Per aver salvato le bambine rapite, il piccolo gruppo di investigatori riceve un solenne encomio sia dai superiori dei Guardiani del Selciato, sia da quelli dei Vigilanti di Pietra; a questo riconoscimento si aggiunge una generosa ricompensa in denaro consegnata direttamente dal Conte Valerius De’Firmis, il quale conferma che a breve riceveranno un invito formale per una grande festa in loro onore, dopodiché il caso viene ufficialmente chiuso dalle autorità.
Terione, tuttavia, non si arrende: avendo scoperto che l’Alchimista Bellisarius e la sua famiglia sono stati brutalmente uccisi per il furto di un solo oggetto, il Diacono vuole a tutti i costi scoprire che cosa sia stato rubato e se questo possa avere a che fare con la Strega Bambina, motivo per cui decide di intrufolarsi nuovamente nell’abitazione per indagare su ciò che è stato sottratto. Per riuscire nell’impresa, egli ha però bisogno sia delle abilità da scassinatrice di Aureliana, sia di qualcuno che abbia profonda familiarità con pozioni, erbe e strumenti di laboratorio; contatta quindi la sua compagna di avventure e lo speziale che gestisce la farmacia della Certosa, Dryas Pancarpius, con il quale ha stabilito da tempo un saldo rapporto di amicizia.
Così composto, il terzetto pianifica nei minimi dettagli come introdursi nella casa, la quale si trova attualmente sotto sequestro da parte del Consiglio Cittadino in attesa che si decida la sua destinazione, visto che non vi sono più eredi legittimi del proprietario a cui consegnarla. Dopo un rapido sopralluogo, i tre constatano che l’entrata principale è piantonata da Callioforo Polemarcus, lo stimato e valoroso Gendarme che aveva preso in custodia, interrogato e poi rilasciato Terione in occasione del primo tragico evento.
Per non correre il rischio di essere scoperti dal guardiano, Dryas, che è un Incantatore Druido, lancia un sortilegio del sonno sul Gendarme, il quale si accascia al suolo profondamente addormentato; i tre possono così introdursi nell’edificio passando dalla botola della terrazza superiore, sicuri di non mettere in allerta la guardia anche qualora dovessero fare rumore, dato che l’ingresso principale al piano terra rimane sbarrato dai sigilli ufficiali. Entrati nella dimora dell’Alchimista, i tre iniziano a esplorare gli ambienti tentando di lasciare meno tracce possibili, concentrandosi sulla ricerca dell’oggetto sottratto dalla Strega Bambina.
Tra le numerose attrezzature da laboratorio, gli ingredienti rari e i pochi oggetti di valore rimasti nella casa, tuttavia, sembra non mancare assolutamente nulla. Ispezionando uno scrittorio, Aureliana scassina prontamente un cassetto chiuso a chiave al cui interno si trova un quadernetto contenente le contabili del laboratorio: la lettura non rivela dati interessanti, se non fosse che nell’interno del fondo di copertina è vergata una sorta di filastrocca scritta interamente al contrario, per leggere la quale è necessario guardarla attraverso uno specchio. La scritta recita testualmente: «Il contadino serve il cavaliere, il cavaliere serve il re, il re serve solo la morte». I tre annotano mentalmente la frase e proseguono le ricerche.
Tra i volumi della libreria, attira la loro attenzione un catalogo di una casa d’aste piuttosto raffinata, contenente accurati disegni di numerosi articoli di vario genere; sfogliandolo, i personaggi individuano alcune annotazioni di estremo interesse vergate a mano dal defunto Bellisarius.
Al Lotto numero 16, accanto al disegno di una gemma verde di forma rettangolare, la didascalia recita «Cor Viride Geae. Quarzo Avventurina. Originale taglio smeraldo», con accanto due note dell’Alchimista: “Perfetto per Elleria. Massimo 500 monete d’argento”; al Lotto numero 24, accanto al disegno di una pietra viola di forma ottagonale, vi è la didascalia che riporta «Oculus Fulgens Ianthinae. Quarzo Ametista. Caratteristico taglio ottagonale antico», accompagnata da altre due annotazioni di Bellisarius che dicono “Possibile regalo per Elleria. Non offrire più di 500 monete d’argento”. Infine, al Lotto numero 37, accanto al disegno di un teschio nero, la didascalia indica «Calvarium Nocturnum Pueri. Ossidiana Neve (Vetro vulcanico nero lucido con piccole macchie bianche brillanti che sembrano stelline). Possibili proprietà magiche inattive, ma incompleto»; dal disegno si evince chiaramente che sulla fronte del teschio è presente un incavo di forma ottagonale. Le misure indicate lo definiscono grande come la testa di un bambino, e un’annotazione in piccolo denuncia la presenza di un’incisione sulla nuca, presumibilmente aggiunta in un’epoca successiva, che recita «Anthoseimon Sphaira» e «Orbe Perpetuae Floriditatis», espressioni che significano entrambe “Globo dell’Eterna Primavera”.
All’interno dello stesso catalogo si trova inoltre un foglietto volante, sempre vergato di pugno dall’Alchimista, che riporta le seguenti parole: “Lotto 16 mancato, troppo alto. Spese 470 per la viola. Dal 30 in poi tutto invenduto: esosi!”, seguito dal disegno di un serpente ondulato sotto il quale vi sono una freccia che punta verso destra e una che punta verso il basso, mentre a margine spicca una nota di Bellisarius che dice “PdO: INTELLIGO”. Sul retro del catalogo, infine, vi è una stampa con lettere disposte apparentemente a caso. Decodificando tale cifratura, i tre compagni scoprono l’indirizzo segreto: “CASA D’ASTE ARCANA – VICOLO DEI CONCIATORI”, mentre comprendono che “INTELLIGO” è la Parola d’Ordine indispensabile per poter superare l’entrata della casa d’aste.
Dopo aver esaminato il catalogo, i tre compari notano che lo stesso scrittorio nel laboratorio nasconde in realtà un doppiofondo, dietro il quale si cela una cassaforte metallica. Sfruttando la filastrocca rinvenuta nel quaderno dei conti di Bellisarius, i tre compagni ne decifrano la combinazione crittografica posta sullo sportello: premendo in successione prima il pulsante con il disegno di una spiga di grano che rappresenta il Contadino, poi quello con lo scudo che indica il Cavaliere, in seguito quello con la corona per il Re e infine quello con il teschio che simboleggia la Morte, la cassaforte si sblocca e si apre.
Al suo interno si trovano un sacchetto contenente 500 monete d’argento, una boccetta sigillata recante un Elisir di Nuova Vita, un lingotto d’oro da un ettogrammo del valore pari a 10 monete d’oro e, infine, un piccolo astuccio di legno intarsiato e foderato di velluto verde, al quale è legato con un nastro un piccolo rotolo di pergamena che recita a mano: “Per Elleria, il mio tesoro più prezioso, affinché questa pietra faccia risplendere di luce il tuo volto”.
Aperto l’astuccio, i tre amici constatano che al suo interno vi è soltanto un alloggiamento vuoto di forma ottagonale; è in questo esatto momento che comprendono quale sia l’oggetto preciso rubato dalla Strega Bambina, ovvero l’ametista ottagonale acquistata all’asta da Bellisarius come dono per la moglie Elleria.
Mettendo insieme tutte le scoperte fatte, Terione, Dryas e Aureliana deducono che l’ametista ottagonale è una potente gemma magica che, una volta inserita nell’incavo sulla fronte del teschio di ossidiana, ne attiva i poteri latenti, ed è per questo specifico motivo che la Strega Bambina ne bramava il possesso. Bellisarius frequentava evidentemente la casa d’aste clandestina e vi si era recato durante l’ultimo bando per comprare un regalo alla consorte; egli aveva acquistato l’ametista ignorandone il reale potere magico e l’aveva riposta in cassaforte in attesa di donarla alla moglie per una futura ricorrenza.
Una volta decifrata la scritta sul retro del volume, appare palese che la casa d’aste Arcana si trovi nel Vicolo dei Conciatori e che la parola d’ordine permetta l’accesso al locale clandestino. I tre compagni d’avventure ipotizzano quindi che la Strega Bambina abbia scoperto in qualche modo che l’ametista era stata acquistata dall’Alchimista, mentre il manufatto magico a forma di teschio è rimasto invenduto presso la casa d’aste poiché considerato troppo caro; deducono di conseguenza che la Strega, ora che possiede la gemma ottagonale, voglia entrare in possesso anche dell’oggetto che essa è in grado di attivare. Decidono pertanto di abbandonare immediatamente la casa dell’Alchimista e di dirigersi all’Arcana per verificare se il teschio sia ancora custodito là e, nel caso, sottrarlo prima che ci arrivi la loro rivale in tunichetta rossa.
Di comune accordo, i tre scelgono a malincuore di non portare via nulla dalla dimora di Bellisarius per non lasciare alcuna traccia evidente della loro intrusione, ma Aureliana non resiste alla tentazione e, prima che la cassaforte venga richiusa, sottrae di nascosto l’Elisir di Nuova Vita contenuto al suo interno. Subito dopo, i tre lasciano l’edificio uscendo esattamente dalla botola da cui sono entrati, mettendosi in marcia senza indugio verso il Vicolo dei Conciatori.