La casa d’aste clandestina

Terione, Dryas ed Aureliana si recano decisi al Vicolo dei Conciatori con l’intenzione di fare irruzione di nascosto nell’edificio dell’Arcana, ma una volta giunti sul posto non si trovano davanti che una bottega apparentemente normale, situata all’interno di un imponente fabbricato di legno e pietra.

Dalle vetrine esterne si possono scorgere file di pelli di ogni genere appese a grossi ganci ad essiccare, le quali pendono come macabri stendardi nel silenzio dell’alba; tuttavia, l’intera attività risulta temporaneamente ferma e un piccolo cartello affisso all’ingresso avverte i passanti di una non meglio specificata chiusura per “lavori”.

I tre compari immaginano immediatamente che i gestori abbiano sospeso le operazioni a causa del recente omicidio di un loro facoltoso cliente, o che forse gli altri acquirenti si siano spaventati a tal punto da spingere i proprietari a chiudere temporaneamente i battenti per far calmare le acque in città. In ogni caso, i tre investigatori non si lasciano affatto trarre in inganno da quella facciata di copertura e aggirano lo stabile imboccando un vicoletto secondario che costeggia il lato dell’edificio, mettendosi alla ricerca di una porta di servizio o di un passaggio nascosto da cui poter accedere.

Con occhio vigile, Aureliana individua una porta secondaria mal mimetizzata nella parete e, pronunciando fermamente la parola d’ordine “Intelligo”, riesce ad aprirla, comprendendo che si tratta probabilmente dell’accesso riservato attraverso cui i clienti della casa d’aste passano normalmente inosservati. I tre si introducono così all’interno di un breve corridoio che conduce al locale principale della bottega, il quale si presenta effettivamente arredato come una comune conceria; tuttavia, lungo il corridoio d’ingresso si nasconde una porta segreta che immette nel retro della struttura. Superata questa soglia, i compagni si ritrovano in un’anticamera che funge da guardaroba per gli ospiti e che, tramite una rampa di scale, scende direttamente verso la grande sala sotterranea dove vengono allestite le aste clandestine.

Tutti questi ambienti si presentano completamente vuoti e deserti, e persino l’arredamento appare coperto da teli o meticolosamente riordinato, a conferma del fatto che l’attività è stata momentaneamente sospesa. Sul fondo della sala delle aste si apre un piccolo vestibolo nel quale il banditore si prepara prima degli incanti, e da questo locale una porta conduce direttamente al magazzino principale, dove vengono disposte le merci in attesa di essere mostrate sul palco; anche queste stanze appaiono sbarrate, vuote e in perfetto ordine. Nel vestibolo del banditore è presente un’ulteriore porta che si collega a una scala diretta verso il retro del palazzo, dove una sortita nascosta si apre su un vicolo buio per permettere l’andirivieni riservato del personale dell’Arcana.

Constatando che il magazzino principale è del tutto vuoto, i tre cercatori non si scoraggiano e tornano sui propri passi nel vestibolo per perquisire meticolosamente l’armadietto privato del banditore. Al suo interno, nascosto dietro le vesti formali utilizzate durante le sessioni d’asta, Aureliana individua un doppiofondo che custodisce il registro dei conti dell’Arcana ma, soprattutto, nota sulla parete interna dello sportello un’iscrizione bizzarra che raffigura due teste di re tra le quali sono vergate le lettere “EN”. Compreso che si tratta di un rebus volto a fornire la parola segreta per sbloccare il magazzino nascosto, i tre intrusi si lambiccano il cervello per qualche istante fino a decifrare l’enigma: le lettere EN si trovano letteralmente TRA le due figure dei RE componendo la parola “EN-TRA-RE”.

Risolto il mistero, i compagni tornano nel magazzino vuoto e ne setacciano le pareti fino a individuare l’accesso celato; non appena pronunciano a bassa voce la parola segreta, davanti a loro si spalanca l’ingresso di un magazzino sotterraneo segreto. L’ambiente è di modeste dimensioni ed è immerso in un buio denso che odora fortemente di cuoio vecchio e olio per lanterne. Al centro della stanza, posto a sbarrare il passaggio verso una fila di casse di legno riposte ordinatamente contro la parete di fondo, si erge un Costrutto, un imponente automa meccanico messo a guardia dei tesori del locale. Sebbene l’automa sia in piedi, esso appare completamente immobile e, avvicinandosi con cautela, i tre notano che la sua armatura è interamente coperta da una sottile coltre di brina luminescente, mentre i suoi occhi vitrei risultano spenti.

Mentre Terione si posiziona prontamente all’entrata del magazzino segreto per fare il palo e Dryas tiene sotto stretta sorveglianza il costrutto immobilizzato, Aureliana si dirige rapidamente verso i carichi per cercare la cassa contrassegnata dal Lotto numero 37. Nel frattempo, l’automa meccanico, programmato per reagire davanti all’ennesima effrazione da parte di estranei, inizia lentamente a risvegliarsi poiché il liquido paralizzante che lo teneva bloccato ha ormai cessato il suo effetto: il guardiano emette un flebile gemito metallico e i suoi arti artificiali cominciano a muoversi a scatti. A quel punto, Dryas decide di attaccare immediatamente il costrutto nel tentativo di danneggiarlo e impedirne, o quantomeno rallentarne, la completa riattivazione, incitando a gran voce Aureliana a sbrigarsi, mentre Terione si guarda attorno preoccupato che il trambusto possa mettere in allarme i proprietari o le guardie dell’edificio.

Aureliana trova finalmente la cassa contenente il teschio magico ma, dopo averne scardinato il coperchio, la scopre vuota: al suo interno è rimasta soltanto una basetta sagomata con un incavo delle dimensioni del manufatto di ossidiana. Tuttavia, osservando attentamente il legno della scatola, la Madamigella scopre un indizio inatteso: incastrati in una scheggia della cassa occhieggiano beffardi alcuni fili di stoffa rossa.

Poiché il Costrutto, seppur ancora intontito dal blocco meccanico, sta recuperando molto velocemente le sue piene funzionalità di combattimento, i tre avventori decidono di abbandonare in tutta fretta il sotterraneo per mettersi in salvo. Corrono fuori dal locale segreto, si avventano sulla porta di sicurezza situata nel vestibolo, salgono a perdifiato le scale d’uscita e si precipitano fuori dall’Arcana, disperdendosi rapidamente nel vicolo buio per guadagnare la via di fuga e fare ritorno, sani e salvi, nelle rispettive dimore.