Introduzione

Dall’alto delle gelide correnti dell’Oceano che lambiscono le coste nord-occidentali del continente, lo sguardo del vostro cronista si posa sulla Meganesia, un maestoso e frastagliato arcipelago composto da tre grandi isole madri, terre antiche dove ogni comunità umana vive e respira in totale autonomia, slegata dai destini dei vicini e governato da leggi proprie. Scendendo verso meridione, l’orizzonte si stringe sulla più australe di queste masse emerse, un regno di colline, fiumi argentei e scogliere scoscese noto come Pigònia.

Questa terra, sebbene unita dalla geografia, è in verità un mosaico politico diviso in cinque grandi feudi indipendenti, ciascuno libero di autogovernarsi e di forgiare la propria storia all’ombra di castelli secolari. Al centro esatto di questo stato insulare sorge il Ducato di Venustria, il feudo più importante e vitale, la cui capitale Urbegratia si specchia sulle rive del Rivo Crespo, mentre più a sud le due fiere cittadine di riviera, Estia e Ovestia, vigilano come sentinelle sulle acque profonde del Marsalato. Spostando l’occhio verso i confini della penisola, si estende la vasta Marca di Arcturia, un territorio di frontiera bagnato per tre quarti dalle onde marine, le cui propaggini sono severamente presidiate dalle roccaforti di Civitia, Ovesturbis, Ittia e Blancamura, tutte coordinate dal cuore militare di Castroburgo, che sorge solido proprio al centro della penisola. Più a oriente si sviluppano i terreni ubertosi degli Alticolli che dominano la Viscontea di Georgais, il feudo più esteso della Pigònia, privilegiatamente racchiuso tra i corsi d’acqua del Riosopra, del Flumenost e del Rivo Crespo; un luogo celebre per ospitare Infrapolis, il borgo più cosmopolita dell’intero paese, sebbene il potere politico risieda a Borgosterro, il capoluogo situato a ridosso del confine meridionale. Proseguendo verso i margini orientali, là dove l’isola sembra quasi toccare la costa del continente con i suoi borghi insulari di Nortia, Urbitia e Stante, si staglia la Baronia di Eostr, una terra indurita dalla vicinanza a potenziali nemici e profondamente legata alla forza delle armi. Il suo capoluogo, Feudest, sorge sul confine fluviale del Riosopra e mostra fiero alti e spessi bastioni che riflettono perfettamente il carattere roccioso e inflessibile dei suoi abitanti.

Ma è verso la regione nord-occidentale che il nostro viaggio ideale stringe la sua traiettoria, scivolando sopra le fertili lande e le placide colline erbose che caratterizzano la Contea di Civitella. Questa contrada, baciata da una delle coste più pescose del paese, su cui sorgono i caratteristici borghi marinari di Lacostia e Villapescante, trova la sua massima espressione nel celebre profilo murario del suo capoluogo: La Cittadella, il centro urbano più grande dell’intero feudo. Questa metropoli medievale sorge fiera sul navigato corso del Flumenost, un grande fiume perennemente solcato da pesanti chiatte commerciali cariche di merci e persone, il quale segna il confine naturale con la vicina Viscontea di Georgais. A governare questo crocevia di popoli e ricchezze vi è un varipinto Consiglio Cittadino, un’assemblea dove i nobili di antico lignaggio, i membri di spicco dell’alta borghesia e gli industriosi capi delle sette corporazioni delle gilde, decidono le sorti della popolazione. Ma il capoluogo della Contea di Civitella è famoso in tutta la Pigònia soprattutto per due istituti straordinari ed unici. Il primo è la Certosa dell’Ordine dei Vigilanti di Pietra, un suggestivo monastero pensile di clausura che appare quasi fuso con la roccia, abbarbicato com’è sulle mura interne della città; esso si collega alla vita pubblica attraverso la sua maestosa Cattedrale, unico luogo del complesso accessibile a tutti i fedeli. Il secondo istituto è il Corpo di Guardia cittadino dei Guardiani del Selciato, una polizia urbana indipendente e rigorosa che vigila sui vicoli e sui mercati, collaborando a stretto contatto con i monaci della Certosa per mantenere l’ordine.

Ed è proprio sui ciottoli petrosi delle vie de La Cittadella, tra i suoi mercati affollati ed i suoi vicoletti in penombra che il Diacono della Certosa ed una Madamigella alto-borghese incroceranno i loro destini, chiamati forse entrambi ad incidere i loro nomi sulle tavole della storia della Contea.