Il pomeriggio stesso del giorno in cui hanno concluso l’esplorazione dei sotterranei, mentre ancora coi suoi compagni stanno finendo di “traslocare” i “ritrovamenti” al piano terra del loro quartier generale, il Diacono Terione riceve una missiva da un messo della Certosa per conto del Priore Antinous stesso, il quale lo convoca per il mattino successivo all’Acrocoro, per fare un resoconto sull’insediamento nella ex-casa dell’alchimista.
Anche il Cadetto Palamede sa che entro sera dovrà consegnare il suo rapporto al suo referente presso la Guardia Cittadina, l’Armigero Costante Dei Bastioni, per cui insieme al Diacono si riunisce con tutti i suoi compagni per stabilire una versione concorde da comunicare ai propri superiori. Entrambi i ragazzi tuttavia, si sentono obbligati a denunciare la presenza del laboratorio segreto dell’alchimista, delle caverne sotterranee e del recupero del cadavere del povero Agras Nepius, a cui vogliono rendere degna sepoltura, ma decidono comunque di non entrare troppo nei dettagli di tutte le loro scoperte, almeno per adesso.
Il mattino seguente, dunque, Terione si prepara a fare rapporto al Priore, determinato a non sbottonarsi troppo, tuttavia raccoglie nella sua borsa tutti i documenti ritrovati e la reliquia recuperata nei sotterranei della casa, poiché dopotutto egli si fida di Antinous e la sua indole onesta ed ingenua lo richiama ad essere previdente, nel caso gli venissero richieste prove a conferma delle sue parole. Una volta pronto, perciò, si presenta di buon’ora alla soglia del Parlatorio, presso l’Acrocoro, la residenza privata del Priore. Quivi viene prontamente ricevuto e, una volta espletate le formalità di rito, i due sacerdoti si siedono uno dirimpetto all’altro, pronti a cominciare, ed è Antinous a parlare per primo:
– Allora figliolo, cos’hai da raccontarmi a proposito dell’insediamento nella vostra nuova “sede”?
– Vede Padre, di sorprese ce ne sono state parecchie, a cominciare dal Messo del Consiglio che ci ha consegnato le chiavi: non sappiamo il suo nome, ma ci ha detto di essere il “Braccio destro del Visconte”, ed abbiamo il sospetto che sia Dolus Lantanus, lei può confermarcelo?
– Sì, figliolo, quello è proprio Dolus Lantanus, e sapessi quanto ha brigato per essere incaricato della consegna delle chiavi…
– In effetti, quando ci ha consegnato le chiavi ci ha anticipato in maniera velata che avremmo trovato delle “sorprese” all’interno della casa: pareva che sapesse molte cose…
– Infatti: è un uomo che ha molte “conoscenze”, e le sue trame spesso non sono proprio chiare…
– Per caso è invischiato anche con la Gilda del Nodo?
– Più che invischiato figliolo, più che invischiato… Ma continua, ti prego, il tuo racconto…
– Dunque Padre, non mi dilungherò in dettagli superflui, ma nella casa dell’alchimista abbiamo scoperto un passaggio che conduceva ad un laboratorio sotterraneo nel quale Bellisarius praticava alcuni esperimenti, anche se non sappiamo da quanto tempo, ma da ciò che abbiamo compreso questi esperimenti non hanno avuto successo, almeno non prima che fosse ucciso dall’Assassino con la sua famiglia. Abbiamo rischiato la vita in quel laboratorio nascosto, ma lo abbiamo liberato dai cadaveri rianimati delle sue cavie, erano tutti bambini… Inoltre abbiamo scoperto un ulteriore piano nascosto al di sotto di questo laboratorio e vi ci siamo introdotti…
– Continua figliolo…
– Béh, Padre, in poche parole abbiamo scoperto che sotto il laboratorio sotterraneo dell’Alchimista si articolano delle grotte naturali nelle quali Bellisarius buttava gli scarti dei suoi traffici in pasto ad una bestia spazzino, un Rupofago, ma è stato messo fuori combattimento ora…
– Capisco… Continua, ti prego…
– Esplorando le grotte abbiamo scoperto un’altra cosa interessante…
– Ah sì…? Dimmi pure figliolo: non temere, ti ascolto…
– Dunque: le caverne erano adiacenti ad un tempio sotterraneo scavato direttamente nella roccia, ed erano popolate da una specie di setta monastica, ma noi l’abbiamo trovata tutta estinta ormai, ed i monaci erano già deceduti e tramutati in non-morti…
– Aspetta figliolo, hai detto che si trattava di una “setta monastica”: lo hai dedotto tu o hai scoperto qualcosa, o qualcuno, che te ne ha dato prova?
A quel punto il giovane Diacono decide di aprirsi al suo Priore e descrive dettagliatamente tutto ciò che lui ed i suoi amici hanno trovato nelle caverne e nel tempio sotterraneo, mostrando ad Antinous il diario di Baryos e chiedendo delucidazioni in merito alla storia dei “Cenobiti del Silenzio Infranto”. Il Priore sfoglia il diario per un momento, quindi racconta al suo protetto tutta la storia del diacono eretico e dei suoi seguaci. Finita l’esaustiva esposizione Terione domanda:
– Padre, Baryos scrive nel suo diario riguardo al Priore dell’Acrocoro che era in carica al suo tempo, e da quello che abbiamo visto nel tempio, si tratta davvero di parecchi anni fa… Tuttavia cita il suo nome… Si tratta forse di un caso di omonimia?
– No figliolo, fui proprio io ad avere a che fare con Baryos. In verità io sono il primo Priore dell’Acrocoro, e fino ad ora, anche l’unico: vidi in Baryos la Scintilla del potere miracolare ed ho creato per lui il ruolo di Diacono, lui fu il primo e l’unico, fino al tuo arrivo… Ma tu vuoi sapere un’altra cosa, vero? Tu vuoi sapere come faccio ad essere ancora vivo e a dimostrare un’età così giovane rispetto agli anni che dovrei avere secondo questo diario, vero? Ebbene, figliolo, il fatto è che sono “affetto” da una certa longevità…
– In che senso, Padre: non mi dica che anche lei può fare miracoli?!?
– No Figliolo, io non faccio miracoli: io SONO il miracolo…
– ?!?…
– Vedi figliolo: io non sono originario della Pigònia, ma sono nato in Viridia. Un giorno – avevo forse sette o otto anni – ero con la mia sorella gemella nella radura di un bosco a giocare, quando un giovane unicorno ci ha sorpresi; io gli sono corso incontro per accarezzarlo, ma mia sorella si è spaventata e mi ha gridato di fermarmi; l’unicorno evidentemente si è spaventato a sua volta e per difendersi mi ha caricato e mi ha trafitto con il suo corno, tramortendomi, dopodiché è fuggito. Io sono stramazzato al suolo mezzo morto, ma non solo: come sai il tocco del corno di un unicorno ha proprietà magiche che hanno effetto sull’età fisica ed io perciò sono ringiovanito fino a tornare neonato proprio sotto gli occhi di mia sorella. Tuttavia ero ferito mortalmente, così la mia gemella mi ha riportato di corsa a casa, dove mia madre mi ha soccorso prontamente, riuscendo a salvarmi la vita. Però un po’ della magia del corno di quella giovane e meravigliosa creatura deve essermi entrata nel sangue, perché da quel momento ho iniziato a ricrescere molto lentamente. Mia madre morì di vecchiaia quando mia sorella era già adulta, ma io ero ancora un bambino, perciò mia sorella iniziò a farmi da madre, ed in un certo senso sacrificò la sua vita per accudirmi prima che io raggiungessi un’età in cui fossi indipendente, ma quando crebbi abbastanza, la mia gemella se ne andò, abbandonandomi. Allora capii che da anni nutriva una sorda invidia nei miei confronti: lei sarebbe diventata vecchia e sterile, mentre io sarei rimasto giovane per chissà quanto, forse per sempre… Evidentemente non poteva più sostenere la mia presenza, così se ne andò ed io, per quanto la cercai, non la ritrovai mai, fino a quando la diedi per morta e mi rassegnai. Tuttavia nel mio peregrinare in cerca di mia sorella giunsi a La Cittadella, quando ancora la città era giovane, e qui incontrai una piccola comunità di persone che si occupavano degli altri con grande carità e custodendo un perenne silenzio: mi accolsero tra loro e ben presto divennero come una famiglia per me, per cui iniziai a sentirmene responsabile. D’altronde, sebbene sembrassi ben più giovane di loro, in realtà avevo un’età ed un’esperienza di gran lunga maggiore. Così ebbi l’idea di dare una casa a questo eterogeneo gruppo di monaci senza tetto e mi diedi da fare per promuovere la costruzione della Certosa, ed il popolo de La Cittadella fu contento di potersi sdebitare di tutto il bene che costoro facevano nella loro città. Una volta edificata la Certosa, poi, i monaci iniziarono a costruire le loro cellette abbarbicate sulle mura, la comunità crebbe ed in questo modo nacque l’Ordine dei Vigilanti di Pietra. Infine fui eletto Priore. Il resto è storia: compreso lo scisma di Baryos.
– Quindi Padre, lei…
– Sì figliolo: sono molto vecchio. Ho poco più di centoventi anni, ma come vedi li porto benissimo: ne dimostro meno della metà… Quando ero giovane, per esempio, i morti restavano morti, non come ora… Ma torniamo al tuo resoconto adesso… Per caso figliolo, nel tempio sotterraneo avete trovato qualcosa che sembrava appartenere alla Certosa, tipo un tesoro o una reliquia?
Terione tentenna un po’, quindi abbassa tutte le residue reticenze ed estrae il cubo di granito per mostrarlo al suo Priore.
– L’hai recuperato?! Eccellente figliolo, eccellente! Tutto ciò che avete ritrovato nei sotterranei potete tenerlo senza timore, ma questo appartiene alla Certosa: è un artefatto di nessun valore, ma molto importante per la sicurezza dell’Ordine e della città intera.
Antinous quindi spiega al Diacono che il cubo è una sorta di termometro cromatico che cambia colore a seconda della situazione in cui si trova la Certosa, l’Ordine dei Vigilanti di Pietra ed in buona sostanza tutta la Cittadella. Il cubo di per sé non mostra nessuna proprietà, ma se messo vicino all’altare della Certosa entra in risonanza con esso ed assume una colorazione particolare a seconda delle circostanze subito prossime alle presenti: se la Certosa, l’Ordine o La Cittadella sono al sicuro, ad esempio, il suo colore rimane quello naturale, ossia grigio, se invece un pericolo incombe su di essa, o un evento favorevole si approssima, il cubo muta colore. Il Priore aveva iniziato anche a compilare una specie di legenda per interpretare la temperatura cromatica del cubo, ma non ha potuto proseguire i suoi studi perché Baryos lo ha rubato. E l’eretico ha rapinato proprio il cubo tra tutti i tesori della Certosa perché era quello che avrebbe avvertito il Antinous del pericolo che la sua setta avrebbe costituito per la Certosa, l’Ordine e la città intera.
– Anche per questo, figliolo, sono stato costretto a lanciare l’anàtema sul diacono scismatico: per costringerlo a muoversi nell’ombra ed evitare che potesse fare ulteriori proseliti con le sue eresie, portando grande disgrazia sull’intero feudo. Ecco perché lui, dopo essersi nascosto nel sotterraneo, non poteva più uscirne, ma solo i suoi quattro seguaci potevano fare rapide escursioni sulla superficie, eludendo temporaneamente la maledizione. Poi però, a quanto pare, sono stati soggiogati dal loro falso idolo ed hanno accolto la loro prigionia sotterranea…
– Mi scusi Padre, ma la maledizione che lei ha lanciato sull’eretico… Non mi ha appena detto che lei non fa miracoli?
– L’ho detto perché è la verità, figliolo, e lo ripeto: non faccio miracoli, io sono il miracolo… Da quanto ho compreso col tempo, la magia dell’unicorno ha lasciato nel mio sangue qualcos’altro oltre ad una straordinaria longevità: in alcune particolari circostanze sulle quali non ho un controllo cosciente, alcuni miei gesti o certune mie parole producono effetti portentosi, che hanno del miracoloso… Evidentemente l’anàtema che ho scagliato sul diacono eretico quando mi ha tradito è stato uno di questi…
– Capisco… Ma quindi il cubo l’ha creato lei?
– No, figliolo, il cubo è stato intagliato come una sorta di testimonianza della fondazione della Certosa da un avanzo del granito quando è stato scolpito il suo altare. Io ho scoperto per coincidenza le sue proprietà osservandone per la prima volta un leggero cambiamento quando l’ho deposto nelle vicinanze dell’altare… Vieni, ti faccio vedere…
Allora il Priore si alza ed invita il suo protetto a seguirlo nella Cattedrale, dove gli mostra come si comporta il cubo quando entra in risonanza con l’altare, ed è lì che, sotto gli occhi stupiti di entrambi, una volta avvicinato all’altare della Certosa, il cubo muta il suo colore dal normale grigio ad un viola sempre più intenso.
– Ha visto padre?! Il cubo è diventato viola! Cosa significa, lei lo sa?
– Purtroppo sì figliolo, significa che un pericolo incombe sul feudo: e se non ricordo male è di natura politica, una rivoluzione o qualcosa del genere…
Terione, davanti a quella rivelazione, non può fare a meno di mostrare la missiva del misterioso Alto Committente ad Antinous e raccontargli del presunto colpo di stato forse in programma nel feudo.
– Probabilmente allora è questo il motivo del cambiamento del cubo: hai fatto bene a parlarmene figliolo… E a ben vedere, forse, è stato provvidenziale il delitto della Strega: uccidendo l’Alchimista ha rovinato i piani di chi sta tramando un colpo di mano a La Cittadella, fermando di fatto gli esperimenti volti a creare un esercito di “Militi Supremi”…
– Già… Ma a proposito della Strega, non ha mai sospettato che potesse essere sua sorella? Il fatto che cercasse di ringiovanire mi dà da pensare…
– Sì figliolo, per un momento ho avuto anch’io un dubbio, anche se è davvero improbabile che mia sorella possa essere ancora viva. E comunque oramai la strega è estinta, chiunque ella fosse, per cui il problema non si pone più… Non sapremo mai se fosse davvero la mia gemella…
– Anche questo è vero…
– Comunque adesso dobbiamo concentrarci su chi possa essere questo Alto Committente… E non dobbiamo dare per scontato che sia un uomo, poiché riferirsi a se stessi in forma maschile potrebbe essere un falso indizio: magari è una donna…
– A questo proposito…
Il giovane Diacono estrae anche la lettera della Baronessa Domitilla ritrovata addosso al cadavere del carceriere appartenente alla Loggia del Nodo e la mostra al Priore, raccontandogli anche ogni cosa riguardo il finto attentato architettato dalla nobildonna per promuovere la sua proposta politica.
– Mmh, interessante… Quindi è questo quello che è successo in realtà alla festa da ballo a casa del Conte De’Firmis… Allora dovremmo indagare anche sulla Baronessa… Oltreché tenere sotto osservazione i movimenti del Visconte Dei Torvi… E del suo braccio destro, Dolus Lantanus, ovviamente…
– In effetti… Sono tante persone, ma con il Cadetto abbiamo già iniziato ad elaborare un piano…
– A proposito del Cadetto… Figliolo ascoltami: allo stato attuale delle cose occorre che tu stia molto attento alle persone in cui riporre la tua fiducia. Non parlo di Dryas, quel ragazzo è degno della mia fiducia, ma dei tuoi nuovi amici… La Cercatrice ha lavorato per il Visconte, giusto? La Madamigella sembra a posto, è di buona famiglia e sembra sincera, ma non la conosci da molto tempo… Tuttavia quello che mi preoccupa di più è il Cadetto: è tenuto a rispondere agli obblighi di una gerarchia in cui lui è il gradino più basso, è vincolato all’obbedienza ai suoi superiori e qualcuno potrebbe fargli pressioni oppure tentare di manipolarlo… Che lui ne sia conscio o meno: capisci cosa intendo?
– Certo Padre… In effetti nell’ultima missione mi ha avvertito solo all’ultimo momento che non avrebbe potuto partecipare per non meglio specificati – parole sue – “impegni di ruolo”… Anche se sento di poter fare affidamento su di lui, comunque starò attento Padre, glielo prometto…
A quel punto Terione, intuendo che la conversazione sta volgendo al termine, comunica ad Antinous anche il ritrovamento e la liberazione dell’ultimo “esperimento” di Bellisarius, il povero Acatartus/Acratetus, confessandogli come egli abbia salvato loro la vita e di come successivamente abbiano dovuto sopprimerne la versione rianimata come morto-vivente; infine descrive come, una volta definitivamente defunto, il cadavere abbia riassunto le fattezze originali di un fanciullo e che, concordemente, lui ed i suoi compagni avrebbero deciso di consegnarne le spoglie ai monaci della Certosa per celebrarne le esequie in modo degno. Davanti all’accorata richiesta del suo protetto, il Priore si lascia commuovere e concede il suo beneplacito, raccomandandosi però di effettuare la celebrazione al più presto e con discrezione. Per quanto si possa almeno, visto che per il vigente Sacro Patto della Cripta ogni cadavere rinvenuto in città cade sotto la giurisdizione dei Guardiani, i quali son tenuti a scortarne il feretro in silenzio fino alla Piazza della Soglia e qui consegnarne la salma ai Novizi del Rumore presso l’imbocco della Cripta delle Memorie; non proprio una circostanza privata, quindi. In ogni caso Terione assicura ad Antinous che faranno il possibile per mantenere un profilo basso, dopodiché si congeda riconoscente dal Priore, tornando a passo svelto alla sua dimora con un nutrito bagaglio di nuove informazioni su cui riflettere…