L’Origine

Tutto cominciò con una singola coppia di Metapitechi nell’habitat protetto e rigoglioso di Mondofungo: quivi la specie prosperò e si riprodusse, fino a formare una piccola comunità originale, realmente unica su tutto il pianeta. Al tempo opportuno, poi, da una femmina adatta, venne generato un esemplare “ponte”: una femmina singolare, creata mediatamente ed in grado di generare sia alla propria specie che ad una specie attigua, ma più evoluta. A questo esemplare esclusivo ed irripetibile fu dato il nome di Maïmou.

Quando Maïmou fu in grado di generare, nel suo grembo l’Unico stesso creò il suo capolavoro: il primo esemplare dei Metaumani, il campione perfetto della specie materiale definitiva, il primo essere dotato di un’anima immortale, di una volontà libera, di un’intelligenza senziente e di uno spirito capace di relazionarsi direttamente con la divinità. Ed il Divino diede a questo individuo risolutivo il nome di Proteo.

Proteo fu cresciuto da Maïmou all’interno del clan dei Metapitechi, dai quali, naturalmente, venne riconosciuto subito come loro signore: tanto superiore a tutti loro da esserne venerato, e per la sua innata elezione, conseguentemente Proteo fu il manifesto padrone dell’intero Mondofungo.

Quando anche Proteo raggiunse l’età, durante quella che anche per i Metapitechi era la stagione degli accoppiamenti, l’Unico fece scendere su di lui un sonno che ne intorpidisse la coscienza, ma non il vigore, quindi condusse da lui Maïmou perché recepisse il suo seme. Nel grembo di questa, infatti, il Divino creò un unico ovulo metaumano che fosse in grado di accogliere il seme del suo campione e così venne generata l’originale esemplare femmina della specie dei Metaumani, che Proteo chiamò Prima, poiché fu la prima del suo genere.

Prima era perfetta, e quando fu svezzata non crebbe con Maïmou ed i Metapitechi, ma fu cresciuta da Proteo stesso sotto la guida dell’Unico e dei suoi servitori, perché ella era destinata a lui ed alla generazione della specie superiore dei Metaumani. Da allora in poi, infatti, Maïmou non avrebbe più dovuto avvicinarsi a loro, ma rimanere con la sua specie, per non indurre Proteo in tentazione: gli fu detto che avrebbe dovuto attendere che il frutto dei suoi lombi fosse maturato e poi avrebbe giaciuto con lei per generare la stirpe che avrebbe dominato il mondo.

Tuttavia il Demiurgo era in agguato, in attesa di carpire il disegno divino e rovinarlo, così gli fu permesso di mettere alla prova il campione della Creazione: attese il momento propizio per accostarsi a Proteo, mentre esso si trovava sulla riva del mare, e nascondendosi nello sciabordìo delle onde, adulò il suo ego, sussurrandogli quanto lui fosse superiore a tutte le creature; alimentò il suo orgoglio, lusingando la bellezza e la perfezione di quella bambina metaumana che era stata generata dal suo seme; infine blandì la sua superbia, suggerendogli di come in realtà non aveva bisogno del Divino per generare, poiché egli era talmente perfetto che, se lo avesse voluto, avrebbe potuto anche da solo procreare un’intera stirpe di Metaumani fin da subito, senza aspettare che Prima raggiungesse la sua maturazione. Gli sarebbe bastato servirsi di colei che già aveva generato, poiché proprio per questo – gli mentì – Maïmou gli era stata proibita: perché l’Unico era geloso della sua potenza e lo voleva sottomesso a lui.

Fu così che Proteo ascoltò quel sussurro nascosto tra i flutti e peccò: una notte attirò Maïmou nella sua casa e giacque con lei.

Quando giunse il momento del parto, però, dal ventre di Maïmou non uscì un bimbo perfetto, ma il primo ibrido delle due specie: tanto superiore ai Metapitechi quanto inferiore ai Metaumani. Proteo capì di essere stato ingannato e di aver peccato di superbia, ed avrebbe voluto disfarsi di quell’obbrobrio, ma l’Unico non glielo permise: era pur sempre suo figlio e come tale avrebbe dovuto crescerlo. Proteo chiamò suo figlio Primus, poiché era il capostipite della sua stirpe, ma ebbe in odio quella creatura meticcia, poiché con il suo aspetto né piteco, né umano, gli ricordava ad ogni sguardo la sua colpa.

Col tempo, Prima crebbe e si unì a Proteo, e la prima coppia di Metaumani generò Proteus, il primo Gigante, stirpe perfetta di sangue puro. E proprio la compiutezza di quella nuova creatura – che intanto cresceva in statura, grazia e beltà – al confronto con l’aspetto animalesco di Primus, fece comprendere a Proteo la gravità del suo errore: la sua ribellione al divino divieto gli aveva fatto mettere al mondo una creatura ibridata, che avrebbe irrimediabilmente inficiato la specie a venire, tentando ogni singolo individuo metaumano futuro ad abbruttire ulteriormente la sua genìa accoppiandosi con esemplari meticci. Così Proteo si rese conto: la sua superbia aveva rovinato il disegno divino di perfezione.

Anche per questa ragione Proteo preferì sempre Proteus a Primus, nonostante quest’ultimo fosse il suo primogenito, e Prima anch’ella era ovviamente incline a privilegiare il frutto del suo grembo, piuttosto che il bastardo di Maïmou: naturalmente orgogliosi di cotanta progenie, perciò, la prima coppia di Metaumani favoriva il loro figlio e fu per questo che Primus crebbe invidioso del fratellastro. Tanto che un giorno lo assassinò.

L’ira di Proteus si accese contro il figlio fratricida e lo avrebbe braccato ed ucciso se l’Unico non glielo avesse impedito con un imperativo perentorio: per quanto Proteus fosse colpevole di un crimine orribile, la sua natura era afflitta dal peccato di suo padre e come la misericordia divina aveva perdonato a Proteo la sua colpa, così ora il progenitore sarebbe stato tenuto a risparmiare il figlio, perché non si macchiasse di un altro peccato.

Primus, dal canto suo, provò rimorso e vergogna per il suo delitto e così scappò dalla presenza del padre, ma non avrebbe potuto nascondersi in nessun posto su Mondofungo, perciò, ancora una volta, la misericordia divina provvide il suo fedele Semiarca del permesso di mostrare al primo ibrido la via segreta per lasciare quel piccolo paradiso terrestre e trovare rifugio laddove il capostipite dei Metaumani e la sua discendenza non avrebbe potuto raggiungerlo finché egli fosse stato in vita: fu così che Primus fuggì su Mondocavo.