”

Palamede tentenna un attimo, quindi sta per parlare quando il Prefetto alza finalmente la testa dalle carte e si accorge della combriccola che gli sta davanti, tuttavia non si scompone, ma afferma: “Ebbene il dispaccio che vi ho inviato era per un’udienza privata, ma vedo che vi siete portato la vostra scorta… Non importa: dunque, Cadetto Particolare, cosa volete dal Prefetto della Torre?”

Il Prefetto della Torre del Registro Schiafano Degli Opliti

Appena ne vede il volto, Artus Nepius incrocia il suo sguardo con quello del Diacono di fianco a lui, e con un rapido e discreto movimento della testa, gli fa cenno di aver riconosciuto nel Prefetto lo stesso uomo paludato con un pastrano nero che aveva visto confabulare di notte con Bellisairus proprio davanti all’abitazione del defunto alchimista.

Nel frattempo Dryas, sempre invisibile, si aggira con accortezza per l’ampio Parlatorio, quando nota che la punta di due scarpe d’arme fa capolino da dietro una delle pesanti tende, proprio al lato posteriore della grande scrivania di Schiavano. Immediatamente il Farmacista, senza muoversi, sporge la testa intorno per vedere se vi siano altri figuri in armatura nascosti per la stanza, ed aguzzando la vista, ne conta ben quattro. Sta per avvicinarsi a Terione, che si trova proprio al fianco di Palamede, per avvertirlo, quando il Cadetto decide di rispondere alla domanda del suo interlocutore: “Ebbene Prefetto, ritengo inutile tergiversare: sono qui… Siamo qui perché siamo a conoscenza del suo coinvolgimento con i De’Legati…”. Ma mentre sta ancora parlando Schiafano si alza rumorosamente dalla sedia e interrompe il giovane Cadetto Particolare: “E quindi?!?…”

Palamede rimane un po’ interdetto per la brusca interruzione, ma si riprende immediatamente e mettendo la mano nella divisa accenna ad estrarne un documento, mentre afferma: “Stavo dicendo: abbiamo dei documenti che provano il suo coinvolgimento nel supposto incidente del mio predecessore, il Barone De’Legati, e non solo…”

Osservando l’espressione ostentatamente dubbiosa e velatamente ironica del Prefetto, Palamede decide di mostrare le sue carte, così, prendendosi una breve pausa ad effetto estrae la missiva della Gilda dei Mandriani ed inizia a leggerla, sortendo finalmente la reazione voluta da Schiafano, il quale, mano a mano che il Cadetto scorre a voce alta le righe della lettera, diventa sempre più rosso in volto, come se stesse per esplodere. Palamede è intento a leggere, ma i suoi compagni si avvedono del cambiamento di colori sul volto del Prefetto e, presentendo guai, si preparano ad impugnare le armi. Il Farmacista, da par suo, precedentemente intenzionato ad avvisare i suoi amici del pericolo nascosto, è rimasto invece rapito dalla scena, quindi è ancora immobile, fermo nel punto dove si trovava prima: proprio davanti ad uno degli armigeri nascosti dietro al tenda.

Nel parlatorio la tensione è ora palpabile: si ode soltanto la voce del Cadetto che legge scandendo lentamente ogni singola parola, quando ad un tratto il Prefetto sbatte violentemente un pugno sulla scrivania, quindi lancia un urlo d’ingaggio, mentre con rapidità si volta rovesciando rumorosamente a terra la sedia dove momenti prima era seduto. Al comando del loro superiore quattro opliti in armatura scattano fuori dalle tende, lanciandosi verso i sei compagni di avventure, tuttavia uno sbatte contro il Farmacista che gli stava di fronte, il quale torna subito visibile, ed entrambi rotolano a terra uno sull’altro.

Schiafano scompare dietro la tenda che gli stava alle spalle, mentre i giovani compagni si difendono dall’assalto degli opliti: Palamede, tuttavia, evita il combattimento e con un’acrobazia salta la scrivania che gli sta davanti e si getta all’inseguimento del traditore de La Cittadella. Anche Angelica si libera presto del suo assalitore e segue il compagno oltre il tendone; Terione invece, vedendo la difficoltà dei suoi amici a tenere testa alle guardie personali del Prefetto, decide di intervenire e con un miracolo ne paralizza tre su quattro, dando così la possibilità ad Artus Nepius di mettere fuori combattimento quello caduto sopra Dryas, il quale svelto si rialza e corre dietro alla Cercatrice.

Durante tutto questo trambusto, Palamede scopre una porta socchiusa dietro la tenda oltre la quale si è dileguato Schiafano, la spalanca prontamente ed attraversa velocemente il corridoio che si trova davanti, il quale si ferma davanti ad un’altra porta, questa volta chiusa. Il Cadetto Particolare si ferma un istante ad ascoltare i rumori provenienti oltre l’uscio serrato, ma il frastuono che proviene alle sue spalle gli impedisce la giusta concentrazione, così, intuendo l’urgenza di un’azione decisa, con un calcio divelle la serratura e si getta nella stanza che vi trova al di là.

Dietro di lui entrano anche Angelica e, successivamente Dryas, nel frattempo sopraggiunti, quindi, dopo aver messo definitivamente fuori combattimento i guerrieri in armatura, dal parlatorio arrivano di corsa anche Terione, Artus e per ultimo Dromon, ancora leggermente claudicante, dopo essere stato ferito e tempestivamente guarito dal Diacono.

Così la compagnia si riunisce tutta in quello che appare agli occhi indagatori dei sei compari come lo studio privato del Prefetto: il quale, da par suo, sta rovistando freneticamente nei cassetti di una scrivania, dopodiché, alzando lo sguardo verso gli avventori, sogghigna maligno e ingolla un liquido lattiginoso da una boccetta, infine, bevutone tutto il contenuto ed asciugandosi la bocca sulla manica, con voce roca ringhia: “Stupidi sciocchi… Davvero pensavate di potermi fermare?!?…”

Evidentemente la fiala esaurita da Schiafano conteneva un’ultima dose del siero preparato da Bellisarius per la creazione dei “Militi Supremi”, poiché davanti agli occhi stupefatti degli inquisitori che hanno appena irrotto nella stanza il corpo di Schiafano inizia a contorcersi e ribollire, i suoi muscoli prendono a gonfiarsi e la sua statura cresce a dismisura, nonostante la posizione rannicchiata. Ricordandosi dell’esperienza vissuta con Acratetus, i sei compagni d’arme intuiscono immediatamente cosa stia succedendo, ed il più lesto è proprio Palamede, che afferra la sua spada e l’affonda con forza nella spalla del Prefetto. Tuttavia la crescita repentina del corpo del mutante è tale per cui la lama del Cadetto vi rimane intrappolata, e poi strappata dalle mani di chi l’impugnava quando Schiafano si alza in tutta la sua nuova e gigantesca statura.

Sbavando e ruggendo, l’energumeno si avventa con furia incontrollata sui suoi accusatori e la battaglia avvampa: il vigore sovrumano del mutante quasi soverchia le già provate forze dei sei giovani indagatori, che quasi soccombono alla veemenza dei suoi dissennati attacchi, ma ad un tratto esso inizia ad espettorare bile nera, mentre le sue membra prendono nuovamente a ribollire, come scosse dall’interno. Il colosso di carne è sempre più furente, nonostante l’evidente collasso di cui è preda, e sputando sangue nero fende l’aria coi suoi pugni, mentre si accascia al suolo senza più energie. Sotto lo sguardo sbigottito dei sei giovani, infine, con un ultimo rantolo di livido atrabile il Prefetto schianta, lasciando riversa sulla scrivania la sagoma prosciugata di quella che è ormai solo un’ombra del corpulento Prefetto.

È il Cadetto il primo a riprendersi dall’obbrobrioso spettacolo, e con saldezza di nervi, rapidamente si assicura che il cadavere di quell’aborto d’uomo non possa risorgere come non-morto. Dopodiché la compagine di provetti investigatori perquisisce lo studio del defunto in cerca della fibbia del Barone De’Legati,  di cui la sua vedova ha parlato loro durante il loro penultimo interrogatorio, e la trovano in uno scomparto nascosto, tenuta come un trofeo in un astuccio appositamente confezionato. Tuttavia il vero tesoro è un altro: nel doppiofondo di un cassetto dello scrittoio del defunto Prefetto, i nostri rinvengono un Registro Contabile segreto su cui sono riportati dettagliatamente tutti i movimenti di denaro e gli scambi effettuati per portare avanti il protocollo “Milite Supermo”, prova schiacciante e definitiva per imputare senza scampo la figura di Schiafano come quell’Alto Committente che stava pianificando un colpo di mano a La Cittadella…