Le prime luci dell’alba faticano a farsi strada tra le nebbie mattutine quando Terione, Diacono della Certosa, riceve l’ordine di recarsi al mercato cittadino per acquistare le spezie necessarie alle cucine del convento. Nelle stesse ore, muovendosi nell’ombra per non destare i sospetti della propria famiglia dell’alta borghesia, la giovane Madamigella Aureliana abbandona furtivamente la sua dimora, spinta dal desiderio di scovare tra i banchi dei mercanti gli ingredienti rari adatti alla composizione di un filtro d’amore.
I destini dei due giovani, appartenenti a mondi tanto distanti, si incrociano per puro caso all’imbocco di un vicolo oscuro e sinistro, dove l’attenzione di entrambi viene catturata da una bambina di circa otto anni, che indossa una vistosa tunichetta rossa e implora aiuto con voce sommessa. Avvicinatisi per prestarle soccorso, i due apprendono dalla piccola che la madre è rimasta intrappolata all’interno della propria abitazione a causa di un improvviso malore; a conferma di quelle parole, dall’edificio giungono sinistri e sordi tonfi. Mossi da compassione, il Diacono e la Madamigella decidono di intervenire e si lasciano guidare dalla fanciulla fin dentro la dimora, arrestandosi solo davanti a una porta socchiusa che conduce nel retro, dove la bambina si ferma per lasciarli passare.

L’interno della casa è immerso nel buio più totale, eccezion fatta per due candele che ardevano debolmente su un tavolo posto al centro della stanza principale; le serrande sono completamente sbarrate, segno che l’abitazione non è ancora stata aperta alla luce del nuovo giorno. Superata la soglia della porta socchiusa, i due avventurieri usano le proprie fonti di luce per rischiarare l’ambiente cupo in cui si trovano, il quale ha tutte le sembianze di una bottega o di un laboratorio alchimistico, e notano una rampa di scale che conduce a un pianerottolo superiore. Una volta saliti, si trovano di fronte alla porta dietro la quale si presume giaccia la donna malata. Poiché la serratura è serrata e i tentativi di Aureliana di scassinarla con destrezza falliscono, Terione decide di usare la forza, divellendo il chiavistello con una potente spallata. Non appena i due fanno un passo dentro la camera, la misteriosa bambina nel retro sbarra la porta alle loro spalle e svanisce nel nulla.

La stanza superiore si presenta buia e opprimente, caratterizzata da un lettino singolo sulla destra, un letto matrimoniale sulla sinistra e, proprio nel mezzo, una finestra ermeticamente chiusa dai pesanti scuri di legno. Mentre Aureliana ispeziona il lettino, Terione si avvicina al letto grande, ma l’esplorazione si trasforma rapidamente in un incubo: entrambi scoprono che i letti ospitano i cadaveri sgozzati di un intero nucleo familiare composto da un bambino e dai suoi genitori.
Tuttavia, nelle terre dello Spellum vige una terribile e nota maledizione per la quale i morti non trovano il riposo eterno, risvegliandosi in breve tempo sotto forma di creature non-morte.
Spaventata dall’orribile visione, Aureliana lascia sfuggire un grido acuto che desta immediatamente il piccolo zombi, il quale si avventa con ferocia sulla Madamigella; il tumulto ridesta anche il cadavere della madre, le cui mani gelide afferrano prontamente il braccio di Terione. Dopo una breve e concitata lotta contro lo zombi del bambino, Aureliana riesce a divincolarsi e fugge dalla stanza; la creatura si mette subito al suo inseguimento, ma finisce per urtare violentemente la porta, bloccandola con il proprio peso e continuando a colpire il legno con pugni e artigli infernali.
Al contempo, nel disperato tentativo di liberarsi dalla presa della madre, Terione finisce per ridestare anche il corpo del padre, l’Alchimista Bellisarius. Trovandosi assalito da entrambi i lati, il Diacono scaglia la candela che tiene in mano contro i due non-morti, i quali prendono rapidamente fuoco. Nonostante le fiamme, Terione fatica a liberarsi, ottenendo un momento di tregua solo quando la madre viene consumata dal fuoco; subito dopo è costretto a parare gli assalti dello zombi infuocato di Bellisarius in un breve e letale corpo a corpo, conclusosi quando anche l’Alchimista viene definitivamente distrutto dal rogo. Libero dai suoi assalitori, il Diacono si avventa alle spalle dello zombi del bambino che ancora gratta contro la porta, abbattendolo definitivamente, per poi soffocare l’incendio usando le coperte del lettino intrise del sangue delle vittime prima che il fuoco divori l’intera struttura.
Nel frattempo, Aureliana è scesa di corsa fino alla porta del retro ma, trovandola sbarrata, decide di risalire le scale per dare manforte al compagno. Riunitosi alla Madamigella sul pianerottolo dopo aver domato le fiamme, Terione apre la finestra della stanza per cercare una via di fuga o dell’aria respirabile, ma ciò che vede lo raggela: la bambina dalla tunica rossa si trova in strada insieme a un gruppo di passanti e sta indicando la casa a due guardie cittadine, accusando gli intrusi del massacro della sua famiglia. Proprio mentre le guardie fanno irruzione nell’edificio, la piccola solleva lo sguardo incrociando gli occhi del Diacono, il quale ritrae subito la testa, mentre la fanciulla approfitta del caos nel vicolo per dileguarsi definitivamente.
Comprendendo di essere in trappola, i due notano sopra le scale una botola che conduce alla terrazza sul tetto e vi si arrampicano. Lassù, Aureliana decide di scappare saltando di tetto in tetto, svanendo nell’oscurità e lasciando Terione al suo destino. Consapevole di non avere le doti atletiche per seguirla, il Diacono sceglie di rientrare e di inscenare una caduta, accasciandosi al suolo nei pressi della porta del retro per fingersi privo di sensi.
È in quella posizione che le guardie, condotte sul posto dalla Strega Bambina, lo trovano; i gendarmi lo bloccano immediatamente mettendolo in ceppi e iniziano a interrogarlo severamente. Terione espone la sua versione dei fatti in modo accorato, raccontando di essere stato attirato in quell’inganno dalla fanciulla e di essere stato aggredito dai cadaveri rianimati delle tre vittime; spiega di aver lottato per la sopravvivenza, di aver appiccato il fuoco per difendersi e di averlo successivamente estinto, ma di essere infine scivolato lungo i gradini a causa delle ferite e della spossatezza, svenendo sul pavimento.
Le guardie procedono a una meticolosa perquisizione e, constatando l’assenza di armi da taglio o di oggetti rubati sul corpo dell’uomo, ritengono credibile la sua testimonianza. Il Diacono viene dunque condotto in gendarmeria per la stesura del rapporto ufficiale dove, una volta accertata la sua reale identità e confermata la totale estraneità al triplice omicidio, viene formalmente rilasciato.
Dal canto suo, Aureliana, dopo essere discesa dai tetti dal lato opposto dell’isolato, riesce a confondersi tra le ombre della città senza lasciare alcuna traccia del suo passaggio, guadagnando la propria dimora alla chetichella e potendo finalmente smaltire, nel segreto delle sue stanze, il terrore e l’adrenalina di quella spaventosa disavventura.