Il baratto col Vicario

Dopo aver interrogato la Baronessa ed ottenuto in cambio del loro temporaneo silenzio i documenti che ella è riuscita a recuperare riguardo le indagini sul Prefetto Schiafano, i giovani investigatori hanno in mano le prove del coinvolgimento di quest’ultimo con gli esperimenti dell’alchimista e che lo collegano ad una gilda criminale tramite i suoi rapporti indiretti con il Vicario del Visconte, tuttavia non hanno che due indizi della sua colpevolezza nella morte del Barone e nessuna prova schiacciante da impugnare contro di lui davanti al Consiglio Cittadino, che aprirebbe senz’altro un’inchiesta su di lui, ma questo darebbe tutto il tempo al traditore di attuare le sue contromosse o forse anche dare il via al colpo di stato, se conserva delle milizie a lui fedeli. Troppo rischioso. Troppo prematuro.

D’altro canto, però, possiedono una notevole leva per ricattare il Vicario del Visconte Dolus Lantanus ed estorcergli tutto ciò che eventualmente sa riguardo al Prefetto: il documento ricevuto dalla Baronessa che lo inchioda come il GranMastro della Loggia del Nodo dovrebbe essere più che allettante come merce di scambio. Tuttavia Dolus non è come Domitilla e lo ha già dimostrato: sa difendersi ed è uno stratega esperto, difficilmente potrà essere affrontato di petto, bensì occorrerà aggirarlo usando scaltrezza.

Innanzitutto i compari d’indagine si premuniscono facendo fare ad un monaco amanuense della Certosa con cui il Diacono è in sufficiente confidenza, una copia praticamente identica della lettera che intendono scambiare col loro avversario: in tal modo gli mostreranno l’originale, ma al momento del baratto, gli consegneranno la copia. Se e quando il Vicario dovesse accorgersene, loro saranno già lontani con il bottino.

In secondo luogo decidono di adescare la loro preda contattandolo tramite il Visconte, il quale ordinerà al direttore della sua casa d’aste clandestina di fissare con urgenza un appuntamento ad un gruppo di venditori con una serie di manufatti di pregio da valutare per essere messi all’incanto; ed il bello è che Terione possiede realmente manufatti antichi da vendere: le suppellettili da cerimonia in quarzo rosa ritrovati nello sgabuzzino della cappelletta del tempio sotterraneo dei Cenobiti del Silenzio Infranto…

Così è deciso: i compagni di avventure vanno dal Visconte e gli chiedono di fissare loro un appuntamento con il suo Vicario all’Arcana, sicuri di ottenerlo in virtù del precedente rapporto confidenziale che hanno instaurato con lui. Quindi, si presentano alla casa d’aste clandestina in formazione quasi completa per imbastire la trattativa con l’astuto direttore.

Dolus Lantanus, il Vicario del Visconte, Direttore dell’Arcana e GranMastro della Loggia del Nodo

Lantanus accoglie i giovani nell’edificio con un sorriso condiscendente; il suo disprezzo per loro è evidente, egli li sottovaluta, poiché vede in loro solo dei fastidiosi investigatori dilettanti: “Ah, ecco i famosi salvatori della Cittadella. Spero per voi che i motivi di questo incontro segreto siano validi: il mio tempo ha un valore che voi non potete nemmeno quantificare in monete d’oro. Cosa volete?”.

Il Diacono ed il Cadetto, che si sono incaricati di eseguire le trattative, non si lasciano provocare dall’ironia sdegnata del loro avversario, ma giocano d’anticipo e tirarono subito fuori il documento che hanno portato per catturare immediatamente l’attenzione del Vicario e dimostrargli che non sono lì per niente.

Alla vista della pergamena Lantanus si acciglia, ma comunque li sbeffeggia: “Cos’è quella carta? Una petizione?”. Tuttavia non si tira indietro: prende in mano la lettera, ne scorre velocemente il contenuto, e nel momento in cui riconosce il suo valore incriminante il suo sorriso si gela. Ad ogni modo, e pur con il volto indurito, cerca di millantare: “Si tratta comunque di un pezzo di carta senza alcun valore probatorio… Credete che un magistrato accetterebbe un indizio contraffattibile di questo tipo contro la parola del Vicario di un Visconte? Siete ingenui: queste carte spariranno e voi con loro…”.

Palamede e Terione tuttavia non si scompongono, ma anzi, come esperti giocatori d’azzardo rilanciano per vedere il bluff del loro avversario: “Oh, non andremo al Consiglio Cittadino, Vicario: conosciamo la vostra influenza su di esso. Domattina questa lettera sarà sulla scrivania del Visconte Cassianus: immaginate la sua reazione nello scoprire che il suo fidato braccio destro è un criminale che può rovinargli la reputazione. Non aspetterà un processo: vi farà tagliare la gola nelle vostre stanze prima di sera per proteggere il suo nome. Sarete morto prima di poter spendere una sola moneta per un avvocato…”.

Lantanus si irrigidisce mentre soppesa le parole dei due giovanotti: capisce istantaneamente che la sua posizione è indifendibile se il Visconte scopre il suo tradimento. Quindi non può rifiutarsi di valutare le conseguenze: se quel documento andrà in mano al nobiluomo i suoi piani personali saranno rovinati per sempre, mentre se collabora, quei fastidiosi ficcanaso useranno le prove in loro possesso per colpire il Prefetto, lasciando che lui si gestisca i suoi affari da solo. Essendo un puro pragmatico, non si dispera, ma calcola il danno minore, perciò cambia immediatamente atteggiamento, e diventa più conciliante: “Molto bene allora: siete venuti qui per negoziare, altrimenti sareste già andati dal Visconte. Dunque cosa volete in cambio del vostro silenzio e di questo documento?”.

Il Cadetto ora può scoprire la mano ed andare dritto al punto: “Vogliamo tutte le prove in suo possesso che possano incastrare il Prefetto Schiafano in tutti i suoi loschi affari, qualunque essi siano o siano stati. Ci consegni qualcosa di  irrefutabile e questa lettera sarà sua…”. Il Vicario, con un sorriso amaro, si dirige con calma ad uno scrittoio e da un piccolo cassetto estrae un faldone zeppo di pergamene, quindi lo sfoglia con lentezza fino ad un foglio in particolare, che afferra e porge ai suoi interlocutori dicendo: “Il Prefetto… Quell’idiota presuntuoso pensava di poter ordire le sue oscure trame senza che io me ne accorgessi… Tenete: prendete questa lettera, la conservavo come una forma assicurativa nei suoi confronti, ma ora Schiafano è un morto che cammina e a me non serve più… Badate però, che il suo valore compensa quello del documento in vostro possesso: questa missiva inchioda quel pallone gonfiato per i suoi crimini presenti e passati… Abbiamo un accordo: consegnatemi la vostra carta e andatevene, prima che io decida che il rischio di uccidervi qui sia accettabile…”.

Mentre Terione prende la pergamena dalla mano di Lantanus, il Cadetto estrae la copia della lettera della Baronessa e la porge al Vicario, che l’afferra deciso, la apre velocemente, quindi la ripone nel faldone che tiene ancora in mano. E subito dopo aver fatto lo scambio di documenti le due parti si congedano freddamente e si separano.

Uscendo dall’Arcana i giovani avventurieri trattengono a stento la loro gioia per aver messo a segno il colpaccio: tornano velocemente alla loro base dove fanno il punto della situazione prima di ritornare ciascuno al proprio alloggio. Seduti attorno al tavolo del salotto nella ex-casa dell’alchimista possono finalmente rilassarsi. Hanno ottenuto una grande vittoria contro un avversario formidabile, in effetti, e battere un uomo astuto come Dolus Lantanus al suo stesso gioco è un trionfo corroborante. Inoltre hanno avuto modo di valutare la tara dell’ambiguo personaggio: a differenza della Baronessa, la cui indole è buona e per cui vale la pena tentare di salvarla, il Vicario non ha versato lacrime di pentimento e non diventerà certo buono, ma ha ceduto solo perché costretto da una logica di puro profitto e sopravvivenza. Non merita clemenza perciò, e quando sarà il suo turno, dovrà pagare i suoi debiti fino all’ultimo spicciolo. Prima di tutto, però, occorre procedere ad esaminare il documento appena ottenuto, quindi il Cadetto svolge la pergamena e legge:

«DA: Agrios Plagiarius, GranVenatore della Gilda – PER: Schiafano Degli Opliti, Prefetto della Torre. Prefetto, i miei uomini si stanno innervosendo: la quota di monete d’oro a capo stabilita nel nostro precedente accordo che ci versi per questa nuova fornitura non basta più, Il rischio è diventato troppo alto. L’ultimo lavoretto che abbiamo fatto per te sul Ponte dei Militi (dieci dei nostri migliori esemplari preventivamente drogati con la vostra mistura di Villamsonia) ha attirato troppe attenzioni. La Vigilanza del Flumenost ci sta col fiato sul collo e i miei mandriani rischiano la forca. Se vuoi che continuiamo a rifornire in segreto i sotterranei dell’alchimista con altre cavie “tenerelle” per i tuoi esperimenti, il prezzo deve essere triplicato a partire dal prossimo carico. Se l’oro non arriverà al solito punto di esazione entro la prossima Luna Chiara, questo accordo salterà immediatamente e tu farai la fine del Barone… Il GranVenatore della Gilda dei Mandriani, Agrios Plagiarius».

Udendo queste parole a tutti pare ora chiara la piena colpevolezza del Prefetto: questa lettera del capo degli schiavisti completa il quadro dei loschi piani orditi nel tempo dal meschino traditore e conferma i sospetti della vedova De’Legati. La verità quindi è che “l’incidente” al Barone è stato architettato dallo stesso Schiafano, il quale, fin da giovane innamorato di Domitilla, ha evidentemente giurato vendetta sul marito quando ella ha scelto di sposare il nobile Cadetto Particolare. Il Prefetto ha mandato di suo pugno un’irregolare missiva per chiedere al Barone un’ispezione serale del ponte, quindi ha contattato la Gilda dei Mandriani per stipare il carro – che sarebbe stato lasciato incustodito sul ponte – di una decina di uomini corpulenti preventivamente drogati per risultare aggressivi ed affamati di carne. Il piano del traditore purtroppo ha funzionato puntualmente ed egli stesso si è preso l’incarico delle indagini per insabbiare tutto velocemente, facendo sparire i corpi degli assalitori in una pira comune, prima che qualcuno potesse stabilire che fossero stati drogati o persino riconoscerli come schiavi provenienti da fuori del feudo. Questa architettura complessa ha impedito a chiunque in seguito di risalire alla natura dolosa della morte del Barone e soprattutto del mandante all’origine del suo omicidio. Almeno fino a questo momento.

Poiché adesso, con questo documento in loro possesso, i sei giovani investigatori hanno ottenuto tutto ciò che serve loro per inchiodare Schiafano e procedere ad arrestarlo: il documento di commissione prova il complotto in atto dell’Alto Committente, la lettera dell’alchimista individua questa figura nella persona del Prefetto, la missiva della gilda ottenuta da Lantanus denuncia il coinvolgimento di Schiafano sia nei traffici con la Gilda dei Mandriani che nell’omicidio del Barone De’Legati; reato suffragato anche dalla lettera d’incarico firmata di suo pugno e dall’indizio della fibbia tenuta come trofeo (il cui possesso però va verificato). Non manca più nessun tassello al puzzle, ci sono il movente ed i mezzi: ora i “salvatori della Cittadella” possono procedere ad affrontare il Prefetto…