Le bambine rapite

Terione viene convocato d’urgenza dalle Guardie de La Cittadella poiché da qualche tempo diverse bambine spariscono misteriosamente in città; i gendarmi sospettano che questi rapimenti siano strettamente collegati alla piccola complice del furto e del triplice omicidio consumatosi nella casa dell’Alchimista Bellisarius.

Fino a questo momento le autorità non hanno investigato a fondo sulle sparizioni, ma la situazione cambia drasticamente con il rapimento della figlia del Conte Valerius De’Firmis, un influente nobile locale: uno dei servi di famiglia giura infatti di aver visto una bambina con un vestito rosso macchiato di fango attirare la giovane vittima nei pressi del mercato del pesce. Davanti a tale gravità, le guardie chiedono a Terione di affiancare il Cadetto Palamede nelle indagini; il Diacono accetta l’incarico, ma decide di coinvolgere nella missione anche Aureliana, confessando apertamente a Palamede che anche la Madamigella è rimasta invischiata nel precedente caso della Strega Bambina.

I tre investigatori danno inizio alle ricerche partendo dalla Porta del Fango, dove riescono a scovare tre indizi cruciali: una serie di piccole impronte di piedi nudi, riconducibili ai piedini scalzi della Strega Bambina, che terminano improvvisamente accanto a un pesante tombino di ferro, affiancate dalle impronte di stivaletti dalla suola firmata che appartengono alle costose calzature della figlia del Conte; un vecchio mendicante della zona, inoltre, giura di aver udito chiaramente voci di bambine ridere e scherzare nei pressi degli scarichi; infine, notano che uno degli accessi alle fogne è bloccato da una grata, la quale mostra evidenti segni di uno scasso effettuato dall’interno.

Decisi a seguire le tracce della Strega Bambina, i tre compagni calano nell’oscurità delle fogne cittadine, muovendosi con estrema cautela per evitare un brutto incontro con un piccolo ma aggressivo sciame di Musmure, i grossi e famelici topi che infestano i sotterranei. Proseguendo lungo i cunicoli umidi, il gruppo individua ulteriori indizi, tra cui frammenti di stoffa rossa e le profonde impronte di stivali da adulto appartenenti all’Assassino. Mentre si addentrano nei meandri sotterranei, Terione, Palamede e Aureliana sentono in lontananza il pianto straziante di una bambina; nel tentativo di seguirne i lamenti per prestarle soccorso, finiscono per azionare accidentalmente dei fili tesi invisibili, facendo scattare una trappola che spara dardi micidiali dalle pareti di pietra. Comprendendo immediatamente di essere stati attirati fuori strada da un inganno, i tre ritornano sui propri passi, ma vengono assaliti a tradimento dall’Assassino, il quale sfrutta la fitta oscurità a proprio vantaggio per tendere rapide imboscate e depistare il gruppo dal sentiero corretto.

Nonostante gli sforzi congiunti della Strega Bambina e dell’Assassino per far desistere i tre investigatori, questi ultimi non si arrendono e riescono infine a raggiungere il covo segreto dove la Strega tiene segregate le piccole vittime: si tratta di una vasta vasca di filtraggio, alla cui estremità opposta si nasconde una porta segreta, e nelle cui acque torbide si trova la tana di un Cefalopte, un mostruoso predatore simile a un polpo gigante dotato di un solo, spaventoso occhio sporgente.

La porta segreta è raggiungibile soltanto immergendosi nella vasca, le cui acque si mantengono poco profonde lungo la circonferenza ma si inabissano paurosamente al centro, formando una sorta di pozzo a imbuto. Avanzando in silenzio e con massima prudenza lungo i margini della vasca per non svegliare la bestia, i tre raggiungono la sponda opposta, dove Aureliana scopre il passaggio segreto che conduce alle celle nascoste; l’ostacolo è costituito da una pesante porta di bronzo su cui spiccano scolpiti tre simboli distinti, ovvero un occhio spalancato, un orecchio tappato e una bocca cucita, accompagnati da un’iscrizione che recita: «Se mi guardi, non mi vedi. Se mi ascolti, non mi senti. Se mi nomini, mi rompi».

Compreso che la soluzione dell’enigma è il Silenzio, i tre investigatori leggono l’indovinello a bassa voce e restano immobili per trenta secondi in un silenzio assoluto, poiché sanno che qualsiasi rumore o parola farebbe squillare la porta con un rintocco assordante, capace di risvegliare il letale Cefalopte. Il meccanismo scatta silenziosamente e la porta si apre, svelando una grossa cella dove sono rinchiuse tutte le bambine rapite, inclusa la figlia del Conte; le piccole hanno tutte circa otto anni e indossano la medesima tunichetta rossa.

Terione, Palamede e Aureliana radunano le prigioniere e le scortano fuori dalla cella, ordinando loro di mantenere il più rigoroso silenzio durante l’attraversamento della vasca di filtraggio. Tuttavia, proprio durante il tragitto, una delle bambine lancia un grido di terrore lamentando che qualcosa nell’acqua le ha toccato la gamba: il rumore risveglia istantaneamente il Cefalopte, che emerge furiosamente dalle acque e attacca Aureliana, rimasta in fondo alla fila, stringendola tra i suoi potenti tentacoli. Palamede, che si trova ancora nella camera della vasca, reagisce prontamente e scocca una freccia precisa contro l’arto della creatura, costringendola a mollare la presa e permettendo alla Madamigella di fuggire velocemente per mettersi in salvo insieme ai compagni e al resto del gruppo.

Una volta guadagnata l’uscita delle fogne e tornati alla luce del sole, i tre investigatori contano le fanciulle tratte in salvo: le bambine rapite ci sono tutte, ma manca proprio quella che ha gridato all’interno della vasca. Terione, Palamede e Aureliana comprendono con amarezza che la Strega Bambina si celava proprio sotto le sembianze di quell’ultima fanciulla, un aspetto del tutto diverso da quello usato nel vicolo dell’Alchimista, e si rammaricano profondamente per essersela fatta sfuggire ancora una volta.

In conclusione della tormentata giornata, i tre consegnano le piccole alla Guardia Cittadina affinché vengano scortate alle rispettive dimore; anche la piccola Vespera viene finalmente riconsegnata al Conte Valerius De’Firmis, il quale esprime la sua più profonda gratitudine al Diacono, al Cadetto e alla Madamigella, promettendo loro una generosa ricompensa e una grande festa di ringraziamento in loro onore.