La visita alla biblioteca

Dopo il primo appuntamento la Madamigella incontra nuovamente i suoi amici nella loro base operativa: non li vede da dopo il funerale del piccolo Agras e vuole essere aggiornata sulle ultime novità. Ma anche lei ha qualcosa da raccontare loro, Angelica infatti pretende un resoconto dettagliato sul suo incontro romantico con il Figlio del Conte e così Aureliana mette a parte i suoi compagni sul tè condiviso in casa sua, ma soprattutto sullo strano momento vissuto con Valente e delle sue enigmatiche frasi, e a tale proposito confessa un pochino di apprensione riguardo al loro prossimo incontro in biblioteca.

Il Diacono Terione allora cerca di rassicurarla, offrendosi come sua scorta aggiunta all’appuntamento successivo, visto che, oltretutto, la Biblioteca è territorio della Certosa ed egli “giocherebbe in casa”. All’offerta dell’amico si aggiunge anche quella del Cadetto Palamende, il quale ci terrebbe ad essere presente, al che anche la Cercatrice dichiara che lei vorrebbe assistere l’amica, magari non proprio come accompagnatrice, ché non sarebbe conveniente, ma comunque tenendosi in disparte pronta ad intervenire in caso di necessità.

La Madamigella accetta di buon grado le offerte dei compagni, anche perché sarà sua madre Amarillia a farle da chaperon e farla scortare dal Diacono – come rappresentante della Certosa – e dal Cadetto – come rappresentante del Corpo di Guardia – darebbe notevole lustro alla sua famiglia in quel contesto, anche agli occhi del suo corteggiatore. La presenza discreta dell’amica Angelica, inoltre, le darebbe un’ulteriore dose di tranquillità, non solo perché ne riconosce il valore di acuta osservatrice, ma soprattutto perché un’altra presenza femminile a lei più vicina d’età la metterebbe maggiormente a suo agio. Così è deciso: al secondo appuntamento Terione e Palamede affiancheranno sua madre Amarillia, magari tenendola un po’ a bada per lasciare un po’ più di spazio ai due innamorati, mentre Angelica sarà il suo discreto supporto morale.

Giunge il giorno dell’incontro ed il Figlio del Conte si presenta bello come non mai davanti all’entrata della biblioteca, saluta le dame appena sopraggiungono lasciando trapelare stupita ammirazione per l’onorevole scorta del Diacono e del Cadetto: l’appuntamento non poteva cominciare in modo migliore. Ed una volta all’interno dell’edificio continua con ancora più gradevolezza e trasporto da parte di entrambi i due protagonisti, alternando fascino ed intimità a brevi momenti d’ilari facezie mentre si aggirano lentamente per i locali pieni di librerie.

Giunti però ad un’ampia sala di lettura, Aureliana volge lo sguardo intorno e si accorge che, in un tavolo in fondo alla sala, si trovano la piccola Contessina Verbena e la sua Damigella di Compagnia intente alla lettura di un testo insieme alla loro Dama Istitutrice – nella figura della quale ora la Madamigella riconosce quella donna vista uscire insieme alle due bambine ed al suo attuale corteggiatore al famoso ballo dell’attentato alla Baronessa Domitilla – e stupita si volta verso il Figlio del Conte per chiedere se sapesse della loro presenza, ma non appena si gira vede che anche il suo spasimante ha notato la presenza di sua sorella e delle sue accompagnatrici e d’un tratto muta improvvisamente atteggiamento: il suo volto si sbianca ed il corpo si irrigidisce, proprio come è successo al primo incontro a casa Cælatoris, quindi subito dopo si guarda intorno con apprensione, come se volesse accertarsi di non essere osservato e stesse per compiere un gesto pazzo.

La Madamigella intuisce cosa stia per accadere e lancia uno sguardo complice al Cadetto e al Diacono: devono distrarre la Madre. I due comprendono al volo e si parano davanti ad Amarillia in modo che non possa vedere i due spasimanti, dopodiché Valente prende delicatamente, ma in modo fermo, Aureliana per un braccio e la conduce gentilmente, ma con determinazione, in disparte, tra due alte librerie deserte, e qui, con un velo di disperazione nella voce le sussurra: “La scelta di questo posto forse non è stata una buona idea Aureliana, me ne dolgo affatto…”. Poi, prevenendo lo stupore della Madamigella, aggiunge subito: “Mia madre amava questo posto… l’ha promosso lei lo sapete? Ma ora vedo la sua presenza ovunque…”. Quindi con tono sempre più assente, come se stesse parlando ad un invisibile interlocutore: “I suoi occhi mi scrutano… Vuole che io le renda il suo giocattolo… Lei rivuole il suo tesoro…”. Infine abbassa lo sguardo e riprendendo a parlare direttamente alla Madamigella afferma: “Ma forse la colpa è mia, dovrei semplicemente obbedirle, non credete? Sarebbe più facile, ma come potrei adesso… ora che vi ho conosciuto…”.

Valente rialza di scatto lo sguardo e punta i suoi occhi cerulei in quelli di Aureliana prendendole entrambe le mani tra le sue e stringendole delicatamente, dunque confessa: “…Ora che…Vi amo…”.

Un breve silenzio tra i due spasimanti, poi l’erede del feudo prorompe in una supplica piena di sommessa angoscia: “Oh, Aureliana, aiutatemi ve ne prego… Voi dovete avere fiducia nei miei sentimenti per voi… Sono davvero sinceri… Con voi sento ritornarmi le forze… Voi mi rendete la libertà… Non abbandonatemi ve ne supplico…”. Dopodiché lascia le mani di lei, distoglie lo sguardo e voltandosi intorno si riprende: “Ma ora si è fatto tardi… Sarà meglio per voi che vi riaccompagni al vostro cocchio”. E facendo strada alla Madamigella ancora in preda ad una tempesta di emozioni e di pensieri il Figlio del Conte l’accompagna fuori dal loro nascondiglio, giusto in tempo per mostrarsi ricomposto allo sguardo indagatore di sua madre e dei suoi accompagnatori.

Aureliana è ancora stordita dall’accaduto, ma riesce comunque a gettare un ultimo sguardo alla sala di lettura prima di uscirne, quasi trascinata dal suo corteggiatore, e si accorge che la sorella di lui e le sue accompagnatrici hanno lasciato anch’esse la stanza e non si vedono più…

Mentre Valente accompagna la fanciulla ed il suo seguito verso l’uscita della Biblioteca, Aureliana incrocia lo sguardo dell’amica Cercatrice intenta a sfogliare con noncuranza le pagine di un piccolo volumetto, e cerca di comunicarle con gli occhi il suo sconcerto per ciò che è appena accaduto: Angelica evidentemente comprende che qualcosa non va, poiché posa distrattamente il testo che ha in mano e si accoda sveltamente ed in silenzio al piccolo corteo in uscita.

Giunti all’esterno dell’edificio il Figlio del Conte riaccompagna garbatamente la Madamigella e sua Madre alla loro carrozza, salutandole con la solita impeccabile cortesia, ma lasciando alla sua innamorata l’ultima immagine di un sorriso forzato unito ad uno sguardo triste, dopodiché si congeda con deferenza dai suoi onorabili accompagnatori e risale rapidamente sul suo cocchio abbandonando velocemente la scena…