Come promesso il Conte Valerius organizza una festa da ballo nella sua residenza a La Cittadella per festeggiare i giovani eroi che gli hanno riportato l’amata figlia, ma coglie anche l’occasione per celebrare la Baronessa Domitilla De’Legati, membro nobile del Consiglio Cittadino che ha recentemente proposto una riforma anticrimine per ostacolare le gilde di malfattori che operano nella città e nei suoi dintorni.
Il Diacono, il Cadetto e la Madamigella hanno raccolto con entusiasmo l’invito al ballo: Terione e Palamede si presentano nelle rispettive “divise” in rappresentanza dell’Ordine dei Vigilanti di Pietra il primo e dei Guardiani del Selciato il secondo; Aureliana, invece, viene accompagnata dai genitori, cogliendo l’occasione del ballo per farsi notare dai giovani dell’aristocrazia cittadina e magari adescare qualche facoltoso titolato con le prospettive di un matrimonio vantaggioso.
Anche la Cercatrice Angelica De’Structoris è presente alla festa: è stata assoldata dal Visconte per indagare sui tre festeggiati, poiché egli sospetta che siano stati loro ad introdursi nell’Arcana, di cui è segretamente il proprietario.

Durante la presentazione della famiglia Cælatoris al Conte ed ai suoi figli, Valente De’Firmis chiede ad Aureliana di riservargli l’ultima danza prima del brindisi finale, e la Madamigella rimane estasiata e rapita dall’avvenenza dell’erede del feudo, tanto che inizia a fantasticare su una possibile relazione con lui. Intanto Palamede illustra a Terione l’identità dei vari ospiti alla festa, inquadrando soprattutto i nobili presenti, tuttavia si accorge dei movimenti discreti ed appartati di Angelica, e ne mette a parte il Diacono: entrambi si accorgono che la Cercatrice osserva da lontano loro e la loro amica Aureliana, così decidono di tenerla d’occhio di contraccambio.
Mentre Aureliana è rapita dal fasto dell’evento e non si perde una singola danza in attesa del ballo con il figlio del Conte, il Cadetto nota il Visconte parlottare con i membri del Consiglio Cittadino e si avvicina discretamente al gruppetto per ascoltare l’argomento della conversazione: scopre così che stanno discutendo del possibile destino della casa dell’Alchimista, la quale forse verrà messa all’asta, poiché non sono stati trovati eredi legittimi in vita delle proprietà del defunto Bellisarius; e intanto nota il sigillo del Visconte sull’anello che porta al dito.
Durante un intervallo tra le danze della Madamigella, Valente le si avvicina ed intrattiene con lei una leziosa conversazione, durante la quale, tra l’altro, rivela che sua sorella la contessina è rimasta molto scossa dal rapimento, tanto che suo padre il Conte ha deciso di accogliere in casa un’orfanella rapita insieme a lei per tenerle compagnia, e le indica chiaramente la piccola Agnese accanto a Verbena.
Nel frattempo la Cercatrice osserva tutto e tutti, tenendosi sempre ai confini della sala, ma ciò non le impedisce di cogliere alcuni dettagli che le allertano i sensi: nota atteggiamenti sospetti tra il personale della casa e presume che possa succedere qualcosa, tuttavia non ritiene i tre personaggi pericolosi o disonesti ed inizia a pensare che il Visconte si stia sbagliando. Mentre osserva il Cadetto, Angelica nota un cameriere che si muove con una rigidità innaturale: il servitore porta la livrea del Conte, ma la Cercatrice riscontra che le scarpe che indossa sono stivali da viaggio usurati, non le calzature leggere della servitù di casa; inoltre, l’uomo non guarda mai la Baronessa negli occhi, ma ne fissa ossessivamente la gola. Passando poi vicino al buffet il suo olfatto percepisce una nota stonata: il vino pregiato offerto dal Visconte per il brindisi finale dovrebbe avere un bouquet fruttato, invece, nell’aria attorno a quei calici specifici, aleggia un odore metallico e dolciastro, tipico dei reagenti alchemici corrosivi, e così capisce che quel vino non è fatto per essere gustato, ma per distruggere. Infine, quando un altro servitore solleva un vassoio con delle tartine sopra la testa di alcuni invitati per passare senza toccarli, la manica della livrea scivola leggermente indietro rivelando al polso l’ombra di un tatuaggio rappresentante un piccolo nodo: la Cercatrice riconosce immediatamente il marchio dell’omonima Loggia, e sa che quel simbolo non appare mai dove non è previsto un omicidio.
Giunge dunque il momento dell’ultima danza e Valente invita Aureliana a ballare: il figlio del Conte è magnetico, eroico e vulnerabile. Confida alla Madamigella il dolore per la perdita della madre Verna e la preoccupazione per la sorella Verbena, e questo crea un legame emotivo fortissimo: Aureliana si perde nel suo abbraccio danzante ed inizia a vedere in lui non solo un nobile ed appetibile contraente per un matrimonio vantaggioso, ma invero un’anima affine.
Quando cessa la musica Valente rimane accanto alla sua compagna di ballo, mentre il Conte suo padre richiama l’attenzione degli invitati per il brindisi in onore della Baronessa, a quel punto Angelica nota un gioco di sguardi tra il servitore sospetto e due guardie ferme vicino alle uscite, le quali hanno la mano destra nascosta sotto il mantello nell’atto forse di impugnare l’elsa di un’arma corta, inoltre, la Cercatrice vede che uno degli invitati estrae un fazzoletto bianco e si strofina il naso tre volte proprio quando il Conte inizia a schiarirsi la voce per il discorsetto di propaganda: è un segnale di sincronizzazione.
Mentre il Conte inizia a parlare il servitore col tatuaggio della Loggia del Nodo raccoglie il vassoio con il vino adulterato del Visconte e si avvicina alla Baronessa, che già protende il braccio per raccoglierne un bicchiere: Angelica intuisce d’istinto l’attentato alla nobildonna e capendo che non c’è tempo, scocca un dardo dal mezzo della folla colpendo il braccio del servitore prima che la vittima prenda il calice intossicato. Il vassoio cade a terra ed il vino adulterato si sparge sul pavimento ribollendo ed emanando un’esalazione mefitica, tuttavia il gesto eroico della Cercatrice scatena il panico tra la folla, che inizia a scomporsi urlando. I sicari complici dell’attentatore già si precipitano in direzione della Baronessa per finirla, mentre il finto servitore ferito estrae un coltello da sotto la livrea e fa per scagliarsi alla gola della sua vittima. Palamede coglie la drammatica urgenza della situazione, capendo che un attentato è in atto, quindi scatta a frapporsi tra l’attentatore e la sua vittima per impedirne l’assassinio.
La Strega, da par suo, assiste alla scena dall’ombra della sala e, seppur sorpresa, si riprende subito ed approfitta del momento di scompiglio per evocare quattro Progenie proprio in mezzo alla sala da ballo: questo è il segnale per l’Assassino, il quale abbandona la sua posizione sotto copertura e si muove velocemente tra la folla terrorizzata per raggiungere la sua padrona fuori dal salone, verso le stanze appartate della casa. In mezzo alla sala da ballo, quindi, si formano quattro pozze nere simili a pece ribollente, da cui emergono altrettante figure antropomorfi simili a ombre ricoperte di pece colante, che subito si muovono in direzione dei partecipanti alla festa che si trovano più vicine a loro.
Aureliana vede il figlio del Conte allontanarsi dalla sala con le bambine ed una figura femminile vestita similmente ai domestici della casa: il prode si fa strada con la spada uccidendo tra l’altro uno degli attentatori con un sol colpo, quindi si dilegua per una porta che dà su un corridoio. Agli occhi della Madamigella, Valente acquista allora un’aura da vero eroe, che in una situazione di estremo pericolo mette in salvo la vita dei più indifesi. Il Conte Valerius, invece, è immobile sul suo palchetto, apparentemente in stato confusionale per la serie di drammatici eventi che ne hanno stravolto la festa: Aureliana ed Angelica se ne accorgono ed accorrono in suo aiuto, ma una delle Progenie si mette in mezzo, ed esse devono combatterla se vogliono salvare il nobiluomo.
Dall’altra parte della sala Palamede e Terione sono impegnati in un combattimento con un’altra Progenie e altri due attentatori, che non desistono a voler uccidere la Baronessa: si battono strenuamente e, anche grazie ai poteri miracolari del Diacono, riescono ad uccidere tutti gli avversari. Intanto che le guardie presenti alla festa finiscono di sterminare attentatori e creature oscure, anche Angelica riesce a colpire letalmente la Progenie contro cui è impegnata, così Aureliana può portare al riparo un Conte ancora esterrefatto; una volta che questi è al sicuro la Madamigella si ricorda che anche i suoi genitori erano presenti nella sala, e corre a sincerarsi che stiano bene anch’essi. In un tempo relativamente breve il combattimento ha termine ed il personale di guardia può riportare l’ordine nella sala, neutralizzando i cadaveri umani cosicché non si tramutino in non-morti.
Palamede, una volta messa in sicurezza la Baronessa Domitilla, si muove velocemente verso il cadavere del primo attentatore della nobildonna, che già sta iniziando e rinvenire come zombi, e con un colpo preciso alla base della nuca lo neutralizza, quindi coglie l’occasione per perquisirne il corpo: sul cadavere, tra le altre cose di ordinaria importanza, trova un documento relativo al trasporto del vino tossico dai magazzini della casa d’aste clandestina, ma la pergamena porta nell’intestazione lo stesso sigillo dell’anello del Visconte.
Il documento recita così: «Trasporto vino alchemico “Riserva dei Torvi” dai magazzini della Casa d’Aste Arcana alla Residenza De’Firmis. Destinatario: Loggia del Nodo. Autorizzazione firmata dal Direttore dell’Arcana, Dolus Lantanus». Mentre una nota a margine asserisce: «Il Visconte non deve sapere del contenuto delle bottiglie, la transazione è già stata saldata dal Direttore dell’Arcana», scagionando quindi Cassianus da una partecipazione attiva all’attentato, ma comunque compromettendone la reputazione.
Dall’altra parte, Aureliana, dopo aver rassicurato i suoi genitori, si ricorda di Valente e delle bambine ed avvisa il Conte, che ancora si appoggia scosso ad Angelica; subito Valerius vuole raggiungere i figli per sincerarsi che stiano bene, così la Madamigella e la Cercatrice lo accompagnano verso le stanze interne. Il Conte raggiunge svelto la stanza di sua figlia, subito seguito da Aureliana ed Angelica, a cui si accodano anche due guardie della casa che hanno seguito il loro padrone quando lo hanno visto abbandonare la sala da ballo.
Tutti insieme irrompono nella stanza lasciata aperta e questo è lo spettacolo che si para davanti ai loro occhi: distesa in mezzo alla stanza la piccola Verbena svenuta, da un lato il corpo avvizzito di una donna, talmente sfigurata da essere irriconoscibile, in un angolo la piccola Agnese in lacrime e scioccata per lo spavento, infine, vicino alla soglia, con il fiatone come se fosse reduce da un combattimento, Valente, con ancora in mano la sua spada insanguinata.
Appena vede il padre, il figlio del Conte subito afferma concitato: “L’Assassino è fuggito dalla finestra! Ho cercato di fermarlo, ma la Strega… Guardate!… Il suo potere l’ha consumata!”. Dopodiché si porta vicino al corpo avvizzito della supposta Strega e con un calcio ne fracassa la testa, che si sbriciola come se fosse di sabbia coagulata. Le vibrazioni del colpo investono il resto del corpo, che anch’esso si sfalda lasciando sul pavimento una sagoma di polvere. Valente giustifica subito il suo gesto dicendo che voleva impedire che il cadavere risorgesse come non-morto, come succede sempre, quindi raggiunge il padre, che nel frattempo si è inginocchiato accanto al corpo svenuto della Contessina, ordinando ad una delle guardie di portare dei sali per rianimarla.
Aureliana ed Angelica intanto vanno a soccorrere la piccola Agnese, che ora appare in preda alle convulsioni di un pianto dirotto: cercando di consolarla le domandano se ha visto cosa è successo, e la bambina, non appena si calma un poco, dichiara che la Strega ha usato il suo oggetto magico su Verbena, che subito ha perso i sensi, ma la sua stregoneria si è rivoltata su di lei stessa, invecchiandone il corpo e facendola morire, allora il suo complice, che stava combattendo con Valente, ha raccolto il teschio da terra e si è gettato contro la finestra, fuggendo.
Mentre Valerius dà ordine alle due guardie di scatenare immediatamente l’inseguimento al fuggitivo, anche il figlio del Conte conferma questa versione dei fatti, pur dichiarando che era intento a combattere contro l’Assassino, e quindi di non aver colto i particolari di quanto accaduto. Una volta ripresasi, Verbena a sua volta dice di essere svenuta appena ha visto la Strega pararsi di fronte a lei, e quindi di non sapere cosa è successo dopo; tuttavia i presenti si rallegrano che lei sia salva e che tutti stiano bene, nonostante lo spavento, e pur rammaricando che l’Assassino sia sfuggito, gioiscono del fatto che finalmente la megera che ha provocato tanto male in città sia definitivamente sconfitta.
Nel salone, intanto, Terione sta supportando la Baronessa, che sembra stia riprendendosi dalle sconvolgenti circostanze che l’hanno vista vittima, mentre Palamede si avvicina discretamente al Visconte Cassianus e gli mostra il documento ritrovato sul cadavere dell’attentatore. Il nobiluomo impallidisce e balbettando commenta: “Oh, Dolus… È un uomo d’ordine, quasi invisibile… Gestisce i registri da anni senza mai un errore… È così discreto che a volte mi dimentico persino che faccia abbia”, quindi, imbarazzato, chiede al Cadetto che intenzioni abbia riguardo alla pergamena che stringe tra le mani, suggerendo che sarebbe disposto a spendersi convenientemente per evitare che si venga a sapere anche solo un suo marginale coinvolgimento con quanto accaduto, di cui confessa sinceramente, era del tutto ignaro. Palamede coglie immediatamente l’opportunità, dichiarando che il documento potrebbe rimanere nascosto e al sicuro da occhi indiscreti nella cassaforte della casa dell’Alchimista, se questa venisse per pura fortuna assegnata a lui e al Dicono dal Consiglio Cittadino: il Visconte capisce al volo l’allusione ed assicura con evidente gratitudine che farà pesare il suo nome affinché le cose vadano in questo modo, e ringraziando il Cadetto, che intanto nasconde il documento in una tasca interna della sua divisa, si congeda da lui per scomparire prima che qualcuno sospetti qualcosa riguardo al loro confabulare.
Quando finalmente il Conte ed il suo séguito ritornano nella sala dove la festa è stata così drammaticamente rovinata, una certa calma è ritornata tra gli ospiti ancora presenti. Il Conte Valerius, affiancato dal figlio Valente, dalla Contessina Verbena e dalla sua Damigella di Compagnia, ormai ripresesi del tutto, espone ai presenti ed ai Guardiani del Selciato accorsi l’accaduto e soprattutto di come la Strega sia stata vittima della sua stessa magia nera; infine licenzia tutti i suoi ospiti per potersi ritirare con la sua famiglia. Valente si congeda affettuosamente da Aureliana con un baciamano, ringraziandola del suo soccorso al padre ed alla sua famiglia, dichiarandole altresì che il suo aiuto non verrà né dimenticato, né lasciato senza ricompensa. La Baronessa Domitilla si profonde in un imbarazzato ringraziamento ai due rappresentanti del Corpo di Guardia e della Cattedrale, quindi, un po’ impacciata si avvia verso i suoi domicili scortata dalla sua guardia personale (dimostratasi così deficente durante l’attentato alla sua persona). Angelica raggiunge il Visconte per aggiornarlo sulle sue investigazioni: trovando la piena approvazione del nobiluomo quando scagiona i tre personaggi da qualsiasi coinvolgimento nelle losche questioni di cui erano sospettati, dopo essere prontamente pagata da Cassianus, si dimette con la sua riconoscenza.
Prima di congedarsi gli uni dagli altri, Terione, Palamede ed Aureliana attendono che la Cercatrice si unisca a loro per presentarsi e per fare insieme un veloce punto della situazione: la Baronessa è salva ed il Conte e la sua famiglia sono ancora una volta grati ai quattro giovani eroi; la Strega è stata sconfitta una volta per tutte ed il suo complice, anche se fuggiasco e con ancora il teschio in suo possesso, probabilmente non si farà più vedere in città; il Visconte è risultato essere il proprietario della casa d’aste clandestina, ma questa informazione verrà custodita nel segreto, per ora, in cambio della vantaggiosa assegnazione della casa dell’Alchimista ai personaggi, che ne potranno fare la loro base operativa d’ora in poi; in ultimo, ma non meno importante, la Cercatrice confida al gruppo dei suoi nuovi compagni d’avventure il motivo della sua presenza alla festa e di come sono stati da lei scagionati da tutti i sospetti nei confronti del Visconte, quindi accetta volentieri la proposta del terzetto di eroi di entrare a far parte della loro squadra se in futuro vi fossero ulteriori investigazioni da compiere, anche visto che ora che l’esistenza della Loggia del Nodo è stata rivelata a tutti, potrà essere apertamente combattuta, fino alla sua definitiva eliminazione.
I personaggi alfine si salutano per ritornare ciascuno nella propria dimora, ma nella mente di ciascuno frullano ancora enigmi aggrovigliati che andranno dipanati: Palamede si domanda se Dolus Lantanus sia anche in qualche modo collegato alla Loggia del Nodo; Aureliana si chiede chi fosse e che fine abbia fatto la dama che ha accompagnato Valente e le bambine fuori dalla sala da ballo; Angelica rimugina sulla figura della Baronessa, la quale le è parsa stranamente preparata alla festa, indossando un corsetto rinforzato sotto l’abito rosso e non mostrando un vero terrore, ma solo un affettata sorpresa quando il vino è caduto; e per concludere Terione si rammarica della fuga dell’Assassino, poiché l’arma di morte della Strega risulta purtroppo ancora in circolazione, quando invece sarebbe stato molto meglio distruggerla, ed inoltre paventa l’eventuale brama di vendetta del suo sopravvissuto complice.