L’inaspettato sodalizio

Dopo la sera delle esequie del fanciullino Agras, il Diacono Terione, il Cadetto Palamede ed i loro compagni, hanno avuto modo di conoscere meglio la storia del barbaro Artus, scoprendo dal suo stesso racconto di come egli sia giunto dal Keltoi proprio sulle tracce del fratello minore scomparso.

Egli narra di come il suo villaggio sia stato razziato dai briganti, i quali hanno ucciso i suoi genitori e rapito il piccolo Agras per rivenderlo alla Gilda dei Mandriani. Di come lui sia sopravvissuto alla devastazione ed alla strage del suo paese perché si trovava fuori per una battuta di caccia e di come, una volta scoperto cosa fosse successo alla sua famiglia, abbia seguito le rotte dei mercanti di schiavi fino a giungere a La Cittadella.

Dopo aver udito commossa il racconto della sua ordalia, Angelica sollecita i compagni a raccontare ad Artus cosa è successo al suo povero fratellino e, ricevuto il loro consenso, spiega al barbaro del nord tutto quello che hanno scoperto sul piccolo Agras: della sua trasformazione in Acatartus e della successiva mutazione in Acratetus, di come essi l’hanno liberato dalla sua prigionia pietrificata ed infine di come egli si sia sacrificato per salvare loro la vita nelle caverne sotto la loro base operativa.

Artus ringrazia i suoi nuovi compagni per avergli raccontato di suo fratello, ma soprattutto di essersi premurati di dargli una degna sepoltura, infine confida loro che, conclusa la sua missione di ritrovare il piccolo Agras, da quel momento in poi passerà alla successiva: vendicarne la morte e sterminare coloro che lo hanno reso schiavo, ossia la Gilda dei Mandriani.

I cinque avventurieri annuiscono in silenzio, promettendo di aiutare come è in loro facoltà il guerriero nel suo intento, ma accennandogli anche che al momento sono impegnati in un’indagine che potrebbe collimare con la sua missione e di informarli, se possibile, se mentre cercava suo fratello, avesse conosciuto o avuto informazioni riguardo Bellisarius ed i suoi traffici.

Artus allora spiega che, una volta giunto in città, all’inizio paresse che le tracce sugli spostamenti di Agras finissero nel nulla, come se fosse sparito e basta, ma poi, bazzicando i bassifondi dei quartieri urbani più malfamati in cerca di notizie su che fine avesse fatto la partita di schiavi bambini condotta dentro le mura de La Cittadella, è riuscito a scoprire che alcuni di essi erano stati visti scomparire nel vicolo della casa dell’alchimista.

Artus allora ha piantonato l’edificio seguendo di nascosto tutti gli spostamenti di Bellisarius, ed osservando perfino le sue capatine di soppiatto alla casa d’aste clandestina dell’Arcana. Quindi ha iniziato a indagare anche sulla figura del suo direttore, il Vicario del Visconte Dolus Lantanus, notando dei suoi numerosi contatti con le organizzazioni criminali sia nella città che fuori di essa.

In particolare, una notte, ha visto il defunto alchimista confabulare con un misterioso personaggio impaludato in un pesante pastrano nero, difronte al quale Bellisarius mostrava un eccessivo ossequio e dal quale sembrava come sollecitato a concludere un affare o un lavoro. Immediatamente il Cadetto incalza il Molosso del Keltoi per sapere chi fosse quel misterioso quanto sospetto individuo, ma Artus gli risponde di non saperlo, ovviamente, epperò di averne intravisto il volto alla luce di Luna Chiara e di essere in grado di riuscire a riconoscerlo, se dovesse vederlo nuovamente.

A quel punto Terione e Palamede incrociano simultaneamente i loro sguardi ed annuiscono l’un l’altro come se avessero avuto e condiviso la medesima idea, ma è il Diacono a parlare per conto di entrambi ed inizia a raccontare a grandi linee le indagini che lui ed il Cadetto stanno portando avanti con i loro compari ed in particolare di una corta lista di sospettati che hanno intenzione di tenere sotto più stretta sorveglianza poiché, spiega, potrebbero essere coinvolti in un pericoloso complotto per destabilizzare La Cittadella; senza indugiare in ulteriori dettagli, ma concludendo che, con molta probabilità, se riuscissero a scoprire chi si nasconde dietro a tutti questi traffici, troverebbero anche chi è stato a commissionare all’alchimista gli esperimenti fatti su Agras ed i suoi compagnetti di sventura.

Saputo ciò, il nordico combattente, propone allora ai cinque avventurieri una sorta di patto di collaborazione: egli aiuterà loro nelle indagini che hanno in corso ed essi aiuteranno lui ad estirpare la Gilda dei Mandriani, vendicando suo fratello e tutte le vittime degli obbrobriosi crimini di quella compagine di schiavisti: essi accettano subito di buon grado il sodalizio con il corpulento barbaro, e da quel momento Artus Nepius viene annoverato ufficialmente nel loro gruppo.