Il giorno stesso dell’interrogatorio alla Baronessa De’Legati, giunge a casa Cælatoris un sontuoso biglietto stampato da parte del Conte De’Firmis, recante l’invito per Mastro Crisogono e tutta la sua famiglia, ad una visita dei giardini ed in particolare delle scuderie presso la residenza del Conte situata fuori dalle mura cittadine.
Naturalmente l’eccitazione di tutti è alle stelle, a cominciare da Amarillia, tuttavia la Madamigella serba come un tarlo nella mente per il timore che anche a questo nuovo incontro con l’uomo per il quale già nutre un sincero e profondo sentimento romantico, possa soffrire ancora a causa di uno di quegli inquietanti momenti già visti negli appuntamenti precedenti.
In ogni caso, l’intera famiglia si prepara per la gita fuori porta con alacre entusiasmo: Crisogono, per l’occasione, si lascia finalmente convincere dall’insistente moglie ad acquistare un cocchio privato, anziché procedere con il solito noleggio, in modo da poterlo sfoggiare nell’imminente viaggio.
Il giorno dell’escursione il tragitto fino alla residenza del Conte procede senza intoppi ed i quattro passeggeri rimangono letteralmente estasiati dalla bellezza dell’enorme parco che circonda il maniero del proprietario del feudo: la stessa Aureliana si lascia trasportare dal pensiero che forse, un domani, potrebbe passeggiarvi gaudente a braccetto del suo futuro, ipotetico, sposo…
Giunti a destinazione la famiglia Cælatoris viene accolta con tutti gli onori dal Conte Valerius e da suo figlio Valente, anche se – spiega il proprietario della magione – entrambi si rincrescono per l’assenza della Contessina Verbena, rimasta alla residenza cittadina insieme alla sua Damigella di Compagnia ed alla Dama Istitutrice.
Nel presentare le amenità della loro “modesta” dimora, il Conte coinvolge principalmente i coniugi Cælatoris, mentre suo figlio si dedica ad intrattenere le due sorelle, conversando amabilmente sia con Aureliana che con Brionia.
La visita procede lietamente, con un’inebriante alternanza di serene conversazioni, coinvolgenti esposizioni e giocosi scambi di battute, tuttavia il programma prevede una veloce esplorazione della residenza del Conte, una visita alle scuderie ed una opulente merenda nei rigogliosi giardini, ma sempre tutti insieme: nessuno spazio per appartamenti o dialoghi intimi.
In ogni caso il Figlio del Conte è di un fascino inebriante, come al solito nei suoi momenti migliori, e la Madamigella si perde sdilinquendosi nel costante gioco di sguardi che i due si lanciano mentre la sorella minore è distratta dalla magnificenza dei luoghi.
Brionia poi, giunto il momento di visitare i destrieri che vengono fatti sgambare al paddock, diventa quasi incontenibile: le si irrubinano le gote e continua a sventagliarsi per le vampe di calore che la prendono, lei che da sempre desidererebbe poter imparare a cavalcare, ma che, obbediente alla severa educazione materna, si è adattata a frequentare goffamente insopportabili lezioni di danza.
Alle scuderie il Figlio del Conte mostra tutti gli esemplari di Ipparioni – grandi e maestosi quadrupedi equini – di loro proprietà, tenendo per ultimo il più bello di tutti tra quei capi magnifici ed è in questa circostanza che, per estrarre l’equino dalla sua stalla, Valente calpesta pesantemente la terra umida con i suoi stivali, lasciando più di un’impronta nitida nel terreno.
La Madamigella, forse imbarazzata dall’entusiasmo della sorella minore, abbassa vergognosamente lo sguardo per un momento e nota le orme impresse dalle calzature del suo corteggiatore: quella del piede sinistro mostra chiaramente il vuoto di un chiodo quadrato mancante sul tacco ed una profonda crepa a forma di “L”.
La giovane donna si arrovella per un momento per una sensazione di famigliarità con quello strano segno di suola, quando d’improvviso è illuminata da un ricordo cristallino: quell’impronta lasciata nel terriccio dal suo amato è identica ad una delle orme impresse dagli stivali dell’Assassino nelle fogne dove la Strega aveva condotto le bambine rapite e dove lei, il Cadetto ed il Diacono, si aggiravano al loro inseguimento…
Nemmanco a dirlo, alla luce di quella scoperta, la Madamigella è in preda a pensieri contrastanti: ora ha una prova indubitabile che il suo amatissimo Valente è il complice dell’estinta strega, e tuttavia stenta a credere che il profilo di quel sicario freddo e senz’anima possa coincidere con quello del giovane gentile e premuroso che ha davanti. Ma la fanciulla non vuole farsi trascinare alla deriva da queste sinistre elucubrazioni, così si rapprende con determinazione nel ricomporsi ed ostentare sicumera, quando finalmente si allontanano da quel luogo olezzante di letame.
Nonostante cerchi di recuperare l’atteggiamento leggero e spensierato di prima, Aureliana inizia a rimuginare nel suo cuore riflessioni sul comportamento da adottare con il suo spasimante: decide alfine di non scoprire il suo gioco, ma di architettare una trappola per indurre il suo corteggiatore – del quale è innegabilmente innamorata – ad aprirsi totalmente con lei ed eventualmente a confessare tutta la verità. E ciò nell’intima speranza di poter trovare in essa una giustificazione per l’efferato comportamento del suo alter-ego.
Allora, mentre ormai si avviano passeggiando verso il luogo dell’imminente merenda, la Madamigella, fingendo disinvoltura, coglie un ambito di pura conversazione e prende a braccetto il suo spasimante, rivolgendosi a lui con confidenza: “Siete così sereno oggi, mio signore. Sembrate un uomo diverso rispetto al nostro incontro in biblioteca… Le vostre preoccupazioni sono svanite?”. Il Figlio del Conte è a suo agio, si apre in un sorriso sincero e risponde: “In biblioteca l’aria era… “opprimente”, ma qui, sotto il sole, in questi giardini che mi sono così familiari, tutto mi sembra più chiaro. Con voi accanto, Aureliana, sento di poter essere finalmente solo e soltanto me stesso… Voi, mia adorata, riuscite a darmi la forza di essere un uomo migliore: l’uomo che vorrei sempre essere…”.
La Madamigella incassa il complimento e scocca il colpo letale: “Sono lusingata delle vostre parole, mio signore, e traggo un piacere immenso nel vedervi finalmente così tranquillo. Per questo trovo l’audacia per proporvi un luogo per il nostro prossimo incontro, se posso osare tanto… Potrei chiedervi l’onore di accompagnarmi al prossimo mercato cittadino? Desidero scegliere delle spezie rare e mi sentirei così sicura con voi al mio fianco…”. Valente non può resistere al fascino espresso dalla sua innamorata ed accetta con gioia: “Sarà più che un onore, Madamigella, sarà un autentico piacere…”.
Aureliana sorride di rimando con genuina soddisfazione, poiché la sua trappola ha preso al laccio l’agognata preda: al prossimo incontro condurrà il Figlio del Conte nel luogo esatto dove lei, insieme a Terione, è stata adescata dalla Strega Bambina e quindi dove l’Assassino ha compiuto il suo scellerato delitto, sperando che il ricordo di quell’increscioso crimine inneschi la catarsi del suo spasimante, spingendolo a confessargli quella verità che ella già a compreso.
Il resto del pomeriggio trascorre quieto e prima dell’imbrunire la famiglia Cælatoris prende congedo dal Conte e dal suo erede per tornare a casa mentre c’è ancora luce. Tutti sono in visibilio per la giornata appena trascorsa, anche Aureliana nonostante tutto, animata dalla speranza che intravede per il prossimo appuntamento con il Figlio del Conte. Anche se, durante il viaggio di ritorno nella loro carrozza nuova fiammante, mentre i suoi famigliari osservano il panorama senza pensiero alcuno, la Madamigella medita sui suoi sentimenti e la sconcertante scoperta fatta in quel giorno…