Uno strano pedinamento

Mentre la Madamigella vive il suo primo appuntamento con il figlio del Conte, i suoi compagni di avventure si ritrovano nella loro nuova base operativa per fare il punto della situazione e pianificare le prossime mosse.

Di comune accordo iniziano stilando una lista di sospettati che potrebbero essere il famigerato “Alto Committente”: il Prefetto della Torre Schiafano Degli Opliti, il Vicario del Visconte Dolus Lantanus, il Visconte Cassianus Dei Torvi stesso e perché no? La Baronessa Domitilla De’Legati, la quale, come suggerito dal Priore Antinous al suo Diacono della Scintilla, potrebbe essersi riferita a lei stessa in forma maschile per sviare eventuali inquisitori.

Tuttavia, tenendo in considerazione ciò che Artus Nepius ha confidato al gruppo, e cioè di aver assistito ad un colloquio notturno tra l’alchimista Bellisarius ed un losco figuro paludato con un pastrano nero, e, considerate le circostanze di quell’incontro sospetto, facendo l’ipotesi plausibile che il misterioso confabulatore in nero potesse essere l’Alto Commissario, il fratello maggiore del povero Acatartus ha descritto quell’individuo come indubitabilmente maschio, indizio che escluderebbe la nobildonna dalla lista dei sospettati.

In ogni caso l’intera compagnia è concorde nel dover tenere sott’occhio tutti i personaggi nell’elenco, ma in particolare il Prefetto, che, a detta di tutti, è quello che sembra adattarsi meglio al profilo dell’Alto Committente da loro stilato con le informazioni in loro possesso.

Tuttavia il primo giro di controllo per il quale il gruppo opta è una ronda discreta alla casa d’aste clandestina Arcana, anche solo per vedere se per caso ha riaperto i battenti. Così Palamede, Terione, Dryas ed il nuovo aggiunto Artus, si recano al Vicolo dei Conciatori per un’ispezione discreta. Tuttavia si rendono subito conto di aver scelto male il momento, ossia il primo pomeriggio: in pieno giorno, infatti, il rione è tutto un fermento di artigiani, fattorini, commercianti, acquirenti, venditori e semplici cittadini che vanno avanti e indietro per le vie, anche quella laterale, sulla quale sono nascosti gli accessi segreti della casa d’aste clandestina. Immediatamente il gruppo decide di dare solo un’occhiata veloce e poi andarsene, con il proposito di ritornare eventualmente in orario notturno.

D’altronde sulla porta d’entrata della bottega di conceria che funge da facciata dell’Arcana, campeggia ancora il medesimo cartello che avvisa la chiusura temporanea dell’attività per non meglio specificati “lavori di manutenzione”. Tuttavia, ad un esame visivo dell’interno dalla vetrina del negozio, Dryas ha la sensazione di cogliere del movimento all’interno, ma potrebbe essersi ingannato, visto che gli altri non hanno né visto, né sentito nulla. In conclusione, perciò, il gruppo decide di ritornare alla base.

Una volta giunti nel vicolo della ex-casa dell’alchimista, però, la comitiva trova una sorpresa: ad attenderli all’entrata del loro quartier generale, c’è una figura in divisa da escursione che si presenta subito come Dromon Riparius Sinestirpis, Agente del Corpo di Vigilanza del Flumenost. Il Diacono ed il Cadetto accolgono il forestiero con cortesia, invitandolo ad entrare e a raccontare loro il motivo della sua inattesa “visita”. Sedutisi al tavolo dell’ampio salotto – ora riordinato – i quattro compagni di avventure si mettono in ascolto della storia del nuovo sopraggiunto: Dromon, mostrando una lettera d’incarico dell’Ispettore del Dipartimento di Vigilanza Justus Creonte, spiega che egli è stato mandato in città per aggregarsi al loro gruppo di indagine poiché la pista che egli sta seguendo sulle tracce dei loschi traffici della Corporazione della Spezia – una nota gilda criminale di trafficanti di droghe ed ingredienti rari ed illegali che opera fuori le mura de La Cittadella – sembra condurre ad alcuni commerci particolarmente specifici all’interno dei bastioni cittadini.

In modo abbastanza repentino, la compagine di avventurieri individua questi traffici “particolari” come collegati agli esperimenti del defunto alchimista e quindi, collegati al protocollo del “Milite Supremo” su cui essi stanno appunto indagando. Stabilita quindi l’associazione d’intenti, il gruppo accoglie tra le sue fila il nuovo Collaboratore, assicurandogli pieno appoggio in cambio del suo aiuto e delle sue eventuali informazioni utili riguardo al caso che loro stanno seguendo.

Dopo aver aggiornato l’Agente Dromon sui fatti e le persone sospettate di essere il fantomatico Alto Committente, i cinque compagni d’indagine decidono di cambiare i loro piani per quella sera e, anziché tornare all’Arcana, ombreggiare direttamente il loro principale sospettato: il Prefetto Schiafano. Il Diacono, acciò, tenta una divinazione per trarre informazioni sui suoi eventuali movimenti serali ed interpreta i segni che ottiene come una probabile sortita dalla Torre del loro indagato per quella sera stessa. Quindi il gruppo si reca alla Torre del Registro e si divide per piantonare tutte le possibili uscite dal palazzo della Guardia Cittadina: il Cadetto Particolare sorveglierà la via interna, che passa attraverso le caserme, mentre gli altri quattro investigatori sorveglieranno le uscite dirette dalla Torre, dividendosi in due coppie, il Farmacista ed il Collaboratore sorveglieranno l’accesso principale al di qua del Ponte dei Militi, invece il Diacono ed il Molosso terranno sotto osservazione l’uscita secondaria, mimetizzata oltre il medesimo ponte coperto.

L’attesa si allunga fino a sera inoltrata, quand’ecco che dall’uscita sul retro della Torre, Terione ed Artus notano sortire la figura di un uomo corpulento paludato in un pastrano nero, che si affretta con fare sospettoso verso i vicoli più bui che si allontanano dal Corpo di Guardia cittadino. Immediatamente la coppia di sorveglianti avverte i due compagni rimasti all’uscio principale di unirsi a loro, ma non possono perdere tempo per avvisare anche il Cadetto restato all’interno dell’edificio, così decidono di seguire il Prefetto da soli e di raccontare solo in seguito a Palamede i motivi del loro comportamento.

L’inseguimento si prolunga per diverso tempo ed i quattro compari riescono a non perdere le tracce del loro obiettivo che, da par suo, si muove in modo furtivo, ma estremamente rapido. Il pedinamento li conduce attraverso le vie più inusitate della città notturna, fino a raggiungere il piazzale antistante il parco cittadino, davanti la cui cancellata sosta una carrozza in attesa: il Prefetto arresta la sua rapida marcia al limitare del piazzale, quindi raddrizza la sua postura, tira indietro il cappuccio ed avanza con fare sicuro verso la carrozza, la cui porta si apre per permettergli di salire.

Subito il veicolo parte, spiazzando i quattro inseguitori che non hanno modo di poterlo inseguire alla velocità a cui esso si muove. È Dryas che tranquillizza i compagni dicendo loro di ritornare alla base operativa: sarà lui stesso a pedinare il veloce cocchio, dopodiché, davanti agli occhi sbalorditi dei compagni, pronuncia un arcano sortilegio ed assume la forma volante e notturna di un Chirotauro – un piccolo mammifero dalle ali membranose capace di vedere anche nel buio – e spiccando il volo si mette proprio al di sopra della carrozza.

L’inseguimento aereo si protrae in modo erratico per un tempo notevole, poiché l’agile cocchio segue un itinerario lungo ed ampio che però alla fine ritorna nei pressi della Torre del Registro, poco lontano dall’uscita secondaria dalla quale era sortito il Prefetto. Il veicolo si ferma in un incrocio distante qualche decina di metri dal Ponte dei Militi e qui scendono il Prefetto accompagnato da una figura incappucciata esile e slanciata, indubbiamente femminile.

Il Farmacista riprende svelto la forma umana e si affretta a seguire la coppia che si incammina rapida nell’ombra puntando decisamente verso l’entrata sul retro della Torre, ed è proprio mentre il Prefetto fa strada alla sua accompagnatrice all’interno dell’alto mastio, che questa, prima di scomparire nel buio dell’edificio, si volta indietro per controllare che nessuno la stia osservando. Dryas è nascosto nell’ombra al sicuro da ogni sguardo, ma il suo volto sbianca quando riconosce, sotto il cappuccio della mantella della donna, il viso avvenente della baronessa Domitilla…